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giovedì 21 marzo 2013

Punti di vista

Giorni complessi, quando scrivere diventa un mestiere e non solo una passione. Quando passi il tempo di fronte alle stesse parole, alla stessa pagina, cambiandola mille volte perché niente ti convince. E mentre questo libro si fa desiderare più del previsto (come le cose più belle), fuori, la vita. Fuori le persone che potrebbero leggerlo, il mio libro, le persone per cui lavoro. Li guardo tutti in faccia come per interrogarli, come per chiedere a loro pareri. A tutti? Solo chi può leggere, ovvio.
A chi potrei essere utile, altrimenti?

Di ritorno dal biciclettaio, che aveva appena dichiarato il decesso della mia bici, dopo averle dato l'ultimo saluto, sento una voce: "mi aiuta Signora ad attraversare la strada?"
Andiamo, penso, nessuno puó chiedere davvero di attraversare la strada. Io l'ho solo visto succedere su Topolino. Mi volto. Vedo un'ombra lunga, fine, che si muove in terra come fosse su una lavagna.
Un bastone. Un cieco.
Lo prendo sottobraccio, viene con me, si fida. Mi riconosce toscana - lo sentirebbe anche un sordo (e detto da un cieco...) - mi chiede se mi piace Renzi, se faccio la sua stessa strada. Non vuole pesare, si sente. Si congeda, ringrazia, si scusa del disturbo.
Disturbo?

C'è una cosa che mi fa sempre impressione della vita, ed è la sua capacità, se ascolti, di rimetterti sempre al tuo posto. Tra l'altro sempre con una certa ironia.

Adesso torno a scrivere.
Buffo, torno a scrivere proprio per un cieco.

sabato 3 marzo 2012

Sabato mattina e il tagliando di Groupon

Sveglia antelucana.
Prendiamo la macchina per portarla a fare un tagliando comprato con groupon in zona equivoca di Milano tra viale Jenner e dintorni.

domenica 5 febbraio 2012

Considerazioni a margine di una bufera di neve




Mercoledì sera chiacchierata con Franz all'enoteca Il Cavallante a Porta Romana. Posto carino e con selezione di vini dignitosissima, peccato che i gestori si rivelino sempre molto antipatici.
Alcune delle cose che ho imparato:
  • il friulano di Sirch è un vino che consiglierei
  • è difficile parlare di qualcosa di diverso dalle dinamiche lavorative se in ufficio ci passi almeno 10 ore al giorno (pranzo escluso)
  • Gerard Berger è la società di consulenza del momento (qualunque cosa questo significhi)
  • a Milano oggi conviene stare in affitto anziché comprare casa (ma, come si dice da tempo immemore, fra un anno i prezzi crolleranno)
  • ci sarebbe tanto bisogno della pace nel mondo
  • avere un coinquilino ti permette di attingere al suo parco cravatte garantendoti un deciso salto in avanti a livello di immagine
  • fingere spudoratamente di riconoscere la gente che ti saluta chiamandoti per nome (ma dei quali non ricordi neanche dove vi siate conosciuti) è una tattica che alla lunga paga
  • i rasta spesso guidano le M3
  • una moglie a casa in attesa che torni il marito è capace di stirare 5 camicie, 4 magliette, 1 golf, 1 felpa, 1 tovaglia e contemporaneamente commuovesi guardando Lawrence d'Arabia in lingua originale
  • guidare il motorino sul pavè quando nevica e c'è qualche grado sotto lo zero è pericoloso e c'è bisogno di affidarsi agli angeli custodi per tornare a casa integri
  • gli angeli custodi non tradiscono

martedì 31 gennaio 2012

Esperienza a bassa quota

Ho scoperto che andando dall'ufficio a Bisceglie fino a casa con l'andatura a 25km/h si prende un'onda verde sconvolgente. Mai trovato un semaforo rosso.


Considerato però che la traversata è durata 40 minuti, mantengo riserve  sull'opportunità di ripetere l'esperimento in futuro.

venerdì 30 dicembre 2011

L'educazione prima di tutto


Supermercato ora di pranzo.

