lunedì 3 dicembre 2012

3 - Aprite quella porta

Toc toc.
Occupato.
Toc toc.
Occupato!
Toc toc!
Ma quante volte lo devo dire? Sono in bagno! Mi vuoi ancora disturbare? E la mia intimità?

domenica 2 dicembre 2012

2 - Il pianeta Mercurio



Domenica. Pranzo.
La mia nipotina 3 arriva con un pacchetto homemade. Per me. Dentro un disegno.
Cercando di ignorare gli sguardi di Albe - incapace di apprezzare la vena artistica dei miei nipoti e terrorizzato che stia per arrivare in casa un altro disegno con cui tappezzerò qualche angolo della libreria - lo apro.
Mi trovo davanti questo capolavoro, scritto per me. Per me, capite?

"Il pianeta Mercurio assomiglia molto
- immagine di un super cuore rosso enorme-

sabato 1 dicembre 2012

1 - Tutti i buchi che non ti ho detto



Tutti i sabati sera prima o poi finiscono.
Solo che a volte vorresti che non finissero mai. Saranno gli amici che ami, sarà il vino, saranno le bruciate che scricchiolano e fanno crack crack mentre le apri, le bruciate che ti tengono calde le mani (bastava solo questo come straordinario ordinario), saranno le risate, le giraffe che ogni volta si nascondono in un posto diverso del salotto.
Saranno i divani, che diventano isole dove quasi quasi vorresti rimanere per sempre, naufrago di una settimana che ha corso troppo e dalla quale vuoi scappare, dimenticare e riemergere, rimanendo a prendere il sole sulla costa, senza scendere, insieme ai tuoi amici.
In tutto questo un divano color sabbia aiuta sicuramente.

E proprio su quel divano, complice un narghilé, in una serata fantastica, si palesa un buco. Anzi, altro che uno.

venerdì 30 novembre 2012

Babbo Natale non esiste, l'Avvento sì

Come agli appuntamenti: arriviamo in ritardo, ma arriviamo.
Non avrete mica pensato che vi avremmo abbandonato proprio in zona Avvento?
Stavamo solo cercando l'idea giusta, quella buona per farvi compagnia per 25 giorni e per buttare un pochino di brace nella fantasia, nostra e vostra, visto che intorno a noi notiamo uno sforzo universale per ucciderla, questa fantasia, soprattutto in zona Natale.
Ma come - direte - proprio a Natale ti sembra che la fantasia sia in pericolo? Proprio in zona scusi-me-lo-può-incartare o avrebbe-mica-della carta-rossa, proprio in zona pacchi e lustrini?
Beh, se il picco di creatività estremo a cui ci spingiamo, botta massima, è la letterina a Babbo Natale siamo proprio messi male.
Se lo nostro sforzo massimo è capire COSA regalare alle persone che abbiamo accanto, mi sa che questa fantasia è gravemente in sovrappeso e ha bisogno di un piano di remise-en-form, come si dice nei salotti, dove si usa lo zucchero di canna equo e solidale.

E oltre a farvi notare che Babbo Natale non esiste (ragazzi mi dispiace ma la verità è una tazza di veleno), quest'anno vi proponiamo un approccio diverso. Un calendario diverso.
Un calendario che si impegni - ogni giorno - a trovare una briciola di capolavoro, una scheggia di poesia del quotidiano, nel quotidiano.
Perché a ognuno di noi, ogni giorno, succede qualcosa di straordinario. E succede proprio nell'ordinario, in mezzo alla pasta che non è abbastanza salata, alla luce che salta e ai ladri che con un piede di porco cercano di entrarti in casa (bastardi!).

E perché non sfruttare questi giorni per fare un po' di esercizio? Basta cercarlo bene, state sicuri che c'è.
Noi proviamo su queste pagine e vi esortiamo a provare con noi.
25 giorni.
Dopo tutto la maratona mica si prepara in 5 minuti.

Buona ricerca e buona attesa a tutti!

martedì 13 novembre 2012

Ci sono cose nella vita...


Edizione economica de Il Silmarillion, di JRR Tolkien, 16,15 euro.

Edizione lusso de Il Silmarillon, di JRR Tolkien, 27,20 euro.

Una telefonata di 2 minuti e 34 secondi di tuo marito per avere la conferma di poterti comprare l'edizione economica, 0,22 centesimi di euro.

Tuo marito che ti tende un tranello e ti fa arrivare a casa l'edizione di lusso, non ha prezzo.

Ci sono cose nella vita che non si possono comprare.
Per tutto il resto, la storia la conoscete da soli.

Buona giornata a tutti!

domenica 28 ottobre 2012

Pesca & Caramello

NB: pubblichiamo il post con la data della sua effettiva redazione.

