lunedì 11 aprile 2011

Marcello, come here!

È uno splendido lunedì pomeriggio di Aprile a Milano.
Il sole splende e ha addirittura asciugato due, dico due, lavatrici. Che desiderare di più dalla vita che un bucato asciugato al sole?

Solo una cosa si frappone tra me e il Nirvana. Marcello.
Marcello è il bambino degli iper ricchi del circondario. Gli iper ricchi che hanno una casa a pian terreno, visibile dalla nostra popolarissima terrazza di casa di ringhiera, all'interno di una corte. Silenziosissima. Hanno una casa fighissima, un cane fighissimo, vestiti fighissimi, 3 macchine fighissime (e loro sono in 2). Non si capisce che cosa facciano nella vita visto che sono sempre a leggere il giornale in ciabatte o in completo da tennis, pronti a scattare per un doppio, sempre con le racchette in macchina. Hanno anche due bambini: di una ancora non sappiamo il nome, il secondo è Marcello, un odioso bambino di un'età compresa tra i 2 e i 4 anni. Marcello, se vuole un cosa, urla. Ma non urla, punto. Marcello URLA. Marcello può spaccarti le orecchie, Marcello supera il cortile, i muri, la porta blindata. Marcello supera anche il muro del suono. Bene, in questo splendido lunedì pomeriggio di Aprile a Milano, Marcello sta urlando come un pazzo.

In questo panorama di disperazione, la nostra società con le sue spinte new age di ascolto e dialogo ci viene in soccorso. Se Marcello urla (generalmente perchè non gli viene dato qualcosa che chiede) quale soluzione migliore di organizzare una tavola rotonda, lui, sua sorella e sua mamma? Certo! È 20 minuti che di fronte a questo nano malefico che non smette di urlare ho sentito le seguenti frasi: "Marcello, caro, dimmi cos'hai.", "No, no, birbantello, non si urla", "Marcello, non è bello urlare. Dimmi di quello di cui hai bisogno" e la migliore: "Marcello parlami".

Parlami. Ma come parlami??? Marcello non sa parlare. È un bambino, Santo Cielo, qualcuno può iniziarlo a trattare come un bambino, dargli una manata e farlo smettere di urlare???
Marcello, come here! Un giorno io e te faremo i conti.

S.

lunedì 28 marzo 2011

Nella buona e nella cattiva sorte | Atto I

INT. T5, Milano - notte

Lei è stanca, tanto stanca. Le sue membra quasi non la tengono in piedi. L'orologio segna le 23:47 e lei è ancora al lavoro.
Un mal di testa sahariano. Sconfinato. Ma deve finire. Il suo dovere è quello. Le sue mani scivolano sull'asse, fino a sistemare anche i piccoli dettagli. I gesti sono sempre uguali ma ogni volta è come se fossero nuovi. Un attimo di attesa. È stanca tanto stanca, ma deve finire. Dalle 8 non si è fermata un attimo. Fedele, operosa, con la testa china continua quel compito ingrato ma utile. Anzi indispensabile. "Nella buona e nella cattiva sorte", ripete. Lei sa che sta facendo il suo dovere. Potrebbe essere in una qualsiasi balera ma no. Stoica. Il dovere prima di tutto.
Sa che ha quasi finito, lo sente. Si gira, con un sorriso (stanco anche quello). "Sarà l'ultima, questa" pensa.
Alza lo sguardo. Cade il merito, sembra che stia per svenire.

"Ma stiamo scherzandoooooooooo???????"

Andate via tutti. Lasciatemi sola. Non stavo cucendo palloni ma stirando camicie. Molto, molto peggio. Davanti a me ce ne sono ancora 17. 17, capito? E sono 4 ore che stiro. 4. Ma quante camicie può vere un uomo? Andate via tutti. Lasciatemi sola.

Ma rimanere insieme nella buona e nella cattiva sorte, vorrà mica dire che le camicie se le deve stirare anche il Signor Pistacchio?

S.

PS: Almeno facciamo 50, 50.

venerdì 25 marzo 2011

Animali di casa / 1


Da quando è entrata a far parte della famiglia, Eva ha sempre dato pochi problemi. Non è facile nascere serpente e mantenere un atteggiamento fedele e rispettoso.
Nell'economia domestica, Eva aiuta prevalentemente a bloccare il maestrale che entra a folate sotto la porta di casa.
Ancora non ha deciso cosa fare la prossima estate. L'altro giorno abbiamo visto che stava cercando annunci per una serpe alla pari in qualche paese del nord Europa.
Una volta mi ha confidato che quando era piccola voleva lavorare in un negozio di scarpe.
Detesta le feste di carnevale e soprattutto le mele.

martedì 22 marzo 2011

Banana Republic

Sono indignato.
E' una vergogna.
La civiltà occidentale, e in particolare quella italiana, -è noto- è moribonda.
Di fronte a certe evidenze, ritengo però che l'estinzione sia un atto dovuto.
Non avete idea di cosa parli?
Cliccate qui.

martedì 15 marzo 2011

Bella ciao

Sono le 19,50 di una tipica serata milanese. Piove. Sono reduce (più o meno consapevole) di 8 ore di lezione intense, oltre che un meeting per scrivere la sceneggiatura di Don Matteo. Me ne torno a casa in bicicletta, sotto la pioggia.
I soliti 4 piani di scale a piedi (per mitigare il senso di colpa di non essere andata in palestra). Sono a casa. Finalmente. Posiziono tutto sul tavolo per poter continuare a scrivere in tutta calma. Computer, acqua, occhiali, carote crude (sempre per il solito senso di colpa di cui sopra).
E mentre sono trasportata dalla mia ispirazione creativa, mentre penso a cosa potrebbe dire il Maresciallo Cecchini al Marchese Sanza, impenitente appassionato di corse di cavalli, sento delle voci dal ballatoio.