"Nicoletta, tesoro, aspettami un attimo qui amore. Torno subito, torno subito. Subitosubitosubito! Prendo solo un po' di cosine per la pappa e ce ne andiamo. Va bene Nico??!
Aspetta, tesoro, che ti apro un po' il giubbottino.
Vai, dammi due minuti, arrivo subito amore!
Non tenermi il broncio, su!"

Questa scena è successa veramente. Io c'ero.

Mio cognato crede che tra l'educazione di un cane e quella di un figlio ci sia poca differenza.
Qui a Milano, sempre avanti, hanno pure applicato la proprietà transitiva.
Pure troppo.

S.

PS: Che sciocca, dimentico di riportare anche la risposta di Nicoletta. Anzi, di Nico.

Bau.

lunedì 11 aprile 2011

Marcello, come here!

È uno splendido lunedì pomeriggio di Aprile a Milano.
Il sole splende e ha addirittura asciugato due, dico due, lavatrici. Che desiderare di più dalla vita che un bucato asciugato al sole?

Solo una cosa si frappone tra me e il Nirvana. Marcello.
Marcello è il bambino degli iper ricchi del circondario. Gli iper ricchi che hanno una casa a pian terreno, visibile dalla nostra popolarissima terrazza di casa di ringhiera, all'interno di una corte. Silenziosissima. Hanno una casa fighissima, un cane fighissimo, vestiti fighissimi, 3 macchine fighissime (e loro sono in 2). Non si capisce che cosa facciano nella vita visto che sono sempre a leggere il giornale in ciabatte o in completo da tennis, pronti a scattare per un doppio, sempre con le racchette in macchina. Hanno anche due bambini: di una ancora non sappiamo il nome, il secondo è Marcello, un odioso bambino di un'età compresa tra i 2 e i 4 anni. Marcello, se vuole un cosa, urla. Ma non urla, punto. Marcello URLA. Marcello può spaccarti le orecchie, Marcello supera il cortile, i muri, la porta blindata. Marcello supera anche il muro del suono. Bene, in questo splendido lunedì pomeriggio di Aprile a Milano, Marcello sta urlando come un pazzo.

In questo panorama di disperazione, la nostra società con le sue spinte new age di ascolto e dialogo ci viene in soccorso. Se Marcello urla (generalmente perchè non gli viene dato qualcosa che chiede) quale soluzione migliore di organizzare una tavola rotonda, lui, sua sorella e sua mamma? Certo! È 20 minuti che di fronte a questo nano malefico che non smette di urlare ho sentito le seguenti frasi: "Marcello, caro, dimmi cos'hai.", "No, no, birbantello, non si urla", "Marcello, non è bello urlare. Dimmi di quello di cui hai bisogno" e la migliore: "Marcello parlami".

Parlami. Ma come parlami??? Marcello non sa parlare. È un bambino, Santo Cielo, qualcuno può iniziarlo a trattare come un bambino, dargli una manata e farlo smettere di urlare???
Marcello, come here! Un giorno io e te faremo i conti.

S.

martedì 15 marzo 2011

Bella ciao

Sono le 19,50 di una tipica serata milanese. Piove. Sono reduce (più o meno consapevole) di 8 ore di lezione intense, oltre che un meeting per scrivere la sceneggiatura di Don Matteo. Me ne torno a casa in bicicletta, sotto la pioggia.
I soliti 4 piani di scale a piedi (per mitigare il senso di colpa di non essere andata in palestra). Sono a casa. Finalmente. Posiziono tutto sul tavolo per poter continuare a scrivere in tutta calma. Computer, acqua, occhiali, carote crude (sempre per il solito senso di colpa di cui sopra).
E mentre sono trasportata dalla mia ispirazione creativa, mentre penso a cosa potrebbe dire il Maresciallo Cecchini al Marchese Sanza, impenitente appassionato di corse di cavalli, sento delle voci dal ballatoio.

