Giorni complessi, quando scrivere diventa un mestiere e non solo una passione. Quando passi il tempo di fronte alle stesse parole, alla stessa pagina, cambiandola mille volte perché niente ti convince. E mentre questo libro si fa desiderare più del previsto (come le cose più belle), fuori, la vita. Fuori le persone che potrebbero leggerlo, il mio libro, le persone per cui lavoro. Li guardo tutti in faccia come per interrogarli, come per chiedere a loro pareri. A tutti? Solo chi può leggere, ovvio.
A chi potrei essere utile, altrimenti?
Di ritorno dal biciclettaio, che aveva appena dichiarato il decesso della mia bici, dopo averle dato l'ultimo saluto, sento una voce: "mi aiuta Signora ad attraversare la strada?"
Andiamo, penso, nessuno puó chiedere davvero di attraversare la strada. Io l'ho solo visto succedere su Topolino. Mi volto. Vedo un'ombra lunga, fine, che si muove in terra come fosse su una lavagna.
Un bastone. Un cieco.
Lo prendo sottobraccio, viene con me, si fida. Mi riconosce toscana - lo sentirebbe anche un sordo (e detto da un cieco...) - mi chiede se mi piace Renzi, se faccio la sua stessa strada. Non vuole pesare, si sente. Si congeda, ringrazia, si scusa del disturbo.
Disturbo?
C'è una cosa che mi fa sempre impressione della vita, ed è la sua capacità, se ascolti, di rimetterti sempre al tuo posto. Tra l'altro sempre con una certa ironia.
Adesso torno a scrivere.
Buffo, torno a scrivere proprio per un cieco.
giovedì 21 marzo 2013
Punti di vista
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