Non tutti sanno che io e Albe viviamo in una tipica casa di ringhiera milanese, una di quelle dove un ballatoio comune collega diversi appartamentini (faremo post ad hoc). Per ora vi basti sapere, prima di avere altri dettagli, che si può sentire tutto quello che succede fuori di casa, a patto che succeda a non più di 10 metri dalla porta.

Sento una voce che parla in milanèse, molto velocemente. Ordinaria amministrazione. Mi rimetto a scrivere.
"Sì, parlo di una visione condivisa, un modello bolscevico." La voce continua.
"Basta attese. Parlo di un approccio internazionale. Sai che i giovani stanno squartando il Nord Africa?!"
È decisamente troppo. Mi dispiace ma il Maresciallo Cecchini non riesce più a frenare la mia curiosità. La voce incalza.
"Come ti chiami?" Parla con qualcuno.
"Eva" (Eva è la nostra vicina!)
"Eva, questa è un'opportunità non un giornale. È quello che ti può aprire gli occhi. È Lotta Comunista!"

(O mio Dio, ha ragione il nostro Premier! I comunisti esistono! Di più, sono sul mio ballatoio e sono anche sola in casa!)
"Eva, questo è un invito. Non solo per Aprile, ma anche per Maggio, Perchè i lavoratori, tutti uniti, tutti insieme, faranno la libertà!"
Eva ride.
"Allora grazie, grazie mille. Ci vediamo per il Primo Maggio. E anche prima per quella cosa. Ciao Compagni!"

La prossima sono io. Tra loro e me solo 2 passi. Li sento. Gli avranno detto che mi trovo qua. Non potrò resistere a lungo. Albe, sappi che ti ho amato tanto (e che non ho ancora mandato la lavatrice).



PS: Vale come martirio questo?

martedì 8 febbraio 2011

Sono spiacente per...

Martedì sera. Errore errore. Lo ammetto. La vita incalza: lezioni, lavori ed ex lavori, spese e antibiotici.
Cene da preparare e pavimenti da lavare. Bagni da pulire e camicie - sempre infinite (ma si moltiplicano durante la notte??) - da stirare. Ma tra tutto un errore madornale. Non mi fraintendete. Nessuna camicia bianca diventata rosa o treni di mutande fantasia trasformati in blu notte. Nessun buco nei muri o per terra (solo uno sul tappetino della cucina, causa ferro da stiro, ma l'episodio di violenza domestica ve lo racconto un'altra volta). Nessuna bici rubata (per ora!) e nessun piatto rotto (solo 2 tazze). L'errore più grande è stato lasciare indietro il blog.
Buffo. Sto tutto il giorno a lezione a cercare di capire come scrivere e la sera l'ultima cosa a cui pensi è farlo. È farvi sentire che abbiamo voglia di raccontarvi tutto quello che ci succede, che faccio sempre 4 piani di scale a piedi, che ho fatto amicizia con il tabaccaio, che i panettieri sono cari accidentati (5 cenci 5 euro...!), che Albe parcheggia la macchina tra un passo carraio e il posto per l'handicappato, che i cenci qui si chiamano chiacchere, che la mia nipoNina (ovvero la mia nipotina NIna) ha ricevuto il battesimo, che le frittelle si chiamano frittelle anche qui, a Milàn.
L'errore più grande è stato lasciare indietro il blog perchè è come se vi avessi impedito di vedere la nostra vita, come se non avessi sfruttato tutte le carte che ho in mano per comunicare con voi.E lo farei anche di mestiere... Ci vediamo a Firenze quando torniamo, certo, ma come poter rendervi l'atmosfera che si respira qui? Come farvi capire che ci mancate e che il sabato mattina facciamo le pulizie con il festival della canzone italiana d'autore, da un disimpegnato Vasco al sano Battisti?
La risposta: scrivere, scrivere, scrivere.
Ci sono tante cose che voglio raccontarvi. Da domani si inizia.
È tardi. Da Milano è tutto. Passo e chiudo, anzi, posto e apro.
A domani.

S.

mercoledì 12 gennaio 2011

1+1

Interrompo questo lungo silenzio con una reminiscenza universitaria che non posso che condividere con gli sparutissimi visitatori che si affacciano sul blog in questo periodo.
Il mio professore di analisi matematica un giorno fece l’osservazione probabilmente più intrigante da indirizzare a tutti coloro che sostengono di non essere portati per la matematica: “se pensate che la matematica sia difficile, è perché non vi rendete conto di quanto sia difficile la vita”. Il silenzio può riprendere.