A Casaperta tutti sono invitati.
La procedura è piuttosto semplice: suonate il campanello e annunciatevi.
(Non risulta che abbiamo mai lasciato fuori nessuno, considerando che gli elettori di Ingroia non si sono presentati. All'attivo solo qualche disperso al quarto piano VIP, quello con l'ascensore.)
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martedì 22 ottobre 2013
Casaperta - le regole del gioco
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lunedì 21 ottobre 2013
Genesi di un tweet viola
Con l'antipatia per la Juventus ci sono nato. Da quando sono piccino, sono stato circondato da un odio profondo per quella squadra, che troppe angherie e sopraffazioni ha fatto alla Fiorentina (e al mondo intero, ma quello mi ha sempre interessato meno). Ero appena nato e ci rubarono lo scudetto dell'82, avevo l'età della ragione quando fummo spediti a giocare la finale di Coppa Uefa ad Avellino (Avellino! ancora non ci si può credere), senza poi parlare dell'affare Baggio e di tutto il resto.
Immagino, perdonate la leggerezza del confronto, sia come per bambino nato in un campo di rifugiati per ragioni etniche. E' normale non sopportare quelli che perseguitano la tua gente e che alla fine ti hanno costretto a stare là.
Immagino, perdonate la leggerezza del confronto, sia come per bambino nato in un campo di rifugiati per ragioni etniche. E' normale non sopportare quelli che perseguitano la tua gente e che alla fine ti hanno costretto a stare là.
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mercoledì 11 aprile 2012
Andamento lento
Ci dovevamo arrivare prima o poi. È stato un procedimento lungo, complesso. Partito da posizioni da yuppie, antifricchettone da sempre, sono salpato dal porto del mio ombelico, ho viaggiato, riflettuto e ho riattraccato trasformato in no global conservatore.
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domenica 19 febbraio 2012
Consigli per giovani sposi
Alcuni giorni fa due coppie di amici alle quali vogliamo molto bene ci hanno annunciato il loro matrimonio. Con un'esperienza che dura la bellezza di 17 (diciassette) mesi, ecco alcuni consigli che vorremmo dare a tutti coloro che si stanno per sposare:
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domenica 4 settembre 2011
Il regalo di anniversario
Cos'è mai questa mania di fare regali per gli anniversari?! Vecchi dentro, gerontici, quasi al confine con il preistorico. La vera svolta, fatevelo dire da chi se ne intende, è farli i regali, invece che riceverli. Aprire il cuore, le borse e i portafogli.
Così, per festeggiare in modo degno l'anniversario di matrimonio, ho scelto questa strada, in un percorso a difficoltà progressive.
La prima: via il marito.
Giusto, perché festeggiare in due quando si può benissimo pensarci da soli? È il principio base dell'operatività: chi fa da sé fa per tre. O non ci vorremo mica ridurre come gli nepalesi, che stanno in 5 a fare quello che sarebbe ridicolo anche per un bambino?
La seconda: via il cellulare.
Massì, abbandoniamo il simbolo dell'era contemporanea, della comunicazione liquida, del flusso di parole. Tanto, direte voi, non rispondevi mai!
Massì! E se poi l'obiettivo è darlo a due zingari che, poverini, chissà da quanto non facevano una telefonata a casa loro... beh, come non sentirsi subito persone migliori? Vi confesso, ci sono rimasta un pò male perché non mi hanno rubato anche la borsa.
In questo modo, se avevo una chance di sentire qualche voce amica che mi chiamasse per ricordare insieme il 4 di settembre di un anno fa (visto che, ripeto, non ho il marito), l'ho definitivamente persa.
Ma io sono una persona positiva e quindi prendo il buono delle cose. E il buono è: furto = denuncia ai Carabinieri di prima mattina. Qualche perla deve venire fuori di sicuro. E infatti. I Carabinieri sono una sicurezza. Non ti deludono mai.
Caserma, ore 10,45. Solite domande, solite risposte. Gongolando già perché avevo fatto il mio dovere di bambina ordinata conservando la scatola del cellulare, mi viene consegnata la denuncia, che riporta:
"Con la presente denuncio il furto del mio telefono cellulare marca blablabla. Lo stesso veniva asportato da un tavolino presso il locale "La loggia del pesce", sito in zona S. Ambrogio, mentre mi trovavo intenta a conversare con la mia amica."
I fiorentini sanno bene che La Loggia del Pesce non è un locale.
"Ma coss'è? 'na pizzeria?"
No, è una loggia.
"Un ristorante di pesce?"
No, è una loggia e sotto ci sono dei tavolini.
"Vabbuò."
Secondo voi, tralasciando il fatto che leggendo ci faccio la figura della cerebrolesa che pensava solo a chiacchierare con la sua amica, la denuncia di furto in un posto che non esiste è valida comunque?
S.
PS: A tutti coloro che leggono questo post chiederei gentilmente di mandarmi una mail con il loro numero di cellulare e magari anche con quello di chi pensate mi potrebbe servire! Passateparola!
Così, per festeggiare in modo degno l'anniversario di matrimonio, ho scelto questa strada, in un percorso a difficoltà progressive.
La prima: via il marito.