Non tutti sanno che io e Albe viviamo in una tipica casa di ringhiera milanese, una di quelle dove un ballatoio comune collega diversi appartamentini (faremo post ad hoc). Per ora vi basti sapere, prima di avere altri dettagli, che si può sentire tutto quello che succede fuori di casa, a patto che succeda a non più di 10 metri dalla porta.

Sento una voce che parla in milanèse, molto velocemente. Ordinaria amministrazione. Mi rimetto a scrivere.
"Sì, parlo di una visione condivisa, un modello bolscevico." La voce continua.
"Basta attese. Parlo di un approccio internazionale. Sai che i giovani stanno squartando il Nord Africa?!"
È decisamente troppo. Mi dispiace ma il Maresciallo Cecchini non riesce più a frenare la mia curiosità. La voce incalza.
"Come ti chiami?" Parla con qualcuno.
"Eva" (Eva è la nostra vicina!)
"Eva, questa è un'opportunità non un giornale. È quello che ti può aprire gli occhi. È Lotta Comunista!"

(O mio Dio, ha ragione il nostro Premier! I comunisti esistono! Di più, sono sul mio ballatoio e sono anche sola in casa!)
"Eva, questo è un invito. Non solo per Aprile, ma anche per Maggio, Perchè i lavoratori, tutti uniti, tutti insieme, faranno la libertà!"
Eva ride.
"Allora grazie, grazie mille. Ci vediamo per il Primo Maggio. E anche prima per quella cosa. Ciao Compagni!"

La prossima sono io. Tra loro e me solo 2 passi. Li sento. Gli avranno detto che mi trovo qua. Non potrò resistere a lungo. Albe, sappi che ti ho amato tanto (e che non ho ancora mandato la lavatrice).



PS: Vale come martirio questo?

sabato 18 dicembre 2010

Benvenuti al Sud

In partenza per Firenze, ritardati dalla neve di questi giorni.
Leggiamo dal sito di Autostrade: "Consigliamo di utilizzare, in alternativa alla A1 Milano-Napoli, dal nord verso il sud, e viceversa, la A14 Bologna-Taranto".

domenica 14 novembre 2010

Come eravamo


A causa di lavori di ammodernamento nella dimora di T5, si avvisano i gentili ospiti di attendere con pazienza fino a quando non sarà nuovamente possibile riceverli per il consueto consumo di alcolici serale.
Certi che saprete aspettare l'imminente arrivo della cantinetta dei vini, ci scusiamo per l'inconveniente.

martedì 9 novembre 2010

Premio F.A.V.A.


C'è il Premio Nobel, che ogni anno ci delizia con riconoscimenti inutili sui temi più disparati. Il premio Strega, gli Emmy, Miss Italia, il Festival di Cannes, il Festival di Sanremo e il Festival del cioccolato.
A Casa Catelani, per non sentirci inferiori a nessuno, abbiamo ideato il Premio F.A.V.A.

Ecco, lo sapevo. Cosa ridete? Il Premio F.A.V.A. è molto di più di queste onorificenze sporadiche. È il Premio quotidiano per Fatti Assolutamente Veri Accaduti. Di che tipo di fatti si tratti, lo dice il nome stesso. È un premio ambito che ogni giorno vede schierati in battaglia, accanitissimi, la sottoscritta e il Catelani.

La sera, verso le 11 al massimo, si decreta, a giudizio insindacabile di uno dei due, il vincitore.
Stasera ho vinto io, staccando di molto il Catelani che - pietoso - per cercare di riprendermi, ha rovesciato un bicchiere pieno d'acqua su computer di lavoro e pavimento.
Niente da fare, io ormai ero già in volata. In volata davvero.

