Domenica, giornata di torrentismo (canyoning, per i milanesi).
Sveglia a ore antelucane, ritrovo al prestigioso mercato ortofrutticolo di Novogrado, Firenze-Mare. Le macchine si perdono per ricongiungersi alla pasticceria Buralli, classico bar trasformato in “locale” per la saggezza di qualche anziano gestore, oggi probabilmente sotto terra. Dal bancone in finto marmo con specchi dietro al bancone, a riflettere qualche secolare, polverosa bottiglia di Punt-e-mes, alle sedie squadrate di pelle e lucide lampade di design. Look milanese, porzioni ancora beatamente lucchesi. Il bombolone trasuda crema, la brioche integrale -a quanto mi è parso di vedere- no.
Ci inerpichiamo per un’assurda salita, levitando sulla comunità civile, e lasciamo la macchina custodita da un gregge di pecore. Con addosso la muta, nell’attesa che si liberi il bagno del rifugio Casentini, origlio una conversazione tra una temeraria avventrice e la ruvida barista locale.
“Ma questi chi sono?”
“Mah… sono pazzi. Gente che arriva qui all’alba per tuffarsi di testa nel torrente, in mezzo alle rocce… insomma, gente così.”
Siamo una quindicina a incamminarci verso l’Orrido di Botri. Attraversiamo un sentiero di montagna in mezzo al bosco. Mi sento ridicolo. Incrocio un bambino, che si rivolge teneramente alla mamma: “Ci sono i sub”. La signora, pietosa, nicchia.
In pochi minuti, fortunatamente, siamo in acqua. Salti, discese con la corda, tuffi, pietre, acqua ghiacciata. Non pensiamo più agli sforzi della mattina, la faticosa ricerca dello spazzolino e la sovrumana volontà di comunicare con gli altri, pallidi compagni di viaggio. Assurdo pensare di pagare per fare la coda davanti alle “attrazioni” di plastica posticce di un parco di divertimenti, quando la natura ha già fatto tutto da sé. Il grande gioco dura solo 7 ore, ma la soddisfazione è estrema.
Con mio grande compiacimento, Saschia in questi contesti si trasforma in un troll guerriero pronto a tutto. Avanza inarrestabile tra gli enormi massi, offrendosi da volontaria quando c’è da rompere il ghiaccio per un passaggio difficile. Quelli che non la conoscono, quando racconto delle passioni condivise per il trekking, il torrentismo e i viaggi nei paesi sottosviluppati, nutrono sinceri dubbi sulle sue reali capacità di adattamento. “E’ più pazza di me”, taglio corto. E’ vero. Da bosco e da riviera, adattissima a qualsiasi situazione, sebbene sempre più a suo agio nelle trattorie con le tovaglie a quadri che nei posti chic, per i quali -bisogna ammetterlo- ha un tono di voce un po’ troppo alto.
Meditiamo come prossimo passo l’iscrizione al CAI, con annesso tentativo di entrare nel gruppo di sci alpinismo. Potrebbe essere la svolta per superare il lungo inverno milanese.
Ci frulla in testa anche un trekking in Buthan che alcuni amici dell'Apians stanno organizzando. 18 giorni in un posto dove la televisione è arrivata da qualche anno (mi chiedo perché non potessero continuare a farne a meno). Ultimo regno himalayano, un monarca assoluto amato dal popolo, felicemente ignaro delle folli frenesie del libero mercato. Ci stiamo pensando. Se perdessimo l’occasione di visitare una simile avanguardia di reazionari non ce lo perdoneremmo mai.
A.
PS. La foto è stata gentilmente rubata dal sito dell'associazione Apians (www.apians.com), i supereroi che movimentano le nostre domeniche. Grazie ragazzi!!
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