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giovedì 11 aprile 2013

Casaperta e i contributi di valore

Non ci possiamo prendere la paternità di quest'opera meravigliosa, alla quale però non potevamo non dare visibilità.

martedì 9 aprile 2013

Casaperta e dintorni


Dedicato a lui, il mobile del nostro salone.
Il mobile che ci piace perché non può lasciare indifferenti.
Tutti hanno un'opinione su di lui. E generalmente l'opinione è: "ragazzi, bella casa, bello tutto, ma questo mobile fa schifo!"

Ebbene sì, il mobile che fa schifo a tutti, a parte a qualche amico intimissimo e a me e ad Alberto che - non a caso - ci siamo sposati.

È stato un colpo di fulmine. Alcune spose raccontano che succeda loro con il vestito.
E mentre a me il vestito diceva solo: "Saschia, sono bianco e su questo non possiamo soprassedere: vediamo di dimagrire?", in compenso mi ha parlato il mobile.
Mi ha parlato alla mostra dell'antiquariato di Sarzana dove mi, ci ha guardato, con le sue vetrine che luccicavano nel sole - o forse era solo il sudore, visto che avevamo appena scalato la Pania della Croce. Ci ha folgorato, tutti e due contemporaneamente, tant'è che ci siamo guardati e sapevamo già cosa stesse pensando l'altro.
Troppo Harmony? 
Riformulo. I suoi tarli, le sue piastrelle portoghesi, il vimini intrecciato, le sue ante che non si chiudono, il legno che ci hanno spacciato come ebano ma sicuramente non lo è, hanno contato fino a tre e hanno urlato, all'unisono: SALBE!
E noi lì, lo abbiamo saputo. Era il mobile del salone.

Perché, vi chiederete? Molto semplice. Perché ha personalità e a noi le cose che hanno qualcosa da dire ci piacciono parecchio. Non è un mobile jolly, che puoi mettere dappertutto. Lui chiede attenzione e spazio e luce e una voce perché vuole parlare. 

E in questa settimana dove a Milano si vedono tante cose strane, ma poche con personalità noi celebriamo ancora di più quelle che prendono davvero una posizione.
Un po' come la lampada kalashnikov. Ma questa è un'altra storia.

Diamo il nostro contributo alla settimana più cul di Milano.
Il nostro evento - lo sapete - è giovedì.

Casaperta 11 aprile


venerdì 7 dicembre 2012

7 - Caro Ladro

Caro Ladro,
sì, dico proprio a te, a te che hai puntato casa nostra, provando a scardinare una porta blindata con un piede di porco - gesto che denota non una grande scaltrezza, ma non voglio mettere bocca sul tuo mestiere -, a te che sembri prendere nota di tutti i nostri spostamenti, a te che le hai provate tutte, tentando, in un gesto estremo, di farti aprire citofonando e chiedendo direttamente "apri porta".
Evidentemente c'è un errore.

martedì 4 settembre 2012

Controllo annuale della vista

Una cistifellea in meno, molte messe feriali a cui siamo arrivati abbondantemente dopo la metà. La quinta stesura di sceneggiatura da iniziare, il libro da finire.
Il mondo è ancora in ordine. Più o meno. Un ingegnere, 30 anni, una festa a sorpresa.
Gare perse gare vinte. Molti spritz, sempre troppe poche patatine.
Alberto che inizierà a ballare il tango, Saschia che oltre ai suoi 6 nipoti, viene chiamata zia dalla Camomilla dei vicini. Un nipote nuovo, molti nipoti vecchi, una con labbro spaccato.
Nessun bambino (sembra) all’orizzonte ma in compenso molte persone che ce lo domandano.
Molte case viste, alcune soffiate sotto il naso, tante telefonate fatte. Molte visite all’IKEA, una familiarità sorprendente con il planner delle cucine. Sbigottirsi nel prendere nota dei millimetri che separano l’allaccio del gas dal pavimento. Il prosecco non è mai abbastanza.
Alberto e la torta al semolino. Salata non dolce. Saschia e le polpette. Svedesi e non.
Una nuova sommelier in casa, che darà naso da torcere all’esperto. Uno Chateau D’Yquem ’83,
un Tokaji 5 puttonyos, un Pommard sotto chiave nella nostra cantinetta. Molto vetro buttato nella raccolta differenziata, alcune bottiglie con epitaffio solenne.
Camicie che aumentano, maniche troppo corte. Capelli troppo lunghi, praticamente da albanese. Un viaggio in Israele e le ferie che ancora non siamo riusciti a fare. Un nuovo amico palestinese, un frate canadese e un patriarca che ci chiama “Tesori miei”.
Un babbo in meno in terra. Un babbo in più in Cielo.
Un lavoro inventato che dà tante soddisfazioni. Molti matrimoni presenziati, qualche carica importante, Catelani DJ in piscina che supera ogni performance precedente. Tante notti in bianco, qualcuna nera, molte fragola e pistacchio. Nessun giorno di sci, ma la promessa di iscriversi al corso di sci alpinismo del CAI. Molti week end a lavorare, pochi al mare. Molti km, ma questo ormai non ve lo diciamo più, tanto è ordinaria amministrazione.
I lavori finiti a Santa Maria delle Grazie. Alberto - major di Santa Maria delle Grazie - dà il suo addio a Foursquare.
Lavatrici che sciupano vestiti, zucche sempre in forno d’inverno, uva sempre in frigo d’estate.
Un trasloco, chi lascia la casa vecchia per la nuova sa quel che perde ma non sa quel che trova. Noi siamo sicuri che troveremo 4 piani, 96 scalini e zero ascensori. La fenomenologia dell’agente immobiliare medio (nulla di buono).
La soddisfazione di vedere il libro di un amico finito. Quasi come finire il proprio.
Una credenza spaziotemporale e vagamente colonialista che piacerà solo a noi. L’incognita dei nuovi vicini di casa.
Una casa che non si può etichettare.
Un’inaugurazione in una data ancora da definirsi, somewhere over the rainbow (sembrerà anche a voi, dopo 4 piani di scale a piedi) tra settembre e ottobre, alla quale siete tutti invitati.

