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lunedì 21 ottobre 2013

Genesi di un tweet viola

Con l'antipatia per la Juventus ci sono nato. Da quando sono piccino, sono stato circondato da un odio profondo per quella squadra, che troppe angherie e sopraffazioni ha fatto alla Fiorentina (e al mondo intero, ma quello mi ha sempre interessato meno). Ero appena nato e ci rubarono lo scudetto dell'82, avevo l'età della ragione quando fummo spediti a giocare la finale di Coppa Uefa ad Avellino (Avellino! ancora non ci si può credere), senza poi parlare dell'affare Baggio e di tutto il resto.
Immagino, perdonate la leggerezza del confronto, sia come per bambino nato in un campo di rifugiati per ragioni etniche. E' normale non sopportare quelli che perseguitano la tua gente e che alla fine ti hanno costretto a stare là.

mercoledì 2 gennaio 2013

Cene di pregio

Buenos Aires, ore 20.
Dilemma cena. Siamo d'accordo che non vale molto la pena investire in una cena di alto livello, considerato che la moglie è incapace di sentire i sapori a causa di un invadente raffreddore, mentre il marito è sconvolto dalla gigantesca camminata del pomeriggio ("andiamo alla Plaza de Congreso e torniamo indietro? Sono quattro passi!").
La padrona di casa ci consiglia un ristorante nelle vicinanze. Ci avviciniamo. Forse buono, ma decisamente da polli in batteria: tanti tavoli, molte tovaglie bianche, tanti (troppi) camerieri.

Andiamo oltre. Strade sfasciate, gente che chiacchiera agli angoli.
D'un tratto il locale che ti immagini da posti come questo: sedie tutte diverse, tavolacci sparsi, vecchi ventilatori, foto di famiglia attaccate al muro, un vecchietto a servire.
È lui. Così risolviamo per pochi euri la serata: una reale milanesa portena con papas fritas, empanadas come se non ci fosse un domani e una cervezita (questo avevo chiesto, poi per tutta risposta il vecchio è arrivato con una boccia da un
litro di Quilmes, che ho onorato fino all'ultima goccia).

mercoledì 11 aprile 2012

Andamento lento


Ci dovevamo arrivare prima o poi. È stato un procedimento lungo, complesso. Partito da posizioni da yuppie, antifricchettone da sempre, sono salpato dal porto del mio ombelico, ho viaggiato, riflettuto e ho riattraccato trasformato in no global conservatore.

mercoledì 28 marzo 2012

Case infestate



Se state pensando a poltergeist, spiriti, presenze, fantasmi, catene e passi nella notte siete fuori strada. 
Credo di aver capito come mai si usi il termine "case infestate" sia quando si parla di spiritelli che quando si parla di bestie. E dopo essermi pure presa il cazziatone da Albe perché non sapevo che cosa fossero le blatte (scusate se a Bagno a Ripoli, a casa mia, si parlava genericamente di scarafaggi e/o bestiacce), ufficialmente lo dichiariamo: abbiamo bisogno di una disinfestazione.
O forse, dopo quello che abbiamo visto ieri sera, sarebbe più corretto parlare di esorcismo.

lunedì 12 marzo 2012

Dialoghi sotto la doccia / 1


Sotto la doccia sono solito cantare cori da stadio, quello che nel mio animo resta della Curva Fiesole, quando il calcio era vero, lo stadio era un'avventura ogni domenica e non la baracconata che vediamo oggi.