Giusto, perché festeggiare in due quando si può benissimo pensarci da soli? È il principio base dell'operatività: chi fa da sé fa per tre. O non ci vorremo mica ridurre come gli nepalesi, che stanno in 5 a fare quello che sarebbe ridicolo anche per un bambino?
La seconda: via il cellulare.
Massì, abbandoniamo il simbolo dell'era contemporanea, della comunicazione liquida, del flusso di parole. Tanto, direte voi, non rispondevi mai!
Massì! E se poi l'obiettivo è darlo a due zingari che, poverini, chissà da quanto non facevano una telefonata a casa loro... beh, come non sentirsi subito persone migliori? Vi confesso, ci sono rimasta un pò male perché non mi hanno rubato anche la borsa.
In questo modo, se avevo una chance di sentire qualche voce amica che mi chiamasse per ricordare insieme il 4 di settembre di un anno fa (visto che, ripeto, non ho il marito), l'ho definitivamente persa.
Ma io sono una persona positiva e quindi prendo il buono delle cose. E il buono è: furto = denuncia ai Carabinieri di prima mattina. Qualche perla deve venire fuori di sicuro. E infatti. I Carabinieri sono una sicurezza. Non ti deludono mai.
Caserma, ore 10,45. Solite domande, solite risposte. Gongolando già perché avevo fatto il mio dovere di bambina ordinata conservando la scatola del cellulare, mi viene consegnata la denuncia, che riporta:
"Con la presente denuncio il furto del mio telefono cellulare marca blablabla. Lo stesso veniva asportato da un tavolino presso il locale "La loggia del pesce", sito in zona S. Ambrogio, mentre mi trovavo intenta a conversare con la mia amica."
I fiorentini sanno bene che La Loggia del Pesce non è un locale.
"Ma coss'è? 'na pizzeria?"
No, è una loggia.
"Un ristorante di pesce?"
No, è una loggia e sotto ci sono dei tavolini.
"Vabbuò."
Secondo voi, tralasciando il fatto che leggendo ci faccio la figura della cerebrolesa che pensava solo a chiacchierare con la sua amica, la denuncia di furto in un posto che non esiste è valida comunque?
S.
PS: A tutti coloro che leggono questo post chiederei gentilmente di mandarmi una mail con il loro numero di cellulare e magari anche con quello di chi pensate mi potrebbe servire! Passateparola!
A contare si inizia da uno
lunedì 28 marzo 2011
Nella buona e nella cattiva sorte | Atto I
INT. T5, Milano - notte
Lei è stanca, tanto stanca. Le sue membra quasi non la tengono in piedi. L'orologio segna le 23:47 e lei è ancora al lavoro.
Un mal di testa sahariano. Sconfinato. Ma deve finire. Il suo dovere è quello. Le sue mani scivolano sull'asse, fino a sistemare anche i piccoli dettagli. I gesti sono sempre uguali ma ogni volta è come se fossero nuovi. Un attimo di attesa. È stanca tanto stanca, ma deve finire. Dalle 8 non si è fermata un attimo. Fedele, operosa, con la testa china continua quel compito ingrato ma utile. Anzi indispensabile. "Nella buona e nella cattiva sorte", ripete. Lei sa che sta facendo il suo dovere. Potrebbe essere in una qualsiasi balera ma no. Stoica. Il dovere prima di tutto.
Sa che ha quasi finito, lo sente. Si gira, con un sorriso (stanco anche quello). "Sarà l'ultima, questa" pensa.
Alza lo sguardo. Cade il merito, sembra che stia per svenire.
"Ma stiamo scherzandoooooooooo???????"
Andate via tutti. Lasciatemi sola. Non stavo cucendo palloni ma stirando camicie. Molto, molto peggio. Davanti a me ce ne sono ancora 17. 17, capito? E sono 4 ore che stiro. 4. Ma quante camicie può vere un uomo? Andate via tutti. Lasciatemi sola.
Ma rimanere insieme nella buona e nella cattiva sorte, vorrà mica dire che le camicie se le deve stirare anche il Signor Pistacchio?
S.
PS: Almeno facciamo 50, 50.
Lei è stanca, tanto stanca. Le sue membra quasi non la tengono in piedi. L'orologio segna le 23:47 e lei è ancora al lavoro.
Un mal di testa sahariano. Sconfinato. Ma deve finire. Il suo dovere è quello. Le sue mani scivolano sull'asse, fino a sistemare anche i piccoli dettagli. I gesti sono sempre uguali ma ogni volta è come se fossero nuovi. Un attimo di attesa. È stanca tanto stanca, ma deve finire. Dalle 8 non si è fermata un attimo. Fedele, operosa, con la testa china continua quel compito ingrato ma utile. Anzi indispensabile. "Nella buona e nella cattiva sorte", ripete. Lei sa che sta facendo il suo dovere. Potrebbe essere in una qualsiasi balera ma no. Stoica. Il dovere prima di tutto.
Sa che ha quasi finito, lo sente. Si gira, con un sorriso (stanco anche quello). "Sarà l'ultima, questa" pensa.
Alza lo sguardo. Cade il merito, sembra che stia per svenire.
"Ma stiamo scherzandoooooooooo???????"