Brevemente. Qui a Milano i mezzi pubblici funzionano alla grande. Ma pervasa da uno spirito green che non sapevo nemmeno di avere, probabilmente disinibita dai fumi della raccolta differenziata, ho deciso di acquistare un bicicletta nera e di spostarmi così su due ruote poetiche, sfrecciando tra macchine e tram.
Dopo 110 m dall'acquisto, 110 m fatali, prendo contatto da vicino, molto da vicino, con ciò che da sempre mi veniva ripetuto su Milano: "occhio alle rotaie del tram".
Così, ho fatto davvero la volata, ma per terra. Ho battuto una mina micidiale dopo neanche 60 secondi che avevo la mia bicicletta nuova. Ho fatto anche tutto in autonomia, compreso bloccare il traffico di corso San Gottardo che non riusciva a capire chi fosse la fava (per l'appunto) che era riuscita a finire sotto una macchina da sola. Mi è anche passato accanto un ciclista esperto che, ben lontano dal darmi una mano, mi ha guardato con un'espressione a metà tra il disprezzo e la tenerezza.

È stato orribile, ma per il Premio F.A.V.A. questo e molto, molto altro.

S.

mercoledì 3 novembre 2010

Piuttosto che parlare banalmente come voi mi taglio la lingua




Chi ne sa più degli altri insegna che la lingua evolve con l'uso. Ammetto che questa tesi sia in linea di principio condivisibile.
D'altra parte però, essa pone questioni che il mio animo reazionario e asburgico trova dure da accettare. Alle elementari ci hanno insegnato la grammatica e la sintassi, la filosofia (più che la verità) ci ha insegnato che sulle parole qualcuno ha costruito una fama imperitura e Umberto Eco potrebbe mettere la sua barba a disposizione per una lezione introduttiva alla semiotica lunga sei settimane. Accetterei che la lingua evolvesse sulla base delle necessità. Per intendersi, se non c'è più bisogno che qualcuno venda civaie al mercato, allora l'uso di "civaiolo" andrà scemando fino a rimanere in qualche dizionario ben fatto con un'indicazione che lo identifichi come desueto. Bene.
Il discorso cambia se per qualche oscura ragione, termini che hanno avuto un significato per generazioni, tutt'a un tratto dismettono i loro panni per snaturarsi in qualcosa di diverso e, in alcuni casi, più esteso.

Non mi meraviglio che il popolo bue abbia un lessico povero. Sbigottisco che gli stupri linguistici attecchiscano anche nel mondo del business e proliferino nelle cosiddette classi dirigenti.

In questi contesti la lingua evolve secondo mode che nascono dagli abissi di ignoranza di coloro che sono caduti nella trappola della scuola postsessantottina, plasmati dalla tv, fashion victim e in molti casi provenienti da parti d'Italia dove l'italiano è una lingua straniera.

La lingua è storpiata, avvilita, calpestata, manomessa, vilipesa. Le parole sono svuotate di senso, alcuni fortunati vocaboli hanno un significato che si estende da capo Horn al mare di Hudson.

Milano, contaminata dal fiume di disperati che vi si riversa in cerca di fortuna, è la vetrina ideale per osservare le nuove tendenze linguistiche.

(0 - continua)

giovedì 15 luglio 2010

Non aprite quella porta - Atto I

Cronache della ricerca di una casa a Milano.

Ore 9,17 del mattino Albe mi chiama per raccontarmi dell'appartamento visto alle ore 9,00.
A "No, Sà, incredibile."
S "Amore, ti è piaciuto?!"
A "Non puoi capire cosa ho visto."
S "Allora?? È ganzo? Trovato??"
A "C'erano due ragazze dentro te le farei vedere. Bellissime. Fan-ta-sti-che."
S "..."
A "Mi hanno chiesto con chi ci sarei andato a vivere, perchè sai, ci vogliono persone molto affiatate..."
S "Gli hai detto che saresti andato con tua sorella?"
A "No, in verità, gli ho detto con la mia futura moglie..."
S "Aggiungendo che di qui al 4 settembre si fa sempre in tempo a cambiare idea, giusto?!"

E io che avevo rinunciato a Mika per tornare da un uomo che si dimentica di me dopo due occhi verdi e un po' di capelli mori. Battuta sul mio campo, che disdetta.

S.