domenica 5 febbraio 2012

Considerazioni a margine di una bufera di neve




Mercoledì sera chiacchierata con Franz all'enoteca Il Cavallante a Porta Romana. Posto carino e con selezione di vini dignitosissima, peccato che i gestori si rivelino sempre molto antipatici.
Alcune delle cose che ho imparato:
  • il friulano di Sirch è un vino che consiglierei
  • è difficile parlare di qualcosa di diverso dalle dinamiche lavorative se in ufficio ci passi almeno 10 ore al giorno (pranzo escluso)
  • Gerard Berger è la società di consulenza del momento (qualunque cosa questo significhi)
  • a Milano oggi conviene stare in affitto anziché comprare casa (ma, come si dice da tempo immemore, fra un anno i prezzi crolleranno)
  • ci sarebbe tanto bisogno della pace nel mondo
  • avere un coinquilino ti permette di attingere al suo parco cravatte garantendoti un deciso salto in avanti a livello di immagine
  • fingere spudoratamente di riconoscere la gente che ti saluta chiamandoti per nome (ma dei quali non ricordi neanche dove vi siate conosciuti) è una tattica che alla lunga paga
  • i rasta spesso guidano le M3
  • una moglie a casa in attesa che torni il marito è capace di stirare 5 camicie, 4 magliette, 1 golf, 1 felpa, 1 tovaglia e contemporaneamente commuovesi guardando Lawrence d'Arabia in lingua originale
  • guidare il motorino sul pavè quando nevica e c'è qualche grado sotto lo zero è pericoloso e c'è bisogno di affidarsi agli angeli custodi per tornare a casa integri
  • gli angeli custodi non tradiscono

mercoledì 1 febbraio 2012

Il criceto e la tartaruga

Dopo 3 mesi dal pagamento di un abbonamento annuale in palestra, sabato mi sono finalmente risolto a prestare il mio volto a una webcam a bassissima definizione per farmi fotografare e far figurare il mio volto (scuro e sgranatissimo) su una tesserina della 20-Hours, la catena discount dei body builder milanesi.


A fronte di un importo decisamente contenuto (frutto di abile contrattazione da parte di una moglie cammelliera), ho a disposizione una specie di enorme garage pieno di gente disposta a tutto pur di raggiungere il karma agognato dall'uomo moderno al quale si dà il nome di corpo tonico.
Faccio una rapida visita all'essenziale spogliatoio, infilo maglietta e pantaloncini Kalenji, finalmente fletto i muscoli e sono nel vuoto.
La segretaria, solerte, mi presenta l'istruttore, Aron, che mi prende subito sotto la sua ala, tra il deltoide del cobra e un bicipite grande come il mio busto.
Lo guardo, sorrido cordiale. Esordisco: "Io vorrei  correre..."
Aron mi blocca: "Certo, 10 minuti di corsa. Quindi, addominali. Crunch". Vorrei fermarlo e dirgli, che, sì, possiamo fare tutto, anche il crunch, che mi sembra una marca di schifezze per adolescenti come il Mars e il Twix, ma queste attività hanno un ranking piuttosto in basso nella mia scala di priorità. Ma non c'è tempo, mi porta con lui. Si distende sul tappetino e, concentratissimo, comincia ad agitarsi.
"Dicevamo, addominali. Prima quelli alti. 20 ripetuti 3 volte. Quindi quelli bassi" e giù che si danna a farmi vedere come dovrei fare e a dimostrarmi che lui è in grado di effettuarne 12 serie da 80 senza neanche sudare. Inebetito, annuisco.
"Poi, potenziamento pettorali. Le macchine al piano di sopra. Full body, un mese". Mi faccio coraggio. Gli spiego che il mio obiettivo non è fare del mio fisico un modello per l'umanità e che, considerato che non faccio attività fisica da luglio scorso, è già un miracolo che riesca ancora a camminare.
Aron mi fissa, deluso. "Ah, ok. La macchina per correre è là" e se ne va.


Forse ho spezzato il cuore a un instruttore. Tremo all'idea di aprire l'homepage del Corriere e venire a sapere di un certo trainer (a Milano si dice così) che si sia nottetempo impiccato a un bilanciere, sfiduciato dalla sua incapacità di essere il guru del muscolo trapezio.