Milano, metropoli della quotidianità.
Milano, la città in cui a volte chiudendo gli occhi quasi ti sembra di essere a New York, soprattutto per una provincialotta cresciuta a Bagno a Ripoli (dove le merende si facevano con pane e salame o pane vino e zucchero, mica con cupcake) come me.
Dicevamo, Milano la città delle opportunità. E io, cherry pickers di last minute, la mattina dopo la messa frequento assiduamente tutti i siti di offerte, per potermi permettere quello che a prezzi pieno il mio inconscio si rifiuterebbe persino di sognare.
In una di queste peregrinazioni commerciali incrocio un'offerta di parrucchiere. Taglio piega e uno strano trattamento di cui ancora adesso (adesso che sono sotto il casco del parrucchiere) non ricordo il nome ma che aveva a che fare con gloss.
Ora, a Milano tutto ha nomi inglesi - altrimenti sei un barbone - però va concesso che, pur nel ridicolo, si mantenga una certa coerenza visto che più o meno i nomi rispecchiano quello che ti aspetta.
Cutty ti tagliuzzeranno, shiny qualcosa brillerà più di prima, browny ti toglieranno il bianco e così via.
Un capitolo a parte meriterebbero i nomi esotici: l'ultima volta che ho detto alla mia parrucchiera vera (quella di Bagno a Ripoli) che mi avevano fatto lo shatush, lei mi ha guardato come se le avessi personalmente offeso la mamma (persona deliziosa), ed è tornata al suo lavoro borbottando:
- Sciatù? Oh Robi icchellé lo sciatù? Contente voi con 'sti porcai...

Comunque, sono dentro il parrucchiere di Milano. Matteo mi accoglie, mi prende la giacca, la borsa, guarda schifato il cespuglio che ho in testa, lanciando un amichevole battuta intrisa di tutto il suo disprezzo di parrucchiere: "Tesoro, molto bushy oggi..."
Gli vorrei dire: "Ascolta Matteo, piglia poco pe' i fondelli che ci sarà un tasso di umidità pari a Varanasi, piove e io sono appena arrivata in bicicletta. Poi tu sei pelato, quindi sarebbe meglio ironizzare meno, che dici?"

Sarebbe bellissimo, ma malgrado quello che mio marito pensa, anche io sono una personcina educata. Opto quindi per l'educazione e sorrido composta, arrossendo come ogni buon manuale consiglierebbe.
Matteo sfodera un iPad, mi fa scegliere uno sfondo, mi fa una foto (bruttissima) a tradimento nella quale sembrò l'intersezione esatta tra un hobbit e un troll (un hobbit molto bushy, of course). Mi chiede.
"Un voto ai tuoi capelli?!"
"Ora?" Mi pare palese che in atto ci sia un gioco psicologico dal quale uscirò perdente. Sento già bruciare il lato dell'etichetta ma non mollo, dando i il 7 più immeritato della storia.

A quel punto parte con una serie di proposte di styling, brushing, outfit e looking. Per capirsi, mi fa vedere delle foto di ragazze pettinate in modo assurdo e mi dice di scegliere quello che mi piace.
A me non mi piace nulla ma questo non rappresenta un problema. Infatti il mio parere è assolutamente accessorio e Matteo sceglie autonomamente le foto che preferisce.
A un certo punto ne vedo una carina e lo blocco! Lei! Lei sì che mi piace!
"Ma di looking, brushing o styling?"
Ignorando minimamente significato e soprattutto le differenze mi lancio sullo styling ma appena le mie labbra lo pronunciano so di aver commesso un errore fatale.

Matteo archivia l'iPad e si mette a studiarmi i capelli, così intensamente da farmi seriamente pensare di avere i pidocchi. Finalmente riemerge e mi dice:
"Tesoro, pesca e caramello!"
Temo di non aver capito. Prego?
"Ma un po' più caramello, perché con troppa pesca si aggiungerebbe troppa luce."
A quel punto, dopo esser stata dotata di un kimono, vengo spedita al lavaggio, e alle mie spalle per 7 minuti si consuma una discussione su quanta pesca e quanto caramello siano necessari ai miei capelli e soprattutto in quali percentuali.
Io sono consapevole di perdermi, a volte, in discorsi futili, ma mi tranquillizzo. A questo segno non ci sono mai arrivata.
Realizzo peró che devo prendere in mano la situazione. Devo essere sicura che abbiano capito, altrimenti rischio grosso. Cerco di spiegarmi con parole mie, parole universali. Mi butto sui paragoni: lì impossibile non intendersi.
Dico sicura:
"Cioè per intendersi: non vogliono capelli effetto chiwaua!"

Matteo ammutolisce, si rabbuia - tanto che mi viene quasi da chiedergli se abbia bisogno di un po' di pesca anche lui.

Sento un isterico bau! Bau! Bau!
Un altro. Un altro.
No.
Non puó essere vero.

