Sabato sera, ristorante consigliato dal mio parrucchiere. Dritta sicura.
Locale accogliente, Clientela mista italiani/stranieri (stranieri mediamente evoluti).
Per l'appunto, negli stessi minuti si sta giocando milan fiorentina. Visto che su un muro campeggia un giglio con una grande scritta "San Frediano viola", mi sento autorizzato a chiedere intorno alle 10.30 quanto sia finita la partita. Tommaso, un cameriere alto e pelato, risponde pronto: "Non lo so e non mi interessa. Il calcio moderno non mi piace". In tempo zero, è già un mio idolo assoluto, che colloco nella top ten dei personaggi di cui avere un poster un camera, tra i quali: il comandante Marcos, Bava Beccaris, Freddie Mercury e il generale San Martin. Nel mio piatto la tagliata, già interessante, vira decisamente verso l'"eccellente".
Arrivati all'altezza di cantucci e vin santo, l'Idolo torna alla carica: "Mi piace lavorare qua, siamo tutti ultras". Tra i discorsi meno seri, ci confida che è contentissimo perché sta per diventare babbo.
Insomma, se volete mangiare la carne buona, andate al ristorante i'Raddi nell'unica parte di Firenze che ancora assomiglia a se stessa.
Se dichiarate che vi mancano le cariche della polizia in curva vi fanno anche il 20% di sconto.
A.
Ps. i gobbi -giustamente- rimangono fuori.
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venerdì 26 novembre 2010
I ragazzi di San Frediano
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domenica 19 settembre 2010
Chi non Salta...

Girovagando per il cosiddetto nord ovest andino, nella città di Salta ci siamo imbattuti in una manifestazione contro l'introduzione della tessera del tifoso, alla quale io e Saschia ci siamo prontamente uniti.
Sotto lo sguardo vigile della polizia, gli ultras hanno scandito cori quali "No al calcio moderno" e "Questo calcio ci fa skyfo".
Da parte nostra, abbiamo dato il nostro contributo con lo striscione "Il nostro orgoglio non è in v€ndita. Via i Della Valle da Firenze", a lungo applaudito dai presenti.
Alleghiamo documentazione fotografica.
A.
mercoledì 8 settembre 2010
Cultura in Argentina / 1

Il contributo dell'Argentina alla cultura mondiale è stato determinante.
Per darvi un esempio, questo è il campo dove Messi ha cominciato a giocare a pallone.
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domenica 21 febbraio 2010
La realtà delle cose - atto II
La realtà delle cose parla di fatti.
I fatti hanno l'odore di pop corn misti a fumogeni. Il sapore di sigarette, canne e tutto lo scibile fumabile. Il rumore di bestemmie (con conseguenti atti di riparazione), infamate all'arbitro, cori, commenti e nefandezze verbali di vario tipo.
Come avrete intuito siamo allo stadio. Fiorentina Livorno. Il tempo (metereologico) ci avvicina più a una tempesta che a una domenica pomeriggio di città. Sembra di essere sulla nave dei corsari.
Con la mia benda sull'occhio e il coltellaccio tra i denti mi volto verso Capitan Albertino, che, dal suo posto, grattandosi il mento, scruta l'orizzonte della porta avversaria. Azione della viola. Gol sbagliato clamorosamente.
Il pirata che è in lui esce fuori. Si alza, diventa rosso, urla, impazzisce, agisce.
L'Artemio Franchi da oggi pomeriggio ha un seggiolino in meno. Il pirata ha lasciato il segno.
S.
PS: E proprio a quel seggiolino dedichiamo i nostri 6 anni di fidanzamento - che festeggiamo oggi. Allo stadio.
sabato 13 febbraio 2010
La realtà delle cose