In ogni caso, dal mio punto di vista, ho finalmente carta bianca per fare quello che mi pare. Tra tutti i tapis roulant per correre, scelgo quello più tattico per sostenermi il morale. A sinistra, 45enne al terzo infarto al quale il cardiologo ha intimato di fare qualche tipo di attività fisica per levarsi la soddisfazione di scavallare almeno quota 50. A destra, signore obeso che, pur camminando, suda come una bestia. In mezzo, io, mingherlino e con la massa grassa di un hipster.
Finalmente, il mondo vede la nascita di un nuovo criceto. Davanti a noi, specchi. Dietro di noi, specchi. Corro. Io e i miei compagni di viaggio, passo dopo passo per rimanere sempre nello stesso punto, ci vediamo proiettati nell'infinito, milioni di criceti come noi che corrono alle nostre spalle, milioni di criceti come noi davanti. Ognuno nel suo silenzio, nel suo infarto, nella sua obesità, nelle sue ossa. 
Accerchiato, smarrito, prendo l'iphone e mi caccio le cuffie nelle orecchie per non sentire i rantoli dei miei sodali. In modalità riproduzione causale, parto bene con un qualche successo dance dell'estate scorsa, tanta cassa allegria estate pelli abbronzate vacanze sole mojito. Non ho tenuto conto del gran caos che è la libreria musicale del mio telefono e della blasfema coesistenza tra canzoni fracassone e brani di lettura spirituale. Capita così che quando mi sto avviando a chiudere con brio il primo chilometro, parte una delle meditazioni di San Josemarìa che sono solito ascoltare quando vado a lavoro. Da quel momento, la cosa si ripete piuttosto spesso, intervallandomi Pitbull e David Guetta con "Il Cuore di Gesù, pace dei Cristiani" e passi dell'enciclica "Spe salvi" del nostro Papone BXVI. In cuor mio, mi riprometto di ovviare suddividendo le canzoni nelle due playlist "Spirito" e "Corpo" appena arrivato a casa.


La cosa bella di correre su una macchina stando fermi, è la possibilità di farsi un'idea del mondo che ci sta attorno. La palestra, in questo senso, permette di dare uno sguardo all'umanità nella sua versione più disperata. Ve lo posso confidare: ho visto esseri umani soffrire come bestie. Ho visto la sofferenza scolpita nei tratti delle persone, sfigurarne i volti, dilaniarne lo sguardo. Sforzi supremi, sfide impossibili. Tonnellate di ferro, del valore ben noto, sollevate con urla, sfidando quel grande nemico della gravità. Muscoli gonfi all'inverosimile, tendini tesi fino alla spasmo, tutto per cercare di avere un corpo perfetto.
Da un punto di vista umano, è stata un'esperienza superiore alle mie capacità di comprensione. La mia corsa di 35 minuti sul tapis roulant (oltre quanto mi aspettassi, lo confesso) è proseguita velocemente verso casa.
Ora so cosa sia il dolore. Se queste cose non le vivete non potete capire, non potete.

domenica 29 gennaio 2012

Hierosolyma, AD 13

"Il piccolo Gesù attende il babbo Giuseppe e la mamma Maria all'uscita ovest.
Ripetiamo, il piccolo Gesù attende il babbo Giuseppe e la mamma Maria all'uscita ovest.


Dindondindondindon! Si avvertono i gentili pellegrini che il tempio chiuderà alle ore 18."

venerdì 18 novembre 2011

Vittime eccellenti/4


Si arriva tardi perchè ci si vuole presentare con una torta. Potrei andare a comprarla ma preferisco fare qualcosa con le mie mani.
Un prosecco spontaneo e brillante come un amico che in piena notte cerca in mutande di catturare un criceto che si nasconde negli anfratti più incredibili della casa.
Un naso un po’ timido, ma al primo assaggio si apre in bocca fine ed elegante, un equilibrio sul filo del rasoio tra acidità e un velo morbido di tannini, gli uni in perenne contrasto sugli altri. Una semplicità pensosa e profonda, come chi ha uno zoo in casa, un bassotto generoso e un padre scoperto a bere il caffè al bar dopo essersi fatto spianare la strada predicando ritardi catastrofici.
Un Recioto di Soave da commozione, dolce come strappare al caso un bacio su una pista d’aeroporto.
E così facciamo notte, notte fonda.

