mercoledì 1 giugno 2011

Fantasie revival

Vorrei possedere un bar a Casablanca, essere vestito con un elegantissimo smoking bianco, bere in continuazione cognac e avere un pianista negro molto apprezzato che mi chiama "padrone".

giovedì 26 maggio 2011

Vicini di grattacielo

NY. La città che non dorme mai. Infatti, i nostri vicini di grattacielo lo sanno perfettamente. Sono le 2 di notte e questi sparano a tutta randa musica dance. Ci hanno anche invitato da loro, to have party together, ma francamente non me la sono sentita. Il mio guardaroba non me lo permette.
Buonanotte a tutti.

martedì 24 maggio 2011

10 e lode

Una moglie che il giorno prima di partire per New York ti compra il latte fresco per il lunedì mattina è veramente di un altro pianeta.

giovedì 14 aprile 2011

Animali di casa / 2


Tutte le mattine Otto ci ringrazia perchè non fa una vita da cani. Non gli si può dare torto. Se sei nato barboncino il tuo destino dovrebbe già essere segnato. E invece no. Io e Saschia gli abbiamo ritagliato un ruolo molto funzionale in casa e per questo ci è riconoscente.
Come prima cosa abbiamo abbinato alla sua mise fragola un collare pistacchio che lo slancia e contribuisce a mantenere uno stile casalingo molto identitario.
Quindi gli abbiamo consegnato il ruolo di pulitore evoluto, trasformandolo in una scopa d'assalto. Riesce bene a mascherare una certa gelosia che prova per l'aspirapolvere per il quale ho più volte manifestato un'odiosa preferenza.
Figlio di una madre tedesca che quando era piccolo era solita leggergli Il gatto con gli stivali, Otto è assai esigente con se stesso. Molto dedito al lavoro, è piuttoso raro che si attardi con gli amici fuori a bere un boccale di birra. Le sue sortite al parchetto di Via Tabacchi si limitano a quelle necessarie ai bisogni di natura, a meno di sporadiche visite per leggere un libro (autori preferiti: Mann e Kafka).

mercoledì 13 aprile 2011

Chi più ne ha più ne metta



T5 stanotte ha ospitato 7 persone. In 37 mq di casa abbiamo dormito, realmente, in 7. 4 adulti e 3 nani (anche se vi assicuro che Elia tanto nano non è).
E siamo tutti vivi (Livio compreso che comunque è a rischio tisi).

Stanotte si bissa. Qualcuno si vuole unire?

S.

lunedì 11 aprile 2011

Marcello, come here!

È uno splendido lunedì pomeriggio di Aprile a Milano.
Il sole splende e ha addirittura asciugato due, dico due, lavatrici. Che desiderare di più dalla vita che un bucato asciugato al sole?

Solo una cosa si frappone tra me e il Nirvana. Marcello.
Marcello è il bambino degli iper ricchi del circondario. Gli iper ricchi che hanno una casa a pian terreno, visibile dalla nostra popolarissima terrazza di casa di ringhiera, all'interno di una corte. Silenziosissima. Hanno una casa fighissima, un cane fighissimo, vestiti fighissimi, 3 macchine fighissime (e loro sono in 2). Non si capisce che cosa facciano nella vita visto che sono sempre a leggere il giornale in ciabatte o in completo da tennis, pronti a scattare per un doppio, sempre con le racchette in macchina. Hanno anche due bambini: di una ancora non sappiamo il nome, il secondo è Marcello, un odioso bambino di un'età compresa tra i 2 e i 4 anni. Marcello, se vuole un cosa, urla. Ma non urla, punto. Marcello URLA. Marcello può spaccarti le orecchie, Marcello supera il cortile, i muri, la porta blindata. Marcello supera anche il muro del suono. Bene, in questo splendido lunedì pomeriggio di Aprile a Milano, Marcello sta urlando come un pazzo.

In questo panorama di disperazione, la nostra società con le sue spinte new age di ascolto e dialogo ci viene in soccorso. Se Marcello urla (generalmente perchè non gli viene dato qualcosa che chiede) quale soluzione migliore di organizzare una tavola rotonda, lui, sua sorella e sua mamma? Certo! È 20 minuti che di fronte a questo nano malefico che non smette di urlare ho sentito le seguenti frasi: "Marcello, caro, dimmi cos'hai.", "No, no, birbantello, non si urla", "Marcello, non è bello urlare. Dimmi di quello di cui hai bisogno" e la migliore: "Marcello parlami".

Parlami. Ma come parlami??? Marcello non sa parlare. È un bambino, Santo Cielo, qualcuno può iniziarlo a trattare come un bambino, dargli una manata e farlo smettere di urlare???
Marcello, come here! Un giorno io e te faremo i conti.

S.

lunedì 28 marzo 2011

Nella buona e nella cattiva sorte | Atto I

INT. T5, Milano - notte

Lei è stanca, tanto stanca. Le sue membra quasi non la tengono in piedi. L'orologio segna le 23:47 e lei è ancora al lavoro.
Un mal di testa sahariano. Sconfinato. Ma deve finire. Il suo dovere è quello. Le sue mani scivolano sull'asse, fino a sistemare anche i piccoli dettagli. I gesti sono sempre uguali ma ogni volta è come se fossero nuovi. Un attimo di attesa. È stanca tanto stanca, ma deve finire. Dalle 8 non si è fermata un attimo. Fedele, operosa, con la testa china continua quel compito ingrato ma utile. Anzi indispensabile. "Nella buona e nella cattiva sorte", ripete. Lei sa che sta facendo il suo dovere. Potrebbe essere in una qualsiasi balera ma no. Stoica. Il dovere prima di tutto.
Sa che ha quasi finito, lo sente. Si gira, con un sorriso (stanco anche quello). "Sarà l'ultima, questa" pensa.
Alza lo sguardo. Cade il merito, sembra che stia per svenire.

"Ma stiamo scherzandoooooooooo???????"

Andate via tutti. Lasciatemi sola. Non stavo cucendo palloni ma stirando camicie. Molto, molto peggio. Davanti a me ce ne sono ancora 17. 17, capito? E sono 4 ore che stiro. 4. Ma quante camicie può vere un uomo? Andate via tutti. Lasciatemi sola.

Ma rimanere insieme nella buona e nella cattiva sorte, vorrà mica dire che le camicie se le deve stirare anche il Signor Pistacchio?

S.

PS: Almeno facciamo 50, 50.