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venerdì 30 novembre 2012

Babbo Natale non esiste, l'Avvento sì

Come agli appuntamenti: arriviamo in ritardo, ma arriviamo.
Non avrete mica pensato che vi avremmo abbandonato proprio in zona Avvento?
Stavamo solo cercando l'idea giusta, quella buona per farvi compagnia per 25 giorni e per buttare un pochino di brace nella fantasia, nostra e vostra, visto che intorno a noi notiamo uno sforzo universale per ucciderla, questa fantasia, soprattutto in zona Natale.
Ma come - direte - proprio a Natale ti sembra che la fantasia sia in pericolo? Proprio in zona scusi-me-lo-può-incartare o avrebbe-mica-della carta-rossa, proprio in zona pacchi e lustrini?
Beh, se il picco di creatività estremo a cui ci spingiamo, botta massima, è la letterina a Babbo Natale siamo proprio messi male.
Se lo nostro sforzo massimo è capire COSA regalare alle persone che abbiamo accanto, mi sa che questa fantasia è gravemente in sovrappeso e ha bisogno di un piano di remise-en-form, come si dice nei salotti, dove si usa lo zucchero di canna equo e solidale.

E oltre a farvi notare che Babbo Natale non esiste (ragazzi mi dispiace ma la verità è una tazza di veleno), quest'anno vi proponiamo un approccio diverso. Un calendario diverso.
Un calendario che si impegni - ogni giorno - a trovare una briciola di capolavoro, una scheggia di poesia del quotidiano, nel quotidiano.
Perché a ognuno di noi, ogni giorno, succede qualcosa di straordinario. E succede proprio nell'ordinario, in mezzo alla pasta che non è abbastanza salata, alla luce che salta e ai ladri che con un piede di porco cercano di entrarti in casa (bastardi!).

E perché non sfruttare questi giorni per fare un po' di esercizio? Basta cercarlo bene, state sicuri che c'è.
Noi proviamo su queste pagine e vi esortiamo a provare con noi.
25 giorni.
Dopo tutto la maratona mica si prepara in 5 minuti.

Buona ricerca e buona attesa a tutti!

lunedì 19 marzo 2012

Auguri babbo


Stamattina in chiesa parlavano di San Giuseppe. Un uomo mite, pacato, che ha affrontato con docilità quello che la vita gli ha posto davanti.
Stamattina in chiesa ho pensato al mio babbo. Al mio babbo che del carattere di San Giuseppe ha poco. Come me del resto.
Al mio babbo che dei miti avrebbe detto bischeri, dei pacati stupidi e dei docili pecore.
Tutti segni che mi porto addosso.
Stamattina in chiesa ho pensato a me, che sono come lui, più di quello che so.
Ho pensato: adesso lo chiamo e gli faccio gli auguri.
No, aspetta.

domenica 4 marzo 2012

Sull'altra sponda

Saschia, portavoce del movimento no TAV*, spiega ai giornalisti le ragioni della protesta.


* Tagli al vino

mercoledì 15 febbraio 2012

Milano e un cielo azzurro ma non troppo


Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

sabato 4 settembre 2010

Anniversari

Un piccolo dettaglio sulla storia dei miei rapporti con Saschia.

Il 4 settembre del 2003, appena tornato da un mese di corso d'inglese a Londra, Saschia mi lasciava accampando scuse (francamente) ridicole.

A

sabato 24 luglio 2010

Orrido amore



Domenica, giornata di torrentismo (canyoning, per i milanesi).

Sveglia a ore antelucane, ritrovo al prestigioso mercato ortofrutticolo di Novogrado, Firenze-Mare. Le macchine si perdono per ricongiungersi alla pasticceria Buralli, classico bar trasformato in “locale” per la saggezza di qualche anziano gestore, oggi probabilmente sotto terra. Dal bancone in finto marmo con specchi dietro al bancone, a riflettere qualche secolare, polverosa bottiglia di Punt-e-mes, alle sedie squadrate di pelle e lucide lampade di design. Look milanese, porzioni ancora beatamente lucchesi. Il bombolone trasuda crema, la brioche integrale -a quanto mi è parso di vedere- no.