Prosecco “del contadino di Matte” vinificato zona Conegliano – 80 punti
Kellerei Terlan - Montigl Riserva AA DOC Blauburgunder 2008 – 86 punti
Balestri Valda – Recioto di Soave DOCG 2007 – 85 punti

venerdì 21 ottobre 2011

Un bicchiere al giorno

È noto ai più che Albe beve poco. Mi correggo: che Albe beve poca acqua (il vino lui non lo considera nemmeno come una semplice bevanda, ma non è questo il momento di parlarne).

Reduci da giorni e giorni in ospedale, finalmente anche un'autorità medica ha condannato questa brutta abitudine. Senza prezzo vedere la faccia da beagle di Albe mentre il dottore gli faceva lo stesso esatto cazziatone che gli faccio io quotidianamente sull'importanza di bere acqua e ancora più senza prezzo il suo non poter rispondere (come fa di solito con me) e incassare tutto a coda bassa!!!
Piccole soddisfazioni umane, ma che ci volete fare?
Comunque siamo d'accordo che piano piano si impegnerà a bere sempre di più.

Ieri sera torniamo a casa e io gli preparo con tutto l'amore che ho un succulento bicchiere di acqua gassatina ma non troppo (e una fetta di dolce, giusto per indorare la pillola). Il compito è piuttosto semplice: berlo prima di andare a dormire.
Io mi perdo ne "La vita è una cosa meravigliosa" di Capra, che mi tiene in piedi fino alle 2 (senza riuscire più a dormire fino alle 3,30, domandandomi - occhi fissi al soffitto - se io mai potrò scrivere una cosa del genere).

Stamattina ci svegliamo. Bacino, burro (poco, poco, tranquilli!), colazione, risate. Ordinaria amministrazione. Spolverando la libreria (anche questa, purtroppo, ordinaria amministrazione) trovo il bicchiere di acqua, intonso. Il dolce invece, nemmeno a dirlo, spazzolato.
No, vabbé, qui ci sono gli estremi per il cazziatone della mattina. Ecchèdiamine! Questa roba è salute!
Lo voglio chiamare con tono imperioso e secco "Alberto?", ma, non so perché, mi sfugge un "Amore?".

Albe arriva, con i suoi baffi nuovi da piccolo dittatore buono e mi guarda. In vestaglia, con lo straccio per spolverare e il bicchiere intonso in mano. Sorride e mi dice:
"Amore mio! Oggi abbiamo imparato una lezione. Che non è mai troppo tardi per bere un bicchiere d'acqua!"
Detto questo zompa verso di me, prende il bicchiere e lo beve tutto d'un fiato. Mi dà un bacino e torna alle sue cose.

Non è mai troppo tardi per non arrabbiarsi. Non è mai troppo tardi per rimediare.
Sarà anche un po' paraculo, ma bisogna dargli atto che ha ragione. E un certo stile.

Buon bicchiere a tutti!

S.

PS: Un ringraziamento particolare a Clarence, di cui sospetto lo zampino per avermi fatto uscire di bocca un Amore?, piuttosto che un Alberto?.

mercoledì 7 settembre 2011

Fidarsi è bene, non fidarsi...

Ebbene sì, eccoci di ritorno a Milano. Cioè, eccomi. Cammino per la strada e mi pregusto la tranquillità della mia casina, T5. Piccola ma accogliente.
Entro, pronta a distendermi sul divano, segno ancestrale della presa di possesso di un luogo, quando qualcosa mi blocca. Qualcosa... altro che qualcosa. Un puzzo come nessun altro puzzo. Un odore insopportabile.
Che sarà, mi domando? Sarà mica - avendo preventivato di stare via da casa 5 giorni che poi sono diventati un mese - qualcosa andato a male nel frigo? Lo apro e benché non ci fosse proprio odore di gelsomino, il puzzo non proveniva da lì. Dopo aver buttato via, con il cuore in mano, tre porri, continuo la mia ricerca.
Apro con nonchalance uno scaffale per prendere il rotolone e rimango tramortita. Le patate.
Le patate, ovvero l'alimento che dovrebbe vincere qualsiasi condizione temporale, qualsiasi evento esterno, caduta di governo, temperatura, il cibo dei poveri, delle carestie. Il tubero più adattabile, quello che ti fa sempre andare sul sicuro, di cui ti fidi ciecamente.
Colpita alle spalle, altro che idi di marzo. Le patate mi hanno fregato, contribuendo a popolare T5 di graziosi bachetti e farfalline.
"Ma le patate non vanno mai a male" mi dice giustamente un'amica. Anche io lo pensavo. Infide patate.