Andate via tutti. Lasciatemi sola. Non stavo cucendo palloni ma stirando camicie. Molto, molto peggio. Davanti a me ce ne sono ancora 17. 17, capito? E sono 4 ore che stiro. 4. Ma quante camicie può vere un uomo? Andate via tutti. Lasciatemi sola.
Ma rimanere insieme nella buona e nella cattiva sorte, vorrà mica dire che le camicie se le deve stirare anche il Signor Pistacchio?
S.
PS: Almeno facciamo 50, 50.
lunedì 11 ottobre 2010
E se fosse una questione di ritmo?
Pubblichiamo, per chi si fosse un attimo assopito, per chi non avesse sentito, per chi era distratto, per chi la voleva risentire, per chi non c'era, o semplicemente, soprattutto, per noi, l'intenzione della sorella Ilaria e di Matteo.
"E se fosse una questione di ritmo?
Tutti i sentimenti della vita scaturiscono da questo segreto: il ritmo delle cose.
E ci vuole pochissimo per mancare l’amore, quando le cose si dispiegano troppo lente o troppo veloci."
P. Sorrentino
L’amore è vitale e la vita può essere:
un’eclissi solare, tanta bicicletta,
apprezzare le diversità altrui,
addormentarsi da soli, lo studio,
le stesse esperienze, le diverse esperienze,
la fatica, la discussione e il confronto,
il riposo, la sintonia e il piacere di scoprire che la pensi allo stesso modo,
la convivenza, la tua città, il mare,
un lettone scomodo,
il fare la spesa, la canoa, i cani,
il silenzio della campagna, il rumore dell’autostrada,
i bilanci,
un altro 4 settembre,
un sagrato di una chiesa per stare più vicini a Dio,
una casa nuova, le cene, gli amici,
l’ordine e il disordine,
km di siepe e ringhiere,
un lettone finalmente comodo,
elia detto pillow,
la professione,
altri amici, e ancora tante cose da imparare,
il detto, il non detto,
il pensiero e l’esperienza,
le lucciole che non ci sono più,
le cravatte, la musica, correre,
i riti di cui avremmo tanto bisogno, ma ai quali non riusciamo più a star dietro,
le porte finestre, il cuculo, il teatro,
un’altra nina,
ridere, dormire tutta la notte,
la scuola, le au pair, il cinema,
le tartarughe, i libri, il canone,
la confusione, i giochi,
babbo natale e le sue storie,
ballare in salotto, andare a cena fuori,
il tempo che corre veloce,
un altro bambino senza nome,
la tenda, la sabbia, le apuane,
il vino e i parenti,
il ritmo appunto,
i dettagli,
ma soprattutto: le sfumature.
Buon viaggio anche a voi.
Ilaria e Matteo
"E se fosse una questione di ritmo?
Tutti i sentimenti della vita scaturiscono da questo segreto: il ritmo delle cose.
E ci vuole pochissimo per mancare l’amore, quando le cose si dispiegano troppo lente o troppo veloci."
P. Sorrentino
L’amore è vitale e la vita può essere:
un’eclissi solare, tanta bicicletta,
apprezzare le diversità altrui,
addormentarsi da soli, lo studio,
le stesse esperienze, le diverse esperienze,
la fatica, la discussione e il confronto,
il riposo, la sintonia e il piacere di scoprire che la pensi allo stesso modo,
la convivenza, la tua città, il mare,
un lettone scomodo,
il fare la spesa, la canoa, i cani,
il silenzio della campagna, il rumore dell’autostrada,
i bilanci,
un altro 4 settembre,
un sagrato di una chiesa per stare più vicini a Dio,
una casa nuova, le cene, gli amici,
l’ordine e il disordine,
km di siepe e ringhiere,
un lettone finalmente comodo,
elia detto pillow,
la professione,
altri amici, e ancora tante cose da imparare,
il detto, il non detto,
il pensiero e l’esperienza,
le lucciole che non ci sono più,
le cravatte, la musica, correre,
i riti di cui avremmo tanto bisogno, ma ai quali non riusciamo più a star dietro,
le porte finestre, il cuculo, il teatro,
un’altra nina,
ridere, dormire tutta la notte,
la scuola, le au pair, il cinema,
le tartarughe, i libri, il canone,
la confusione, i giochi,
babbo natale e le sue storie,
ballare in salotto, andare a cena fuori,
il tempo che corre veloce,
un altro bambino senza nome,
la tenda, la sabbia, le apuane,
il vino e i parenti,
il ritmo appunto,
i dettagli,
ma soprattutto: le sfumature.
Buon viaggio anche a voi.
Ilaria e Matteo
venerdì 1 ottobre 2010
Thanks to
Grazie a chi è venuto da lontano, a chi è venuto da vicino e a chi non è venuto affatto. Grazie a chi ha parlato e a chi si è vestito da donna. A chi ha suonato. A chi sembra abbia perso ma in realtà prepara la riscossa.
Grazie al carpaccio, prossimo protagonista di "Chi l'ha visto". Grazie ai nostri genitori. Grazie ad Althea e Ariel per aver scosso i miei indugi rompendomi il vestito dopo nemmeno due ore che l'avevo addosso. Grazie alla Mirella, runner sarta. Grazie a ignoti per avergli dato il colpo di grazia rompendolo di nuovo.
