Cos'è mai questa mania di fare regali per gli anniversari?! Vecchi dentro, gerontici, quasi al confine con il preistorico. La vera svolta, fatevelo dire da chi se ne intende, è farli i regali, invece che riceverli. Aprire il cuore, le borse e i portafogli.
Così, per festeggiare in modo degno l'anniversario di matrimonio, ho scelto questa strada, in un percorso a difficoltà progressive.
La prima: via il marito.
Giusto, perché festeggiare in due quando si può benissimo pensarci da soli? È il principio base dell'operatività: chi fa da sé fa per tre. O non ci vorremo mica ridurre come gli nepalesi, che stanno in 5 a fare quello che sarebbe ridicolo anche per un bambino?
La seconda: via il cellulare.
Massì, abbandoniamo il simbolo dell'era contemporanea, della comunicazione liquida, del flusso di parole. Tanto, direte voi, non rispondevi mai!
Massì! E se poi l'obiettivo è darlo a due zingari che, poverini, chissà da quanto non facevano una telefonata a casa loro... beh, come non sentirsi subito persone migliori? Vi confesso, ci sono rimasta un pò male perché non mi hanno rubato anche la borsa.
In questo modo, se avevo una chance di sentire qualche voce amica che mi chiamasse per ricordare insieme il 4 di settembre di un anno fa (visto che, ripeto, non ho il marito), l'ho definitivamente persa.
Ma io sono una persona positiva e quindi prendo il buono delle cose. E il buono è: furto = denuncia ai Carabinieri di prima mattina. Qualche perla deve venire fuori di sicuro. E infatti. I Carabinieri sono una sicurezza. Non ti deludono mai.
Caserma, ore 10,45. Solite domande, solite risposte. Gongolando già perché avevo fatto il mio dovere di bambina ordinata conservando la scatola del cellulare, mi viene consegnata la denuncia, che riporta:
"Con la presente denuncio il furto del mio telefono cellulare marca blablabla. Lo stesso veniva asportato da un tavolino presso il locale "La loggia del pesce", sito in zona S. Ambrogio, mentre mi trovavo intenta a conversare con la mia amica."
I fiorentini sanno bene che La Loggia del Pesce non è un locale.
"Ma coss'è? 'na pizzeria?"
No, è una loggia.
"Un ristorante di pesce?"
No, è una loggia e sotto ci sono dei tavolini.
"Vabbuò."
Secondo voi, tralasciando il fatto che leggendo ci faccio la figura della cerebrolesa che pensava solo a chiacchierare con la sua amica, la denuncia di furto in un posto che non esiste è valida comunque?
S.
PS: A tutti coloro che leggono questo post chiederei gentilmente di mandarmi una mail con il loro numero di cellulare e magari anche con quello di chi pensate mi potrebbe servire! Passateparola!
domenica 4 settembre 2011
Il regalo di anniversario
A contare si inizia da uno
giovedì 1 settembre 2011
Piuttosto che parlare banalmente come voi mi taglio la lingua / 2
"Piuttosto che".
La prima volta che in mia presenza un amico disinvolto e gaudente usò "piuttosto che" con valenza avversativa, anni fa, rimasi sbigottito, convinto di aver capito male. "Sai, Albert, questo è un modello fantastico. Lo puoi usare da un sacco di parti: in progettazione, piuttosto che in fase di test, piuttosto che in produzione...".
Piuttosto che.
Il bel mondo straripa di piuttosto che, con quel retrogusto snob che sa molto di famiglia facoltosa del nord. Percepisco che l'allure estremo è raggiunto quando la frase si interrompe a metà, con un piuttosto che che lascia presagire le altre numerose possibili alternative, come fosse l'etc. delle conversazioni di alto livello.
Preferisco rimanere a casa piuttosto che andare a lavorare. L'esempio non è edificante ma è chiaro. Semplice. Non o l'una o l'altra, ma, tra le due, una più dell'altra.
Piuttosto che, potius quam.
L'indifferentismo ci ha consegnato una locuzione deforme. Il bianco e il nero delle nostre preferenze si sciolgono in un grigio anonimato.
Accettare il "piuttosto che" avversativo è avvallare che la cacofonia prenda il sopravvento sull'armonia di un semplice "o", diretto come il suo frequente utilizzo richiederebbe.
Accettare il "piuttosto che" avversativo è accettare che il bello non si accompagni più al giusto ma dipenda dalle mutevoli inclinazioni del momento.
Accettare il "piuttosto che" avversativo è condividere un'entropia linguistica che porterà l'universo a una morte per omologazione.
Non sempre assisto silenzioso a questo suicidio. Complice una certa confidenza, famelico, mi avvento sulle mie prede e ci gioco come il gatto fa col topo. Semino il dubbio e la casa costruita sulla sabbia si disfa rovinosamente e ciò che resta è un farfugliato "sì, però si dice...". Non basta. Per i seguaci del piuttosto che sarebbe appropriata la gogna e quattro ore di conversazione coatta con Marco Travaglio. No, forse no, questo sarebbe davvero troppo severo.