Ci inerpichiamo per un’assurda salita, levitando sulla comunità civile, e lasciamo la macchina custodita da un gregge di pecore. Con addosso la muta, nell’attesa che si liberi il bagno del rifugio Casentini, origlio una conversazione tra una temeraria avventrice e la ruvida barista locale.
“Ma questi chi sono?”
“Mah… sono pazzi. Gente che arriva qui all’alba per tuffarsi di testa nel torrente, in mezzo alle rocce… insomma, gente così.”

Siamo una quindicina a incamminarci verso l’Orrido di Botri. Attraversiamo un sentiero di montagna in mezzo al bosco. Mi sento ridicolo. Incrocio un bambino, che si rivolge teneramente alla mamma: “Ci sono i sub”. La signora, pietosa, nicchia.
In pochi minuti, fortunatamente, siamo in acqua. Salti, discese con la corda, tuffi, pietre, acqua ghiacciata. Non pensiamo più agli sforzi della mattina, la faticosa ricerca dello spazzolino e la sovrumana volontà di comunicare con gli altri, pallidi compagni di viaggio. Assurdo pensare di pagare per fare la coda davanti alle “attrazioni” di plastica posticce di un parco di divertimenti, quando la natura ha già fatto tutto da sé. Il grande gioco dura solo 7 ore, ma la soddisfazione è estrema.

Con mio grande compiacimento, Saschia in questi contesti si trasforma in un troll guerriero pronto a tutto. Avanza inarrestabile tra gli enormi massi, offrendosi da volontaria quando c’è da rompere il ghiaccio per un passaggio difficile. Quelli che non la conoscono, quando racconto delle passioni condivise per il trekking, il torrentismo e i viaggi nei paesi sottosviluppati, nutrono sinceri dubbi sulle sue reali capacità di adattamento. “E’ più pazza di me”, taglio corto. E’ vero. Da bosco e da riviera, adattissima a qualsiasi situazione, sebbene sempre più a suo agio nelle trattorie con le tovaglie a quadri che nei posti chic, per i quali -bisogna ammetterlo- ha un tono di voce un po’ troppo alto.

Meditiamo come prossimo passo l’iscrizione al CAI, con annesso tentativo di entrare nel gruppo di sci alpinismo. Potrebbe essere la svolta per superare il lungo inverno milanese.
Ci frulla in testa anche un trekking in Buthan che alcuni amici dell'Apians stanno organizzando. 18 giorni in un posto dove la televisione è arrivata da qualche anno (mi chiedo perché non potessero continuare a farne a meno). Ultimo regno himalayano, un monarca assoluto amato dal popolo, felicemente ignaro delle folli frenesie del libero mercato. Ci stiamo pensando. Se perdessimo l’occasione di visitare una simile avanguardia di reazionari non ce lo perdoneremmo mai.

A.


PS. La foto è stata gentilmente rubata dal sito dell'associazione Apians (www.apians.com), i supereroi che movimentano le nostre domeniche. Grazie ragazzi!!