Grazie al Prosecco Giavi, all'Annick, al Pinot Bianco Picech e al Chianti Classico Villa Pomona, vecchi compagni di bevute. Grazie a Fede, per averci indicato la via della misura. Grazie all'Ila e Matte, inconsapevoli testimonial del MPV.
Grazie a chi si è entusiasmato alla vista dell'Open Bar, come se fino a quel momento avesse dovuto pagare per bere. Grazie ad Ale.
Grazie a chi è venuto in chiesa per noi. Grazie a Don Franco che ci chiama "tesorini miei". Grazie alla signora del fritto per salvaguardare il fegato dei nostri ospiti offrendo una sola zucchina alla volta. Grazie al bambino che di zucchine ne voleva due è che ancora oggi gira sotto scorta.
Grazie alle zie. Grazie al Veneto per averci prestato 6 cavalli di razza. Grazie al Piemonte per regalarci 4 piemontesi atipici!
Grazie a chi non è rimasto per ballare e a chi ha fatto chiusura. Grazie a Nord sud ovest est. Grazie a Rani per averci prestato la 500 che ci stava per abbandonare in autostrada. Grazie al Carletti per averci fatto rischiare la vita per una foto al casello di Firenze Certosa. Grazie anche alla signora che a quel casello ci ha urlato con odio "sciagurati!".
Grazie all'aspirapolvere della chiesa che non funzionava. Grazie alle due promesse della diocesi fiorentina. Grazie ai discorsi corti. E anche alle supercazzole. Grazie allo psyllogel.
Grazie a Chiara e Lapo. E loro sanno perchè.
Grazie all'outlet di Barberino per averci evitato una gita a Milano Marittima. Grazie anche a chi pensava che volessimo un aperitivo tipo quelli milanesi.
Grazie al Dott. Z., avamposto inespugnabile agli amici molesti che volevano insidiare la nostra prima notte di nozze. Grazie di esistere agli amici molesti. Grazie a chi non ha neanche risposto all'invito.
Grazie a chi si è entusiasmato. A chi si è annoiato. A chi ha mangiato e a chi non ha mangiato.
Infine, grazie a quei due matti che si sono accorti che ci sono così tante persone che gli vogliono bene.
Grazie al carpaccio, prossimo protagonista di "Chi l'ha visto". Grazie ai nostri genitori. Grazie ad Althea e Ariel per aver scosso i miei indugi rompendomi il vestito dopo nemmeno due ore che l'avevo addosso. Grazie alla Mirella, runner sarta. Grazie a ignoti per avergli dato il colpo di grazia rompendolo di nuovo.
Grazie al Prosecco Giavi, all'Annick, al Pinot Bianco Picech e al Chianti Classico Villa Pomona, vecchi compagni di bevute. Grazie a Fede, per averci indicato la via della misura. Grazie all'Ila e Matte, inconsapevoli testimonial del MPV.
Grazie a chi si è entusiasmato alla vista dell'Open Bar, come se fino a quel momento avesse dovuto pagare per bere. Grazie ad Ale.
Grazie a chi è venuto in chiesa per noi. Grazie a Don Franco che ci chiama "tesorini miei". Grazie alla signora del fritto per salvaguardare il fegato dei nostri ospiti offrendo una sola zucchina alla volta. Grazie al bambino che di zucchine ne voleva due è che ancora oggi gira sotto scorta.
Grazie alle zie. Grazie al Veneto per averci prestato 6 cavalli di razza. Grazie al Piemonte per regalarci 4 piemontesi atipici!
Grazie a chi non è rimasto per ballare e a chi ha fatto chiusura. Grazie a Nord sud ovest est. Grazie a Rani per averci prestato la 500 che ci stava per abbandonare in autostrada. Grazie al Carletti per averci fatto rischiare la vita per una foto al casello di Firenze Certosa. Grazie anche alla signora che a quel casello ci ha urlato con odio "sciagurati!".
Grazie all'aspirapolvere della chiesa che non funzionava. Grazie alle due promesse della diocesi fiorentina. Grazie ai discorsi corti. E anche alle supercazzole. Grazie allo psyllogel.
Grazie a Chiara e Lapo. E loro sanno perchè.
Grazie all'outlet di Barberino per averci evitato una gita a Milano Marittima. Grazie anche a chi pensava che volessimo un aperitivo tipo quelli milanesi.
Grazie al Dott. Z., avamposto inespugnabile agli amici molesti che volevano insidiare la nostra prima notte di nozze. Grazie di esistere agli amici molesti. Grazie a chi non ha neanche risposto all'invito.
Grazie a chi si è entusiasmato. A chi si è annoiato. A chi ha mangiato e a chi non ha mangiato.
Infine, grazie a quei due matti che si sono accorti che ci sono così tante persone che gli vogliono bene.
sabato 4 settembre 2010
Anniversari
Un piccolo dettaglio sulla storia dei miei rapporti con Saschia.
A
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martedì 3 agosto 2010
Matrimoni comuni
Il Foglio è l'unico giornale che entrerà nella casa della fragola e del pistacchio.
