lunedì 12 aprile 2010

Il primo regalo di nozze


Giornata al Vinitaly. Sveglia alle 6, una porzione di parte cosciente di Saschia che mi passa a prendere, Messa pioneristica alle 7, colazione in piedi con cappuccio e cornetto integrale e via. Flettiamo i muscoli e siamo nel vuoto. Alle 10 ci accoglie Verona.
Non starò a farvi la lista dei produttori e dei vini (in ogni caso, molti) degustati. Siamo rimasti praticamente sempre nella zona del Friuli Venezia Giulia. Al cuore non si comanda. Abbiamo rivisto tanti amici e abbiamo conosciuto alcuni nuovi, futuri, potenziali clienti.
Siamo usciti con tanti biglietti da visita, 2 bottiglie di Pittars, 12 bicchieri da degustazione con la base impreziosita dalla scritta “Friuli Venezia Giulia Top white wines” (“Nessuno ha mai avuto la tua faccia tosta” ha confessato divertito un dipendente dell’ente promozione regione Friuli di fronte a una Saschia che ne chiedeva 24), una dichiarazione di amore per l’olio prodotto dagli oliveti di famiglia da parte di Silvana Forte, ma –soprattutto- la sensazione di aver capito che questo mondo fatto di vita e tradizione, di vigne e di terra, di amicizie personali lontane dalla frenesia delle città, è un’arena nella quale –da sposi- ci piacerebbe davvero lottare.

A

PS
Giusto qualche precisazione:
Alberto ha subito preso le distanze dal mio cornetto integrale, non annoverandolo tra gli alimenti degni di essere definiti colazione.
I miei adorati veneti non mi perdonerebbero mai se mi trasferissi a Cormons, per cui si dovrà cercare qualcosa a Conegliano.
Per i 12 bicchieri a me hanno insegnato che domandare è lecito. Io ne avevo chiesti 24, me ne hanno proposti 6. Ed ecco il primo regalo extra lista dai nostri amici friulani. Niente di più adatto dei bicchieri. Se devo essere sincera però mi rode un pochino non aver chiesto anche la sputacchiera e il cavatappi.
Un cliente che, dopo la confessione di voler aprire l'enoteca, ci dice "Siete ganzi", priceless. Mi sento ganza. E anche un po' priceless.
Solo un ringraziamento a Chi mi ha riportato a casa indenne dopo e con 12 bicchieri, sicuramente con più alcool che sangue nelle vene.

Verona Sud casello - collina di Baroncelli, 2 ore. Alboreto is nothing.

S.

martedì 6 aprile 2010

Saschia

Saschia scrive post troppo belli per tenerne il passo.
Saschia fa la copy.
Se Saschia avesse comprato la Eos che i suoi genitori le hanno regalato, farebbe anche tante foto in digitale.
Saschia ha due pregi: il secondo è il naso.
Saschia mi dice le cose prima che accadano; l’unica volta che non l’ha fatto è quando le ho chiesto di sposarmi, ma forse -semplicemente- me lo ha tenuto nascosto per delicatezza (lei nega, ma non ne sarò mai sicuro fino in fondo).
Saschia quando condivide la cucina con la mamma urla, anche se sono a 30 centimetri di distanza.
Saschia ha imparato a usare il mac prima di me.
Saschia lavora in un ufficio fichissimo pieno di gadget meravigliosi e inutili che quando ci passi ti chiedi se davvero la gente lavori o sia tutta una messinscena.
Saschia ha cominciato il corso da sommelier da due mesi e i profumi li sente già molto meglio di me (levatevi subito quel sorriso dalla faccia, non è apprezzato).
Saschia dice di non sapere come trattare i diciottenni ma poi loro sembrano considerarla una sorella maggiore e allora capisci che ne sa anche interpretare il ruolo.
Saschia non è diffidente con chi non conosce.
Saschia non ama particolarmente ballare, ma una forza misteriosa si impossessa di lei quando parte Jack Rabbit Slim (balla in coppia con Alessandro, perché in linea teorica io sono alla consolle).
Saschia ha situazioni difficili da vivere ogni giorno da stroncare un cavallo.
Saschia ha un cavallo, che gode di ottima salute.
Saschia crede che io abbia spesso bisogno di essere rassicurato.
Saschia ha spesso ragione. Nel caso che non abbia ragione, è molto probabile che ce l’abbia comunque.
Saschia ha dormito in posti che la maggior parte delle persone che conosco farebbe fatica anche a vedere in foto.
Saschia quando è in vacanza è sempre sul pezzo.
Saschia chiede le indicazioni quando non conosce la strada.
Saschia è un nome strano.
Saschia pensa prima di agire, ma dopo aver agito continua a pensare per settimane.
Saschia subisce periodicamente la mia inventiva che le affibbia nomignoli improbabili.
Saschia crede che il futuro sarà migliore.
Saschia mi ha costretto ad andare in discoteca da solo varie volte nell’autunno di qualche anno fa.
Saschia mi ha tirato fuori quello che forse non sapevo nemmeno di avere.
Saschia adora il Veneto, ma il prosecco di più.
Saschia ha capito che un sacerdote è necessario, mentre uno psicologo lo è molto raramente.
Saschia non si è mai risparmiata nelle amicizie e questo le ha causato tanti dispiaceri.
Saschia sa che risparmiarsi vorrebbe dire essere un’altra persona.
Saschia non conosce la geografia.
Saschia ha fatto un corso di laurea in qualcosa che ha un nome talmente lungo che non lo ricorda neanche più lei (io, al contrario, lo ricordo perfettamente).
Saschia dice che in futuro si sveglierà, accenderà il mac su un tavolo di cristallo e, sorseggiando una mug di caffè, scriverà romanzi.