Ragazze, il porro lo capisco, ma da voi proprio non me l'aspettavo.

S.

PS: Ho un'altra domanda per voi. È normale che un uomo (che è anche degustatore ufficiale e quindi si tende a pensare che con il naso qualcosina ci sappia fare) sia in grado di non riconoscere un retrogusto cadavere-in-decomposizione-in-cucina?

venerdì 5 agosto 2011

La nascita dei miti 1 - l'idraulico

Tutti nella loro vita, almeno una volta, hanno sentito (o fatto) la simpatica battuta dell'idraulico. La riassumo brevemente. "Ah, ah, ah, tu zitto a lavorare e, tèc, tua moglie chiama l'idraulico!". Senza dubbio, una battuta molto edificante.

Ci sono alcune cose di questo mito che non mi sono mai tornate. Punto primo. Assumendo che, come ci dice il mito, la vita sessuale degli idraulici sia molto attiva, viene da chiedersi come mai allora non presidino il loro posto di lavoro e come mai non se ne riesca mai a trovare nemmeno uno. Il mondo, stando all'assunto, dovrebbe esserne pieno.
Punto secondo. Come mail, una volta trovato, ci vogliono dalle 2 alle 3 settimane perchè si decida a venire a risolvere il problema? Cosa fanno nel frattempo, prendono informazioni sulla padrona di casa?

Sono lieta di annunciarvi che ho capito da dove si genera il mito.

Sabato pomeriggio. Io, Albe siamo con M&M (Matte e Marta) alla SME di Susegana (posto codice, andateci tutti). Albe si illumina e trova dei pezzi per aggiustare la lavatrice che, da qualche tempo, perde un po' d'acqua mentre effettua il lavaggio. Una cosina da niente che io, dozzinalmente (come direbbe mio marito), avevo ovviato posizionando in modo strategico un piattino sotto la giuntura del tubo che perdeva.
Albe si esalta e li compra tutti. Arriviamo a casa. Chiaramente, come quando un bambino ha i pezzi nuovi del lego, Albe ci si mette subito ad armeggiare. Parte esaltato, ma vedo che l'entusiasmo scende in picchiata. Dopo 20 minuti siamo al "Basta, non funzionano."
Azzardo un: "Amore, hai rimesso tutto a posto?"
Albe mi guarda, come se lo avessi offeso nel profondo: "Ovvio che sì."

Molto bene.
Due giorni dopo. SMS di Albe "Ho bisogno della camicia bianca. Puoi mandare la lavatrice?"
Io, già vestita da palestra con ipod nelle orecchie e mizuno ai piedi, con solerzia, la mando subito. Prima di partire controllo 5 minuti una cosa su internet. Mi accorgo che è tardi, metto un piede in terra e sento un inconfondibile CIAFF.
Guardo in terra. Un lago. Ma non un lago per dire che c'era un pochina di acqua. No, no, un lago!

Nell'ordine: maledico Alberto, chiamo Alberto per maledirlo e arrivo all'esasperazione quando mi dice: "Dai, tra mezz'ora sono a casa! Risolvo tutto io!"
Tra mezz'ora sei a casa? Tra mezz'ora a casa ci saranno anche i delfini e le cozze sulla parte bassa dei mobili se non ci muoviamo.
Per togliere l'acqua si sono rivelati inutili, nell'ordine: stracci, mocio, spugne e asciugamani. Non restava che una soluzione. La granata e la cassetta. Ho spazzato via l'acqua da casa.