Con grande tempismo, sono stati pubblicati pochi giorni fa nella rubrica "Manuale di conversazione" (che da sola varrebbe il prezzo del quotidiano) alcune affermazioni comuni sul matrimonio.
Dal momento che alcune sono tragicamente vere, siamo proprio certi che i nostri fantastici ospiti non saranno vittime del luogocomunismo? Vi chiediamo allora come contributo di prendere spunto da questo link e aggiungere qua sotto altre frasi che potrebbero essere luoghi comuni perfettamente centrati.
A voi il microfono.
A.
Con grande tempismo, sono stati pubblicati pochi giorni fa nella rubrica "Manuale di conversazione" (che da sola varrebbe il prezzo del quotidiano) alcune affermazioni comuni sul matrimonio.
Dal momento che alcune sono tragicamente vere, siamo proprio certi che i nostri fantastici ospiti non saranno vittime del luogocomunismo? Vi chiediamo allora come contributo di prendere spunto da questo link e aggiungere qua sotto altre frasi che potrebbero essere luoghi comuni perfettamente centrati.
A voi il microfono.
A.
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domenica 6 giugno 2010
Per sposarsi non ci vuole coraggio - Cronache di un addio al nubilato
Cosa ci fanno insieme del feltro, un papiro, una fascia da Miss(poso), delle domande, una fragola e molti pistacchi, la cornetta di una doccia - rotta - e i testaroli al pesto?
Non è l'inizio di una barzelletta demenziale (di quelle che fanno ridere solo Alberto per intendersi) ma un succo concentrato del fine settimana del mio addio al nubilato, cosa in sè per sè triste e un po' nazionalpopolare (affermazione che mi guadagnerà le antipatie di tanti... ma andiamo! Lo so che in fondo in fondo lo pensate tutti!) ma che le mie amiche hanno trasformato in un capolavoro.
Vi risparmio una piatta cronistoria degli eventi. Ma non posso tacere sulle perle.
Capitolo 1
"MI SPOSO!!!
Cazzi tua."
Per sposarsi non ci vuole coraggio?!!? Andiamo. Sono andata in centro vestita da fragola! Un paio di pantacollant verde, una fragola di feltro addosso e un paio di ciabatte rosa fuschia (come dice la mia nipotina) con scritto "Irene" sopra.
Ho girato per il centro a baciare porcellini e sconosciuiti (castamente sulle guancie amore, non preoccuparti, non mi svendo al primo venuto!) e a brindare con bevande ignote mangiando pistacchi.
Capitolo 2
"MI SPOSO!!!
Beata te, noi siamo disperate!"
Due ragazze bellissime, forse modelle, mi guardano - mai frase fu più corretta - dall'alto in basso. La Vale, incurante dei 30 cm circa che ci dividevano da loro (e non ho contato i tacchi) sbandiera felice il mio imminente matrimonio e loro, invece di squadrarci con compassione, si abbandonano in una confessione donna/donna, degna della migliore delle telenovelas messicane, e ci dicono: "Beata te, noi siamo disperate!". Viva la sincerità dall'alto di un tacco 15!
Capitolo 3
"CORAGGIO VS ARROGANZA."
Un personaggio che auguro a tutti voi di incontrare. L'abbigliamento di Corona, i capelli di Jovetic, lo sguardo da Ceccherini, in un total look Dolce e Gabbana. Mi guarda - mai visti prima - e mi dice: "No, cazzo, tesoro, ti sposi??! Veramente, ma perchè??". E, allontanandosi, regala questa perla al mondo:
"Per sposarsi non ci vuole coraggio. Ci vuole arroganza."
Capitolo 4
"CERTEZZE CHE CROLLANO"
Prima di sposarsi è necessario, e le mie amiche lo sanno bene, mettere in discussione le certezze che si credono di avere sul proprio fidanzato. Non so quanti potrebbero reggere al trauma di sapere che in realtà quello che credono da una vita non è vero. Mi viene fatto un test su Alberto. Quante cose so su di lui. Prima di pubblicare la versione integrale posso anticipare che - e questa gliela rinfaccerò finchè campo - dopo avermi stressato per ore per scegliere il millefoglie come dolce nunziale ("perchè, amore, è il mio dolce preferito... mi piace tantone!!!") ha osato dichiarare che il suo dolce preferito è il tiramisù, facendomi cannare la risposta correta. Maledetto. Lui, il millefoglie e il tiramisù.
Capitolo 5
"Chi rompe PAGA"
E i cocci sono suoi. Propongo di tornare a riprenderci i resti della cornetta della doccia che ci è rimastra in mano. Avendola pagata 20 euro ne avremmo diritto, vero Ele??
Capitolo 6
"TU CHIAMALE, SE VUOI, EMO"
EMO (che non è il diminuitivo di scemo, come brillantemente suggerito da Ranieri) è farsi attraversare da EMOzioni (per l'appunto) forti, anche fossero negative. Finire una domenica pomeriggio a prendere il caffè in un bar a Pontremoli e ritrovarsi a piangere come 7 viti tagliate è molto di più che essersi interrogate sulla tendenza adolescenziale del momento. È viverla. Un'esperienza da tagliarsi le vene. Metaforiche ovviamente.