SE QUALCUNO CI VEDE MALE,
È MEGLIO CHE SI FACCIA UN CONTROLLO!

Annata 2011 | 2012. Vivace, fresca e frizzante, ma con una grande permanenza in bocca, sembra
destinata a durare per sempre. Non pretenziosa, però. Anzi, forse un pochino sì.
Un’annata difficile. Un’annata con piogge, ma anche tanto morbida. Familiare, come i biscotti.
A 2 anni di distanza vi ringraziamo di nuovo.
Sperando che continuerete a essere sempre con noi: ogni 4 di settembre e non solo.

domenica 19 agosto 2012

Cambio casa

La notizia è pubblica. A breve lasceremo la nostra adorata T5 per LP9.
Un nome molto più esotico ed evocativo per la nostra nuova casa. 
Vi risparmiamo i racconti di case viste, perse e rimpiante, di agenti immobiliari conosciuti e metri quadri esplorati e inesistenti, ma comunque premetto una cosa.
Alberto aveva messo soltanto un veto nella scelta della nuova casa. 
"Saschia, sceglila un po' come ti pare - cosa che farai comunque, quindi almeno salviamo la facciata di marito aperto - ma ti chiedo solo una cosa. L'ascensore. Perché nella vita non si può mai sapere: ti fai male, rimani infermo, ti rompi una gamba. L'ascensore è necessario. Su quello non sono pronto a transigere."

E fu così che la nostra firma (firma di entrambi) è stata posta e scintilla in un contratto che alla seconda riga riporta: quarto e ultimo piano. Senza ascensore.
Pronti, partenza, via.

In barba ai tempi moderni, iniziamo la delicata fase della vita (ancora più delicata se si considera che siamo ad agosto) denominata "stiamo traslocando", quella fase dove la tua casa e un po' iltuo modus vivendi diventa l'esatta via di mezzo tra un magazzino dell'IKEA e un corridoio dell'Esselunga, dove scatoloni di roba da mangiare si mescolano a calze, coperte e libri. Un ipermercato di oggetti, tutti ansiosi di seguirti nella tua - e loro - nuova dimora. Praticamente uno stile di vita, dove nella borsa del lavoro ci ritrovi il rotolone assorbente nuovo chemicavorrailasciareincasavecchia e dove inizi a pensare che vivere senza un metro estendibile da 5 mt sempre in tasca sia praticamente una perdita di tempo.
Uno status dove inizi a misurare tutto, in un raptus che meriterebbe almeno almeno una decina di sedute di psicoterapia. Dove impari che la mano aperta sono circa 20 cm, un passo bello lungo dei miei (e uno piccolino di Albe) un metro e un piede ancora non l'ho capito.
Per lo meno fino a quando ti rendi conto, quando prendi le misure vere, che hai sbagliato tutto e che la cucina che pensavi fosse lunga 4 metri abbondanti in verità non supera i 3. Ma ormai è troppo tardi.

Inizia la cronaca del trasloco. Seguiteci.