Tirando le fila, dico: mettiamoci nei panni di una povera donna che si trova in una situazione del genere. Secondo voi opterà per:
Istinto A: macchiarsi dell'omicidio del marito
Istinto B: macchiarsi di adulterio con l'idraulico (appena decide di arrivare)
Istinto C: macchiarsi pantaloni, scarpe, tappeti, magliette preferite, cercando di tamponare l'acqua per istinto di sopravvivenza.

Io sono finita nell'istinto C, ma ho ancora molto da imparare...

S.

martedì 24 maggio 2011

10 e lode

Una moglie che il giorno prima di partire per New York ti compra il latte fresco per il lunedì mattina è veramente di un altro pianeta.

giovedì 14 aprile 2011

Animali di casa / 2


Tutte le mattine Otto ci ringrazia perchè non fa una vita da cani. Non gli si può dare torto. Se sei nato barboncino il tuo destino dovrebbe già essere segnato. E invece no. Io e Saschia gli abbiamo ritagliato un ruolo molto funzionale in casa e per questo ci è riconoscente.
Come prima cosa abbiamo abbinato alla sua mise fragola un collare pistacchio che lo slancia e contribuisce a mantenere uno stile casalingo molto identitario.
Quindi gli abbiamo consegnato il ruolo di pulitore evoluto, trasformandolo in una scopa d'assalto. Riesce bene a mascherare una certa gelosia che prova per l'aspirapolvere per il quale ho più volte manifestato un'odiosa preferenza.
Figlio di una madre tedesca che quando era piccolo era solita leggergli Il gatto con gli stivali, Otto è assai esigente con se stesso. Molto dedito al lavoro, è piuttoso raro che si attardi con gli amici fuori a bere un boccale di birra. Le sue sortite al parchetto di Via Tabacchi si limitano a quelle necessarie ai bisogni di natura, a meno di sporadiche visite per leggere un libro (autori preferiti: Mann e Kafka).

lunedì 28 marzo 2011

Nella buona e nella cattiva sorte | Atto I

INT. T5, Milano - notte

Lei è stanca, tanto stanca. Le sue membra quasi non la tengono in piedi. L'orologio segna le 23:47 e lei è ancora al lavoro.
Un mal di testa sahariano. Sconfinato. Ma deve finire. Il suo dovere è quello. Le sue mani scivolano sull'asse, fino a sistemare anche i piccoli dettagli. I gesti sono sempre uguali ma ogni volta è come se fossero nuovi. Un attimo di attesa. È stanca tanto stanca, ma deve finire. Dalle 8 non si è fermata un attimo. Fedele, operosa, con la testa china continua quel compito ingrato ma utile. Anzi indispensabile. "Nella buona e nella cattiva sorte", ripete. Lei sa che sta facendo il suo dovere. Potrebbe essere in una qualsiasi balera ma no. Stoica. Il dovere prima di tutto.
Sa che ha quasi finito, lo sente. Si gira, con un sorriso (stanco anche quello). "Sarà l'ultima, questa" pensa.
Alza lo sguardo. Cade il merito, sembra che stia per svenire.

"Ma stiamo scherzandoooooooooo???????"

Andate via tutti. Lasciatemi sola. Non stavo cucendo palloni ma stirando camicie. Molto, molto peggio. Davanti a me ce ne sono ancora 17. 17, capito? E sono 4 ore che stiro. 4. Ma quante camicie può vere un uomo? Andate via tutti. Lasciatemi sola.

Ma rimanere insieme nella buona e nella cattiva sorte, vorrà mica dire che le camicie se le deve stirare anche il Signor Pistacchio?

S.