In conclusione ho fatturato 0,75 centesimi dalla vendita di pistacchi (tra Firenze, Filattiera, Pontremoli e Stazzema), dormito circa 2 ore, parlato ben al di sopra delle mie capacità (ma la Franci si è offerta a perdere la voce per tutte, venendo scambiata anche per un trans all'ingresso del bagno delle signore), realizzato che, su un panel considerevole, l'affermazione "MI SPOSO" porta le persone a pensare che ti sia capitata una disgrazia megalitica, ma questo me lo lascio per un altro post.
Ultimo pensiero per i capolavori di questi due giorni. Non il papiro originale, non il vino (ottimo e abbondante), non la Lunigiana e nemmeno la popolazione maschile di Stazzema.
Mentre tornavo a casa, aprendo il cancello con la valigia in mano, mi sono sentita come un bambino su un galeone che ha scoperto il segreto dei pirati. E ho aperto il mio forziere con dentro il tesoro. C'erano le mie amiche.
S.
Non è l'inizio di una barzelletta demenziale (di quelle che fanno ridere solo Alberto per intendersi) ma un succo concentrato del fine settimana del mio addio al nubilato, cosa in sè per sè triste e un po' nazionalpopolare (affermazione che mi guadagnerà le antipatie di tanti... ma andiamo! Lo so che in fondo in fondo lo pensate tutti!) ma che le mie amiche hanno trasformato in un capolavoro.
Vi risparmio una piatta cronistoria degli eventi. Ma non posso tacere sulle perle.
Capitolo 1
"MI SPOSO!!!
Cazzi tua."
Per sposarsi non ci vuole coraggio?!!? Andiamo. Sono andata in centro vestita da fragola! Un paio di pantacollant verde, una fragola di feltro addosso e un paio di ciabatte rosa fuschia (come dice la mia nipotina) con scritto "Irene" sopra.
Ho girato per il centro a baciare porcellini e sconosciuiti (castamente sulle guancie amore, non preoccuparti, non mi svendo al primo venuto!) e a brindare con bevande ignote mangiando pistacchi.
Capitolo 2
"MI SPOSO!!!
Beata te, noi siamo disperate!"
Due ragazze bellissime, forse modelle, mi guardano - mai frase fu più corretta - dall'alto in basso. La Vale, incurante dei 30 cm circa che ci dividevano da loro (e non ho contato i tacchi) sbandiera felice il mio imminente matrimonio e loro, invece di squadrarci con compassione, si abbandonano in una confessione donna/donna, degna della migliore delle telenovelas messicane, e ci dicono: "Beata te, noi siamo disperate!". Viva la sincerità dall'alto di un tacco 15!
Capitolo 3
"CORAGGIO VS ARROGANZA."
Un personaggio che auguro a tutti voi di incontrare. L'abbigliamento di Corona, i capelli di Jovetic, lo sguardo da Ceccherini, in un total look Dolce e Gabbana. Mi guarda - mai visti prima - e mi dice: "No, cazzo, tesoro, ti sposi??! Veramente, ma perchè??". E, allontanandosi, regala questa perla al mondo:
"Per sposarsi non ci vuole coraggio. Ci vuole arroganza."
Capitolo 4
"CERTEZZE CHE CROLLANO"
Prima di sposarsi è necessario, e le mie amiche lo sanno bene, mettere in discussione le certezze che si credono di avere sul proprio fidanzato. Non so quanti potrebbero reggere al trauma di sapere che in realtà quello che credono da una vita non è vero. Mi viene fatto un test su Alberto. Quante cose so su di lui. Prima di pubblicare la versione integrale posso anticipare che - e questa gliela rinfaccerò finchè campo - dopo avermi stressato per ore per scegliere il millefoglie come dolce nunziale ("perchè, amore, è il mio dolce preferito... mi piace tantone!!!") ha osato dichiarare che il suo dolce preferito è il tiramisù, facendomi cannare la risposta correta. Maledetto. Lui, il millefoglie e il tiramisù.
Capitolo 5
"Chi rompe PAGA"
E i cocci sono suoi. Propongo di tornare a riprenderci i resti della cornetta della doccia che ci è rimastra in mano. Avendola pagata 20 euro ne avremmo diritto, vero Ele??
Capitolo 6
"TU CHIAMALE, SE VUOI, EMO"
EMO (che non è il diminuitivo di scemo, come brillantemente suggerito da Ranieri) è farsi attraversare da EMOzioni (per l'appunto) forti, anche fossero negative. Finire una domenica pomeriggio a prendere il caffè in un bar a Pontremoli e ritrovarsi a piangere come 7 viti tagliate è molto di più che essersi interrogate sulla tendenza adolescenziale del momento. È viverla. Un'esperienza da tagliarsi le vene. Metaforiche ovviamente.
In conclusione ho fatturato 0,75 centesimi dalla vendita di pistacchi (tra Firenze, Filattiera, Pontremoli e Stazzema), dormito circa 2 ore, parlato ben al di sopra delle mie capacità (ma la Franci si è offerta a perdere la voce per tutte, venendo scambiata anche per un trans all'ingresso del bagno delle signore), realizzato che, su un panel considerevole, l'affermazione "MI SPOSO" porta le persone a pensare che ti sia capitata una disgrazia megalitica, ma questo me lo lascio per un altro post.