Appare un chiwaua. Un chiwaua vero.
"Lei è Bella." chiosa Matteo andandosene.
È finita.
Vengo messa nelle mani del nuovo venuto per il taglio e la piega.
E così sia.

Bilancio del deal (come si dice a Milano):
- non volevo assolutamente capelli scalati e in confronto le scale di casa (96) sono nulla
- non volevo i capelli tagliati e ho detto addio minimo a 5 cm
- mi ritrovo una strana massa davanti che qualcuno chiama ciuffo qualcuno frangia - assolutamente impossibile da gestire
- fuori piove a dirotto quindi la piega durerà circa 3 minuti

Tutto questo perché ho offeso il chiwaua di un parrucchiere pelato. E mi fermo qui, ma vi giuro che potrei aggiungere altro nella sua descrizione.

In compenso ho scoperto che i miei capelli mi chiedevano due cose e io non l'avevo mai capito. Pesca e caramello.
Volete mettere?

martedì 4 settembre 2012

Controllo annuale della vista

Una cistifellea in meno, molte messe feriali a cui siamo arrivati abbondantemente dopo la metà. La quinta stesura di sceneggiatura da iniziare, il libro da finire.
Il mondo è ancora in ordine. Più o meno. Un ingegnere, 30 anni, una festa a sorpresa.
Gare perse gare vinte. Molti spritz, sempre troppe poche patatine.
Alberto che inizierà a ballare il tango, Saschia che oltre ai suoi 6 nipoti, viene chiamata zia dalla Camomilla dei vicini. Un nipote nuovo, molti nipoti vecchi, una con labbro spaccato.
Nessun bambino (sembra) all’orizzonte ma in compenso molte persone che ce lo domandano.
Molte case viste, alcune soffiate sotto il naso, tante telefonate fatte. Molte visite all’IKEA, una familiarità sorprendente con il planner delle cucine. Sbigottirsi nel prendere nota dei millimetri che separano l’allaccio del gas dal pavimento. Il prosecco non è mai abbastanza.
Alberto e la torta al semolino. Salata non dolce. Saschia e le polpette. Svedesi e non.
Una nuova sommelier in casa, che darà naso da torcere all’esperto. Uno Chateau D’Yquem ’83,
un Tokaji 5 puttonyos, un Pommard sotto chiave nella nostra cantinetta. Molto vetro buttato nella raccolta differenziata, alcune bottiglie con epitaffio solenne.
Camicie che aumentano, maniche troppo corte. Capelli troppo lunghi, praticamente da albanese. Un viaggio in Israele e le ferie che ancora non siamo riusciti a fare. Un nuovo amico palestinese, un frate canadese e un patriarca che ci chiama “Tesori miei”.
Un babbo in meno in terra. Un babbo in più in Cielo.
Un lavoro inventato che dà tante soddisfazioni. Molti matrimoni presenziati, qualche carica importante, Catelani DJ in piscina che supera ogni performance precedente. Tante notti in bianco, qualcuna nera, molte fragola e pistacchio. Nessun giorno di sci, ma la promessa di iscriversi al corso di sci alpinismo del CAI. Molti week end a lavorare, pochi al mare. Molti km, ma questo ormai non ve lo diciamo più, tanto è ordinaria amministrazione.
I lavori finiti a Santa Maria delle Grazie. Alberto - major di Santa Maria delle Grazie - dà il suo addio a Foursquare.
Lavatrici che sciupano vestiti, zucche sempre in forno d’inverno, uva sempre in frigo d’estate.
Un trasloco, chi lascia la casa vecchia per la nuova sa quel che perde ma non sa quel che trova. Noi siamo sicuri che troveremo 4 piani, 96 scalini e zero ascensori. La fenomenologia dell’agente immobiliare medio (nulla di buono).
La soddisfazione di vedere il libro di un amico finito. Quasi come finire il proprio.
Una credenza spaziotemporale e vagamente colonialista che piacerà solo a noi. L’incognita dei nuovi vicini di casa.
Una casa che non si può etichettare.
Un’inaugurazione in una data ancora da definirsi, somewhere over the rainbow (sembrerà anche a voi, dopo 4 piani di scale a piedi) tra settembre e ottobre, alla quale siete tutti invitati.

SE QUALCUNO CI VEDE MALE,
È MEGLIO CHE SI FACCIA UN CONTROLLO!

Annata 2011 | 2012. Vivace, fresca e frizzante, ma con una grande permanenza in bocca, sembra
destinata a durare per sempre. Non pretenziosa, però. Anzi, forse un pochino sì.
Un’annata difficile. Un’annata con piogge, ma anche tanto morbida. Familiare, come i biscotti.
A 2 anni di distanza vi ringraziamo di nuovo.
Sperando che continuerete a essere sempre con noi: ogni 4 di settembre e non solo.