martedì 6 aprile 2010

Saschia

Saschia scrive post troppo belli per tenerne il passo.
Saschia fa la copy.
Se Saschia avesse comprato la Eos che i suoi genitori le hanno regalato, farebbe anche tante foto in digitale.
Saschia ha due pregi: il secondo è il naso.
Saschia mi dice le cose prima che accadano; l’unica volta che non l’ha fatto è quando le ho chiesto di sposarmi, ma forse -semplicemente- me lo ha tenuto nascosto per delicatezza (lei nega, ma non ne sarò mai sicuro fino in fondo).
Saschia quando condivide la cucina con la mamma urla, anche se sono a 30 centimetri di distanza.
Saschia ha imparato a usare il mac prima di me.
Saschia lavora in un ufficio fichissimo pieno di gadget meravigliosi e inutili che quando ci passi ti chiedi se davvero la gente lavori o sia tutta una messinscena.
Saschia ha cominciato il corso da sommelier da due mesi e i profumi li sente già molto meglio di me (levatevi subito quel sorriso dalla faccia, non è apprezzato).
Saschia dice di non sapere come trattare i diciottenni ma poi loro sembrano considerarla una sorella maggiore e allora capisci che ne sa anche interpretare il ruolo.
Saschia non è diffidente con chi non conosce.
Saschia non ama particolarmente ballare, ma una forza misteriosa si impossessa di lei quando parte Jack Rabbit Slim (balla in coppia con Alessandro, perché in linea teorica io sono alla consolle).
Saschia ha situazioni difficili da vivere ogni giorno da stroncare un cavallo.
Saschia ha un cavallo, che gode di ottima salute.
Saschia crede che io abbia spesso bisogno di essere rassicurato.
Saschia ha spesso ragione. Nel caso che non abbia ragione, è molto probabile che ce l’abbia comunque.
Saschia ha dormito in posti che la maggior parte delle persone che conosco farebbe fatica anche a vedere in foto.
Saschia quando è in vacanza è sempre sul pezzo.
Saschia chiede le indicazioni quando non conosce la strada.
Saschia è un nome strano.
Saschia pensa prima di agire, ma dopo aver agito continua a pensare per settimane.
Saschia subisce periodicamente la mia inventiva che le affibbia nomignoli improbabili.
Saschia crede che il futuro sarà migliore.
Saschia mi ha costretto ad andare in discoteca da solo varie volte nell’autunno di qualche anno fa.
Saschia mi ha tirato fuori quello che forse non sapevo nemmeno di avere.
Saschia adora il Veneto, ma il prosecco di più.
Saschia ha capito che un sacerdote è necessario, mentre uno psicologo lo è molto raramente.
Saschia non si è mai risparmiata nelle amicizie e questo le ha causato tanti dispiaceri.
Saschia sa che risparmiarsi vorrebbe dire essere un’altra persona.
Saschia non conosce la geografia.
Saschia ha fatto un corso di laurea in qualcosa che ha un nome talmente lungo che non lo ricorda neanche più lei (io, al contrario, lo ricordo perfettamente).
Saschia dice che in futuro si sveglierà, accenderà il mac su un tavolo di cristallo e, sorseggiando una mug di caffè, scriverà romanzi.

A

venerdì 12 febbraio 2010

La fragola, ovvero la sposa


Saschia, moglie di Rembrandt, pittore fiammingo. A chi in passato le ha fatto notare che in verità fosse la sguattera, ribatte che, sguattera o no, alla fine Rembrandt se l'era sposata.
dichiara di amare gli animali ma in verità li odia, come le è stato fatto notare in passato, fatta eccezione per gli amori della sua vita: Lady Killer - che non è un travestito brasiliano ma la sua cavalla - e Alberto.

famosa per i suoi cazziatoni, specialmente all'estero, e per le figure cacine, specialmente con le mamme dei suoi amici.
fervente sostenitrice del ritorno del granduca e di un futuro trasferimento a Conegliano Veneto, la sua seconda casa dopo Baroncelli.

piatto preferito, gnudi, praticamente l'unico motivo per tornare a casa dopo un viaggio.
vino preferito, Tocai (perchè noi siamo puristi e non lo chiamiamo Friulano, in barba agli ungheresi) di Dario Raccaro. esperienza mistica.
da semi astemia ad aspirante sommelier.
da sterminatrice di bambini a zia completamente rimbambita per 4 mostri innamorati della storia del drago Francesco, una presenza fondamentale nella vita di tutti e 5.

mentre con la maturità inizia a essere affezionata al suo naso non riesce ancora, dopo 27 anni di convivenza, ad accettare i suoi polpacci.

da appassionata non rinuncia al tetris, applicandolo alla sua agenda. ne conseguono seri problemi a stare ferma e ad aver poche cose da fare.

innamorata di una banda di quasi diciottenni che vede ogni giovedì sera.

in evoluzione. anzi, meglio, in Cammino.