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mercoledì 28 marzo 2012

Case infestate



Se state pensando a poltergeist, spiriti, presenze, fantasmi, catene e passi nella notte siete fuori strada. 
Credo di aver capito come mai si usi il termine "case infestate" sia quando si parla di spiritelli che quando si parla di bestie. E dopo essermi pure presa il cazziatone da Albe perché non sapevo che cosa fossero le blatte (scusate se a Bagno a Ripoli, a casa mia, si parlava genericamente di scarafaggi e/o bestiacce), ufficialmente lo dichiariamo: abbiamo bisogno di una disinfestazione.
O forse, dopo quello che abbiamo visto ieri sera, sarebbe più corretto parlare di esorcismo.

mercoledì 15 febbraio 2012

Milano e un cielo azzurro ma non troppo


Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

lunedì 26 luglio 2010

Crisi di identità

Appuntamento Lunedì 19, ore 8,31 davanti al Comune di Bagno a Ripoli.

Arriva Albe. Camicia - immancabile - celeste con le cifre, pantalone safari di lino beige, timberland modello barca ai piedi. Chicchissimo. Gli manca un fucile e una jeep e lo potrei portare direttamente a sparare ai leoni.
Arriva Saschia. Pantaloni rossi, maglietta a maniche corte "anti idols rule" con una maxi linguaggia americana davanti.
Sembriamo una liceale e un quarantenne. Vabbè che nessuno si scandalizza più di nulla, ma insomma, a volte gradirei mantenere un certo decoro. Darmi un tono.
Iniziamo la procedura delle pubblicazioni*. L'Istat ci domanda quale sia il nostro mestiere. Ma porca vacca, perchè non mi vesto mai seria in queste occasioni semi ufficiali?!
Il mio mestiere non mi aiuta. Rispondo: "Pubblicitaria".
La signora dell'Anagrafe mi guarda e - lo so - sta pensando: "Sì, ma di mestiere?".

Si apre nella mia testa, nel Sàrd Disk, il solito siparietto di quando devo spiegare che cosa faccio. Quando devo spiegare che non sono una grafica, nè una pittrice, non so disegnare e, meno che mai, sono una modella che le pubblicità le recita. Non ho fatto nessuna pubblicità di detersivi o dentifrici, come credeva mia nonna, Bruna la terribile. La verità è che sono in difficoltà. Scrivo? Penso? Sono strategica? Tattica? O semplicemente - che volgarité - un'operativa?
Signora, abbia pazienza, non glielo so spiegare nemmeno io quale sia il mio mestiere, ci crede?

"Ma pubblico o privato?"

La domanda mi riporta alla realtà. La signora, con tanta, tanta umanità, è andata avanti.
Questo, probabilmente, solo perchè ero la catechista di suo figlio.

Il prossimo che mi dice che la Grazia di Dio non esiste, gli punto Albe versione safari-in-kenya addosso. Carabina compresa.


S.

* Giuro che fonderò un partito, il MAPPP - Movimento anti panico per pubblicazioni - che abbia come unico scopo quello di tranquillizzare i promessi sposi presi dall'angoscia. I tre mesi di anticipo sono una bufala, anzi un bufalo, un'enorme bischerata insomma.