A.
ps. a chi volesse redimersi o abbandonare la guerra silenziosa, cominciando ad alzare la voce, chiedo di unirsi a noi qui e qui.
(2 - continua)
La prima volta che in mia presenza un amico disinvolto e gaudente usò "piuttosto che" con valenza avversativa, anni fa, rimasi sbigottito, convinto di aver capito male. "Sai, Albert, questo è un modello fantastico. Lo puoi usare da un sacco di parti: in progettazione, piuttosto che in fase di test, piuttosto che in produzione...".
Piuttosto che.
Il bel mondo straripa di piuttosto che, con quel retrogusto snob che sa molto di famiglia facoltosa del nord. Percepisco che l'allure estremo è raggiunto quando la frase si interrompe a metà, con un piuttosto che che lascia presagire le altre numerose possibili alternative, come fosse l'etc. delle conversazioni di alto livello.
Preferisco rimanere a casa piuttosto che andare a lavorare. L'esempio non è edificante ma è chiaro. Semplice. Non o l'una o l'altra, ma, tra le due, una più dell'altra.
Piuttosto che, potius quam.
L'indifferentismo ci ha consegnato una locuzione deforme. Il bianco e il nero delle nostre preferenze si sciolgono in un grigio anonimato.
Accettare il "piuttosto che" avversativo è avvallare che la cacofonia prenda il sopravvento sull'armonia di un semplice "o", diretto come il suo frequente utilizzo richiederebbe.
Accettare il "piuttosto che" avversativo è accettare che il bello non si accompagni più al giusto ma dipenda dalle mutevoli inclinazioni del momento.
Accettare il "piuttosto che" avversativo è condividere un'entropia linguistica che porterà l'universo a una morte per omologazione.
Non sempre assisto silenzioso a questo suicidio. Complice una certa confidenza, famelico, mi avvento sulle mie prede e ci gioco come il gatto fa col topo. Semino il dubbio e la casa costruita sulla sabbia si disfa rovinosamente e ciò che resta è un farfugliato "sì, però si dice...". Non basta. Per i seguaci del piuttosto che sarebbe appropriata la gogna e quattro ore di conversazione coatta con Marco Travaglio. No, forse no, questo sarebbe davvero troppo severo.
A.
ps. a chi volesse redimersi o abbandonare la guerra silenziosa, cominciando ad alzare la voce, chiedo di unirsi a noi qui e qui.
(2 - continua)
Etichette:
civiltà occidentale,
italiano,
lavoro,
lingua,
piuttosto che,
senso,
snob
lunedì 22 agosto 2011
La gente mormora
Per la serie "Sapore di mare", un aneddoto tratto dai 4 giorni di mare che ci siamo fatti. Un aneddoto che mi ha divertito, sconvolto e fatto pensare al segno dei tempi e a come la nostra società meriti, nell'ordine, di decomporsi, distruggersi ed estinguersi.
Forte de Marmi, Versilia. Cammino, come è mia abitudine fare, per la battigia. Generalmente da Fiumetto, dove si trova la mia umile tenda, mi dirigo sempre verso il Forte e il mio punto di ritorno si assesta più o meno tra la Capannina e il Pontile. Proprio in questo lembo di terra, giace il bagno Annetta, bagno mitico, storico, superipermegafashion. Qui la spiaggia non è abbrutita da ombrelloni, i bambini non hanno palette o secchielli normali, ma griffati swaroski, non ci sono sdraio ma divani, cose che noi mortali non potremmo nemmeno sognare. Quasi quasi anche la sabbia non scotta ma viene mantenuta a temperatura costante, in modo da attivare la circolazione plantare.
Qui tutti i marchi più blasonati (e stiamo parlando di robina seria, mica puccipuccibaubau) organizzano i loro eventi vippissimi. Roba da far impallidire il Twiga. (Si dice che il bagno Piero abbia quasi tentanto il suicidio per annegamento).
Insomma, cammina cammina, mi ritrovo davanti al Bagno Annetta e noto che è stata issata una bandiera.
Da sempre le bandiere sottolineano un'appartenenza a qualcosa e anche il B. Annetta osserva questo codice: l'appartenenza al nutrito gregge degli imbecilli.
La bandiera incriminata riporta solo una frase (chiaramente in colori pastello tinta con gli asciugamani): LA GENTE MORMORA.
Fermiamoci un attimo a riflettere (attività rara da queste parti del litorale). Chi sarebbe che mormora? Il volgo? La povera gente che non rientra nella lista ospiti stagionali? I poveri affamati di notorietà, che cercano un modo per intrufolarsi nella festa di fine estate più chiaccherata (indovinate un po' di quale bagno?)? E soprattutto cosa mormora? Mormora di quanto sarebbe bello essere parte di questa umanità bella, magra e abbronzatissima, che si rigira su chaise longue e cuscini anatomici?
Sperando che le persone, anche in Versilia, abbiano di meglio da fare, come rispondere?