A

giovedì 1 aprile 2010

Newsfeed future professioni

Un piccolo aggiornamento sulla mia vita professionale.
Oggi ho fatto l'esame da sommelier. Tra gli obbrobri, segnalo l’errore indegno di avere definito lo Sherry un distillato (troppo lungo spiegare perché, limitatevi a prendere atto che sono un po’ cretino, che non dovrebbe essere complesso).
L’esame è stato complessivamente molto difficile, più di quello che il costo complessivo del corso avrebbe dato adito a pensare.
Tutto sommato, ogni esame della vita lo è, quindi sono abituato bene. Come condiviso con il fido collega di bevute Ferriccioni, non eravamo sotto 3-0 a 10 minuti dal 90°, per cui ce la siamo giocata fino alla fine a testa alta.
Il paragone calcistico crolla quando penso che il risultato lo avrò fra un paio di settimane, ma la vita ci ha abituato anche all’imperfezione.

A

martedì 30 marzo 2010

Come due canguri


Alberto senza Saschia tende a immalinconirsi. Come un cucciolo di canguro senza stare nella tasca.
Saschia senza Alberto tende a dare troppo sfogo alla sua immaginazione. Come se quella tasca fosse tutto il mondo intorno.
Alberto ha bisogno di ridere. Saschia di ritornare con i piedi per terra.

Alberto ha decisamente bisogno di un megafono, Saschia di un Amplifon.

Forse è per questo che ci sposiamo.

martedì 9 marzo 2010

Decisioni istantanee

Anche noi ne vogliamo una così. Demenziale, geniale.
Abbiamo il fotografo.
Questo non vi scoraggi ad armarvi di macchine fotografiche di ogni tipo e gettarvi nell'agone lanciato appositamente per i nostri amici aspiranti fotografi. Dalla Polaroid alla Eos. Voglio vedere più obiettivi che teste. E lanciare una sfida. Vince il bacio della sposa (ambitissimo, lo so...) chi riesce a farmi venire bene in una foto. Chi ci ha provato sa che è arduo. Arduissimo.

Poi, giusto per essere chiari fin dall'inizio, allerto già tutti gli amici di prepararsi perchè vi sarà richiesto un contributo attivo. La foto ne è esempio.

S.

lunedì 8 marzo 2010

Libertà nel migliore dei mondi possibili

Fine settimana di ritiro. Un po' anche di rivincita morale. Finalmente tutto il gruppo prematrimoniale ha visto che Alberto esiste. Che mangia, respira, e addirittura si esprime, che, in definitiva, non è un enorme computer genera-messaggi. Ufficialmente sono una di loro, una persona più o meno normale con un fidanzato vero.
Fine settimana di ritiro. Per conoscersi con gli altri e anche tra di noi. Prima - e, logiurofosselultimacosachefaccio, ultima - discussione sull'organizzazione del matrimonio tra me e Albe. Per chi sente una pruriginosa curiosità, blocco subito l'istinto gossipparo dicendo che io e il mio promesso abbiamo convenuto che è da stolti occupare il tempo con preoccupazioni inutili. Assumendo quindi la massima Mennonna come modello di vita, abbiamo risolto il nostro diverbio con un bel "Ma c'importa una sega" che, si sa, da generazioni e generazioni ha risolto migliaia di problemi.
Capito quindi quanto sia stupido discutere su meccaniche e dettagli che non ci cambiano la vita, abbiamo virato la nostra intelligenza (...) verso est, ai massimi sistemi.
Fine settimana di ritiro. E di orazione tra le vigne a Olena, noi due insieme. Che spettacolo. Sei lì, con il sole che scalda e il venticello freddo che ti riportà alla realtà e pensi a quanto è stupido discutere per stupidaggini. Insieme abbiamo analizzato la parola per sempre.
Pensate, e non è assolutamente banale: a Olena eravamo più o meno 12 coppie. In questo 2010 ci saranno per lo meno 12 giorni dell'anno in cui si dirà un sì per sempre. Per sempre, per tutta la vita, qualsiasi cosa succeda.
E tra testimonianze di chi la vocazione l'ha trovata in Qualcuno più grande di noi, letture, cani che muoiono e cani che aspettano in macchina, pensieri, salsicce e condivisioni, il tutto si è concluso con una frase che, come un sigillo di cera, ha spazzato ricordi e discorsi seminati in due giorni.
"Mah, tanto alla fine ognuno fa un po' come gli pare."

Possiamo quindi desumere che la lotta al relativismo è la sfida del nostro secolo.

S.

venerdì 5 marzo 2010

Armi e bagagli

Stamani un tipo mi fa: "Ma te il venerdì giri sempre con la valigia?". Lì per lì taccio. Poi rispondo: "Sì, ma sarebbe giusto che la portassi anche gli altri giorni, per lo meno dal 4 settembre in poi. Mi sposo".

A