Dopo tanti anni di fidanzamento, io e Saschia ci conosciamo molto bene. Non sarei tuttavia sicuro di lanciarmi nell’avventura matrimoniale se lei non mi avesse mai visto dal vivo allo stadio per almeno una dozzina di partite. Rimanga tra noi, ma questo è uno dei motivi per cui le ho regalato un abbonamento in passato, incorrendo nel biasimo della maggior parte degli amici.
Nel caso di un monomaniaco calcistico come me, malattia alla quale si è recentemente affiancata una necessità di saldare riferimenti identitari per via dell’esilio milanese, lo stadio rappresenta un ambiente conoscitivo ideale per il futuro coniuge. I nervi si scoprono e con essi la trama dell’animo umano, che mostra i propri connotati più ferini.
Era giusto che Saschia sapesse. Le avevo già raccontato in passato del mio concetto di calcio come esperienza catartica ma non potrei giurare che avesse capito. E’ una reazione comune. Quando parlo con la luce negli occhi di:
- seggiolini divelti
- cassonetti incendiati
- l’odore fumoso e pungente dei fumogeni (“Mi piace l’odore dei fumogeni, la sera…”)
- quello scarabeo bianco che scorrazzava impennando sotto la fiesole (fiorentina-juventus 1-0, Oliveira che crossa dalla trequarti, Batistuta che salta 40 cm più di Montero, la palla si insacca e lui che esulta suonando la chitarra, seguono cori irriguardosi nei confronti di marcello lippi)
- rotolare per 20m giù dalle gradinate della fiesole per un gol di edmundo sotto il diluvio (Fiorentina Udinese 1-0, al 90’ Edmundo-Rui Costa che chiude il triangolo-Edmundo che si ferma un istante per guardare il portiere avversario e lo trafigge con un bolide all’incrocio, poi chissà che è successo io sono volato di sotto e la gente cantava anche sui motorini, in mezzo al traffico del ritorno)
- …
Raccontando questo tipo di esperienze colorite, vissute poco più di dieci anni fa, sembra di confrontarsi con il pleistocene. Lo stadio oggi è cambiato, è arrivato il terzo tempo, il divieto agli striscioni, i tornelli, gli steward, Sky e tutto quelle baracconate che hanno strappato dal gioco quel quid di evasione che rendeva felici i calciofili, a beneficio di soggetti che poco hanno a che vedere col calcio, come le comitive familiari.
In ogni caso, già il fatto di ammettere da parte mia la liceità della presenza femminile è stato un grosso passo avanti, indice del mio grande amore (che Saschia ha subito colto con gratitudine).
Dico questo perché allo stadio do il peggio di me ed è giusto conoscermi in questi aspetti. Saschia accetta, senza sembrare particolarmente disturbata.
Da parte mia, l’altra sera in occasione di Fiorentina Roma credo di aver dato una pessima prova di me. La partita si prestava, possedendo tanti dei fattori che Nick Hornby in “Febbre a 90” identifica come cruciali per rendere interessante un incontro di calcio. Tra questi vorrei ricordare:
- un avversario particolarmente odioso e scorretto
- rivalità extracalcistiche tra il granducato (felice finché non sono giunti quei francesi dei savoia a rovinare tutto) e una città nella quale è più facile vedere una macchina blu di una punto (sia l’auto blu che la punto, in ogni caso, a titolo diverso pagate da noi contribuenti)
- un arbitraggio ostile e vistosamente asservito all’avversario
- un portiere che normalmente è topolino ma che contro di noi si trasforma in superman
- svariate occasioni da gol, delle quali almeno 2 con uomo solo di fronte al topolino di cui sopra
- un numero imprecisato di tifosi avversari che girano impuniti l’italia lanciando bombe durante la partita e accoltellando “nei pressi dello stadio”
- una lunga serie di sconfitte nelle partite precedenti, più o meno meritate
- giocatori che si becchettano tra loro (“t’aspetto fuori” etc.)
- dei buffi personaggi un po’ su di giri tra quelli che ci circondavano. In particolare, ieri sera l’atmosfera era ravvivata da un vecchino che si rivolgeva a me come se mi avesse conosciuto da una vita. Blaterava qualcosa contro “i’ ferplei”, predicando il ritorno della violenza negli stadi (tra le poche cose che ho colto nel suo eloquio sconnesso: “e’ gli danno la mano… gliele darei io le mani, sì… ma nel viso”)
Lunedì mattina ero in treno e mi faceva ancora male la gola da quanto avevo urlato la sera precedente. Davanti a me un tipo coi riccioli leggeva le due ampie pagine che Repubblica dedicava alla partita, con i troni trionfali che ben si confanno a un giornale asservito al potere. In cuor mio, non meditavo queste cose, ma ero tentato di tirare fuori un trincetto dalla borsa e fare pulizia.
Ovviamente anche lo stadio è un buono spunto per parlare del futuro. Siamo d’accordo che eventuali figlioli gobbi verrebbero raddrizzati “a suon di calci nel groppone”, dei quali avrei gran piacere a occuparmi personalmente. Possiamo accettare che non nascondano simpatie per le chiassose brigate gialloblu (quelle che impiccano i manichini in curva) e i nostri fratelli granata, ma nulla più.
Qualcuno obietterà che sarei un padre liberticida. Sapete bene invece che sono un fan della libertà mia e degli altri. Per questo sono convinto della necessità di intervenire nelle scelte dei figli.
La scelta del male infatti non è una scelta libera.
A
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