Ultimo pensiero per i capolavori di questi due giorni. Non il papiro originale, non il vino (ottimo e abbondante), non la Lunigiana e nemmeno la popolazione maschile di Stazzema.
Mentre tornavo a casa, aprendo il cancello con la valigia in mano, mi sono sentita come un bambino su un galeone che ha scoperto il segreto dei pirati. E ho aperto il mio forziere con dentro il tesoro. C'erano le mie amiche.
S.
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giovedì 27 maggio 2010
Ok la data è giusta
martedì 25 maggio 2010
Una sposa buffa
Odio guardare per ore cataloghi con vestiti da sposa, andare alle mostre tipo "Ecco gli sposi", "Viva gli sposi", "Tutto sposi", "Senza sposi" e "Mica sposi". Il bianco inizia a farmi venire voglia di vomitare e francamente non credo di essere in grado di reggere una converszione che superi i 3 minuti sui tagli del vestito. Un minuto scarso se si parla di tessuti. Non so la differenza tra seta, raso, chiffon e shantung (ho controllato ora come si scrivesse). Forse sono un maschiaccio ma i miei adorati pantaloni larghi vincono sempre su tutto. E poi lo sapete che non so camminare sui tacchi.
Mi dicevano "Vedrai Saschia, ti proverai tanti vestiti ma a un certo punto, mentre ti aiuteranno a indossarlo, lo percepirai, tutto di un colpo. Ti sentirai tanto emozionata, ti batterà tanto il cuore e capirai che lui, solo lui, è il vestito giusto. A quel punto lo avrai scelto."
Accidenti. Un vestito e tutta questa comunicazione. Un vestito. Niente. Due vestiti. Niente. Al sesto ero, nell'ordine:
- sfavatissima perchè mi sembravo un sacco di borotalco senza scatola con questa stoffa bianca che finiva ovunque;
- divertita perchè mi sembravo ridicola come non mai (forse fatta eccezione per quando mia mamma mi ha vestito da nepalese alla festa di carnevale della III elementare);
- in mutande in un camerino a entrare e uscire da abiti bianchi aggrappata a Lorenza (la ragazza che mi aiutava) come un primate a un albero di banane;
- preoccupata dal non sentire minimamente nessuna comunicazione dalla mole bianca che divideva con me il camerino (facciamo 3/4, 1/4);
- distrutta perchè mi facevano male i piedi con le scarpetacco8 "comodissime".
Alla fine io la voce dell'abito non l'ho sentita. È probabile che abbia problemi di comunicazione.
Vi immaginerete che quindi il post si concluda con un "Allora ancora non l'hai trovato questo vestito!".
E qui vi frego. L'ho trovato, sì. Ma le uniche due voci che hanno parlato sono state quelle del mio emisfero destro e di quello sinistro. Più un messaggino di Albe e la voce della mamma di sottofondo. Cosa abbiano detto me lo tengo per un altro post.
Sfaterò un mito ma a me il vestito non mi ha detto un bel niente. Le cose sono due. O sono sorda (e già ne ho delle avvisaglie) o sono proprio una bestia.
S.
PS: Non mi chiedete come sia. Non per cattiveria, ma non saprei veramente come spiegarvelo.
Mi dicevano "Vedrai Saschia, ti proverai tanti vestiti ma a un certo punto, mentre ti aiuteranno a indossarlo, lo percepirai, tutto di un colpo. Ti sentirai tanto emozionata, ti batterà tanto il cuore e capirai che lui, solo lui, è il vestito giusto. A quel punto lo avrai scelto."
Accidenti. Un vestito e tutta questa comunicazione. Un vestito. Niente. Due vestiti. Niente. Al sesto ero, nell'ordine:
- sfavatissima perchè mi sembravo un sacco di borotalco senza scatola con questa stoffa bianca che finiva ovunque;
- divertita perchè mi sembravo ridicola come non mai (forse fatta eccezione per quando mia mamma mi ha vestito da nepalese alla festa di carnevale della III elementare);
- in mutande in un camerino a entrare e uscire da abiti bianchi aggrappata a Lorenza (la ragazza che mi aiutava) come un primate a un albero di banane;
- preoccupata dal non sentire minimamente nessuna comunicazione dalla mole bianca che divideva con me il camerino (facciamo 3/4, 1/4);
- distrutta perchè mi facevano male i piedi con le scarpetacco8 "comodissime".
Alla fine io la voce dell'abito non l'ho sentita. È probabile che abbia problemi di comunicazione.
Vi immaginerete che quindi il post si concluda con un "Allora ancora non l'hai trovato questo vestito!".
E qui vi frego. L'ho trovato, sì. Ma le uniche due voci che hanno parlato sono state quelle del mio emisfero destro e di quello sinistro. Più un messaggino di Albe e la voce della mamma di sottofondo. Cosa abbiano detto me lo tengo per un altro post.
Sfaterò un mito ma a me il vestito non mi ha detto un bel niente. Le cose sono due. O sono sorda (e già ne ho delle avvisaglie) o sono proprio una bestia.
S.
PS: Non mi chiedete come sia. Non per cattiveria, ma non saprei veramente come spiegarvelo.