Ce lo insegna il mio idolo assoluto. "Mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l'allegria".
S.
PS: Consiglio ai proprietari del BA (Bagno Annetta). Non sarebbe stato male, dopo aver fatto fare i teli per asciugarsi le ascelle da Pinko, provare a scrivere i testi del sito, almeno in un italiano comprensibile.
Forte de Marmi, Versilia. Cammino, come è mia abitudine fare, per la battigia. Generalmente da Fiumetto, dove si trova la mia umile tenda, mi dirigo sempre verso il Forte e il mio punto di ritorno si assesta più o meno tra la Capannina e il Pontile. Proprio in questo lembo di terra, giace il bagno Annetta, bagno mitico, storico, superipermegafashion. Qui la spiaggia non è abbrutita da ombrelloni, i bambini non hanno palette o secchielli normali, ma griffati swaroski, non ci sono sdraio ma divani, cose che noi mortali non potremmo nemmeno sognare. Quasi quasi anche la sabbia non scotta ma viene mantenuta a temperatura costante, in modo da attivare la circolazione plantare.
Qui tutti i marchi più blasonati (e stiamo parlando di robina seria, mica puccipuccibaubau) organizzano i loro eventi vippissimi. Roba da far impallidire il Twiga. (Si dice che il bagno Piero abbia quasi tentanto il suicidio per annegamento).
Insomma, cammina cammina, mi ritrovo davanti al Bagno Annetta e noto che è stata issata una bandiera.
Da sempre le bandiere sottolineano un'appartenenza a qualcosa e anche il B. Annetta osserva questo codice: l'appartenenza al nutrito gregge degli imbecilli.
La bandiera incriminata riporta solo una frase (chiaramente in colori pastello tinta con gli asciugamani): LA GENTE MORMORA.
Fermiamoci un attimo a riflettere (attività rara da queste parti del litorale). Chi sarebbe che mormora? Il volgo? La povera gente che non rientra nella lista ospiti stagionali? I poveri affamati di notorietà, che cercano un modo per intrufolarsi nella festa di fine estate più chiaccherata (indovinate un po' di quale bagno?)? E soprattutto cosa mormora? Mormora di quanto sarebbe bello essere parte di questa umanità bella, magra e abbronzatissima, che si rigira su chaise longue e cuscini anatomici?
Sperando che le persone, anche in Versilia, abbiano di meglio da fare, come rispondere?
Ce lo insegna il mio idolo assoluto. "Mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l'allegria".
S.
PS: Consiglio ai proprietari del BA (Bagno Annetta). Non sarebbe stato male, dopo aver fatto fare i teli per asciugarsi le ascelle da Pinko, provare a scrivere i testi del sito, almeno in un italiano comprensibile.
martedì 16 agosto 2011
Yellow is the new black
Albe è un coolhunter. Primo tra tutti ha riscoperto un colore per troppo tempo dimenticato. E mentre qui, in Versilia, al Forte, tutti si vestono di nuances beige e, in alternativa, dell'immortale bianco, pochi metri più in là, noi riscopriamo il giallo. Un colore complesso, difficile da capire. Non per tutti.
Ma con il fisico di Albe, che problemi volete che ci siano?
Il mio intrepido marito non si è accontentato di una maglietta. Integralista, come nel resto, ha deciso di sfruttare tutte le capacità del suo fegato ed è diventato tutto giallo.
Ho sempre sognato di avere un marito come Homer Simpson!
S.
Ma con il fisico di Albe, che problemi volete che ci siano?
Il mio intrepido marito non si è accontentato di una maglietta. Integralista, come nel resto, ha deciso di sfruttare tutte le capacità del suo fegato ed è diventato tutto giallo.
Ho sempre sognato di avere un marito come Homer Simpson!
S.
lunedì 15 agosto 2011
Pranzo di Ferragosto
Antipasto
Glucosio anidro
Tris di primi
Cloruro di Sodio
Cloruro di Potassio
Cloruro di Magnesio e Calcio
Secondi
Selezione di Cloruro e Acetato
Dessert
Acido Acetico
S.
PS: Cucina molecolare? Roba da dilettanti!
domenica 14 agosto 2011
Camera 27
Benché la discussione sulle nostre vacanze, K2 o Salento in bici, avesse acceso gli animi di tutti, alla fine la scelta per la nostra luculliana settimana di ferie è caduta sull’immortale Versilia. Ma con un tocco di creatività.
Stanchi delle nostre case, abbiamo optato per una soluzione last minute che ci è costata cara. Ma, si sa, sui viaggi non si risparmia.
Svegli alle ore 2,38 della mattina. Coda di 9 ore. Una concorrenza spietata. Competizione pura. Forse anche qualche morto (anche se non possiamo giurarlo). Tutto vero ma alla fine abbiamo vinto.
E la stanza 27 all’H. Versilia è finalmente nostra.
S.
PS: H non come Hotel, ma come Hospital.
Iscriviti a:
Post (Atom)