PS: Almeno facciamo 50, 50.

venerdì 25 marzo 2011

Animali di casa / 1


Da quando è entrata a far parte della famiglia, Eva ha sempre dato pochi problemi. Non è facile nascere serpente e mantenere un atteggiamento fedele e rispettoso.
Nell'economia domestica, Eva aiuta prevalentemente a bloccare il maestrale che entra a folate sotto la porta di casa.
Ancora non ha deciso cosa fare la prossima estate. L'altro giorno abbiamo visto che stava cercando annunci per una serpe alla pari in qualche paese del nord Europa.
Una volta mi ha confidato che quando era piccola voleva lavorare in un negozio di scarpe.
Detesta le feste di carnevale e soprattutto le mele.

domenica 14 novembre 2010

Come eravamo


A causa di lavori di ammodernamento nella dimora di T5, si avvisano i gentili ospiti di attendere con pazienza fino a quando non sarà nuovamente possibile riceverli per il consueto consumo di alcolici serale.
Certi che saprete aspettare l'imminente arrivo della cantinetta dei vini, ci scusiamo per l'inconveniente.

martedì 9 novembre 2010

Premio F.A.V.A.


C'è il Premio Nobel, che ogni anno ci delizia con riconoscimenti inutili sui temi più disparati. Il premio Strega, gli Emmy, Miss Italia, il Festival di Cannes, il Festival di Sanremo e il Festival del cioccolato.
A Casa Catelani, per non sentirci inferiori a nessuno, abbiamo ideato il Premio F.A.V.A.

Ecco, lo sapevo. Cosa ridete? Il Premio F.A.V.A. è molto di più di queste onorificenze sporadiche. È il Premio quotidiano per Fatti Assolutamente Veri Accaduti. Di che tipo di fatti si tratti, lo dice il nome stesso. È un premio ambito che ogni giorno vede schierati in battaglia, accanitissimi, la sottoscritta e il Catelani.

La sera, verso le 11 al massimo, si decreta, a giudizio insindacabile di uno dei due, il vincitore.
Stasera ho vinto io, staccando di molto il Catelani che - pietoso - per cercare di riprendermi, ha rovesciato un bicchiere pieno d'acqua su computer di lavoro e pavimento.
Niente da fare, io ormai ero già in volata. In volata davvero.

Brevemente. Qui a Milano i mezzi pubblici funzionano alla grande. Ma pervasa da uno spirito green che non sapevo nemmeno di avere, probabilmente disinibita dai fumi della raccolta differenziata, ho deciso di acquistare un bicicletta nera e di spostarmi così su due ruote poetiche, sfrecciando tra macchine e tram.
Dopo 110 m dall'acquisto, 110 m fatali, prendo contatto da vicino, molto da vicino, con ciò che da sempre mi veniva ripetuto su Milano: "occhio alle rotaie del tram".
Così, ho fatto davvero la volata, ma per terra. Ho battuto una mina micidiale dopo neanche 60 secondi che avevo la mia bicicletta nuova. Ho fatto anche tutto in autonomia, compreso bloccare il traffico di corso San Gottardo che non riusciva a capire chi fosse la fava (per l'appunto) che era riuscita a finire sotto una macchina da sola. Mi è anche passato accanto un ciclista esperto che, ben lontano dal darmi una mano, mi ha guardato con un'espressione a metà tra il disprezzo e la tenerezza.

È stato orribile, ma per il Premio F.A.V.A. questo e molto, molto altro.

S.

mercoledì 27 ottobre 2010

Un ordinario mercoledì di follia

Saschia chiama casa Masini.

Tuu tuu tuu
"Sì, pronto, ciao Adalberto, sono la Saschia."
"No, Adalberto è fuori a spazzare le foglie in giardino"
"Ah, ok, tanto io cercavo la mamma"
"Non c'è. È a prendere le bambine a scuola"

"Ah..."
"Arrivederci"

(tu tu tu tu tu tuuu
... rifletto un secondo e mi domando. Ma chi caspita era a telefono?)

"Scusi, a proposito, ma lei chi caLLo è??? Il killer che ha ucciso tutta la mia famiglia??"

La Tati non mi risponde al cellulare. Speriamo bene.

Si va di nulla. Da una parte un marito che mi vuole sterminare con la mozzarella chimica. Dall'altra una famiglia - probabilmente - in ostaggio di un pazzo.