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martedì 4 maggio 2010
- 4
Come quando ha nevicato sulla collina di Baroncelli.
Come la temperatura del gelato al pistacchio (perchè invece la fragola preferisce stare un po' più al caldo).
Come l'ultima camminata per Milano, ghiacciati e sereni. Guanti e tisane.
Come la Fiorentina, in queste ultime giornate.
Come 10 - 14.
Come la Patagonia in primavera.
Come la brina sul motorino quando esco di casa presto e so che non ti vedrò per altri 4 giorni.
Come il Martedì.
Come il conto alla rovescia prima della fine della scuola.
Meno quattro, come il Dante Rock prima della fine di un altro anno.
Come le cose burocratiche che rimangono da fare per questo matrimonio.
Come le righe che mancano per fare di un racconto assolutamente normale un capolavoro.
Come gli jogurt fatti a mano che ho ancora in frigo.
Come le ultime cose da fare in ufficio prima di andare via stasera.
Se 4 mesi sembrano pochi, provate a viverli lontani.
S.
Come la temperatura del gelato al pistacchio (perchè invece la fragola preferisce stare un po' più al caldo).
Come l'ultima camminata per Milano, ghiacciati e sereni. Guanti e tisane.
Come la Fiorentina, in queste ultime giornate.
Come 10 - 14.
Come la Patagonia in primavera.
Come la brina sul motorino quando esco di casa presto e so che non ti vedrò per altri 4 giorni.
Come il Martedì.
Come il conto alla rovescia prima della fine della scuola.
Meno quattro, come il Dante Rock prima della fine di un altro anno.
Come le cose burocratiche che rimangono da fare per questo matrimonio.
Come le righe che mancano per fare di un racconto assolutamente normale un capolavoro.
Come gli jogurt fatti a mano che ho ancora in frigo.
Come le ultime cose da fare in ufficio prima di andare via stasera.
Se 4 mesi sembrano pochi, provate a viverli lontani.
S.
mercoledì 21 aprile 2010
Habemus ecclesiam
Un amico una volta mi ha detto che quando esce con me si porta sempre dietro il passaporto perchè non si sa mai, a seguirmi, dove si possa finire. Facilmente condivisibile, visto che più o meno tutti mi hanno seguito almeno una volta nelle sperimentazioni di trattorie da camionisti nei posti più sperduti della Toscana.
E dal momento che il lupo perde il pelo ma non il vizio, non volevate mica che trovassimo una chiesa di città, urbana e rassicurante? Non sarebbe stato nel nostro stile. Volete mettere l'ebrezza della Firenze - Siena, i campi, gli ulivi, le viti, le strade di campagna dove il vero guidatore può dare il meglio di sè, l'istinto di essere i nuovi Indiana Jones del Chianti? Potevate veramente rinunciare a tutto questo? Da buona creativa so che l'umano ha bisogno di fantasia.
E dopo aver girato più o meno tutta la diocesi e conosciuto dei personaggi mitologici, abbiamo trovato la nostra chiesa.
San Pietro in Bossolo. Tavernelle.
Chiesa romanica che ha circa 1000 anni. E li porta alla grande. Pietra, pietra, pietra. E storie fantastiche. Una sola per tutte: un Pievano stava facendo un'omelia. Gli uomini stavano fuor di chiesa perchè era arrivato i'Pallaio con il suo spettacolo e le donne in chiesa chiaccheravano tra di loro. Arrivato alla soglia massima di sopportazione, tuonò (anzi meglio, tonò) dall'altare: "Ora agli omini gli levo le palle e alle donne ci penso io."
4 settembre, San Pietro in Bossolo. Save the date.
S.
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martedì 30 marzo 2010
Come due canguri

Alberto senza Saschia tende a immalinconirsi. Come un cucciolo di canguro senza stare nella tasca.
Saschia senza Alberto tende a dare troppo sfogo alla sua immaginazione. Come se quella tasca fosse tutto il mondo intorno.
Alberto ha bisogno di ridere. Saschia di ritornare con i piedi per terra.
Alberto ha decisamente bisogno di un megafono, Saschia di un Amplifon.
Forse è per questo che ci sposiamo.
martedì 9 marzo 2010
Decisioni istantanee
Anche noi ne vogliamo una così. Demenziale, geniale.Abbiamo il fotografo.
Questo non vi scoraggi ad armarvi di macchine fotografiche di ogni tipo e gettarvi nell'agone lanciato appositamente per i nostri amici aspiranti fotografi. Dalla Polaroid alla Eos. Voglio vedere più obiettivi che teste. E lanciare una sfida. Vince il bacio della sposa (ambitissimo, lo so...) chi riesce a farmi venire bene in una foto. Chi ci ha provato sa che è arduo. Arduissimo.
Poi, giusto per essere chiari fin dall'inizio, allerto già tutti gli amici di prepararsi perchè vi sarà richiesto un contributo attivo. La foto ne è esempio.
S.
venerdì 5 marzo 2010
Armi e bagagli
Stamani un tipo mi fa: "Ma te il venerdì giri sempre con la valigia?". Lì per lì taccio. Poi rispondo: "Sì, ma sarebbe giusto che la portassi anche gli altri giorni, per lo meno dal 4 settembre in poi. Mi sposo".
A
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