lunedì 3 dicembre 2012

3 - Aprite quella porta

Toc toc.
Occupato.
Toc toc.
Occupato!
Toc toc!
Ma quante volte lo devo dire? Sono in bagno! Mi vuoi ancora disturbare? E la mia intimità?

Esco dal bagno. Chi è che disturba? Non vedo nessuno.
A volte mi capita, dal bagno, di sentir bussare. Ogni volta che vado ad aprire però, non trovo nessuno.
Sarà stato un sogno, penso ogni volta.

Fortuna che quando spengiamo il cervello, quando non ci concentriamo, qualcuno in corner ci ributta la palla al centro. Grazie Mister, prossimo giro tocca a me.
Nello specifico, oggi è stato l'elettricista.
Montava luci mentre io mi provavo una maratona studio-cucina, portando tazze di caffé sempre più grandi. A un certo punto mi chiama:
Signora, signora, venga qui!
Ha visto cosa fanno le sue lampade?

Arida come un deserto nel periodo secco, penso tra di me, vai, un altro che vuole chiacchierare. Ma non lo vede quanto ho da fare? Cosa faranno mai delle lampade?! Illumineranno, no? Non ce ne avranno mica venduta una rotta?!
Felice di avere comunque un minimo sindacale di educazione, esco dallo studio e mi presento al suo cospetto. Al cospetto dell'elettricista, del re della luce della mia umile dimora. Mi indica la porta del bagno.
Sì, lo so che è una porta strana, che non si può aprire se qualcuno attraversa il corridoio - a meno di non volerlo tramortire in modo quasi permanente - ma ormai è un dato di fatto. Problemi in merito?
Eppure il re della luce continua a indicare.
Guardo meglio. Oh.
Oh. Anzi, doppio oh.
La luce che passa dalla finestra, rifrangendosi sul lampadario appena montato, genera un arcobaleno sulla porta. Un arcobaleno vero, con tutti i colori.
E l'elettricista lo guarda, toccando tutti i colori, come se toccandoli passassero nella sua vita. E sorride, lieve. Mi sembra un poeta di watt e mi sento come un televisore in bianco e nero in un mondo a colori.

Ecco chi bussava alla porta.
Non lo avevo riconosciuto. Non lo avevo considerato.
Grazie Mister, prossimo giro tocca a me.

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