mercoledì 11 aprile 2012
Andamento lento
Ci dovevamo arrivare prima o poi. È stato un procedimento lungo, complesso. Partito da posizioni da yuppie, antifricchettone da sempre, sono salpato dal porto del mio ombelico, ho viaggiato, riflettuto e ho riattraccato trasformato in no global conservatore.
Ormai ritengo che non valga più la pena correre, affannarsi per raggiungere il posto top, il locale di moda, mangiare i luoghi comuni che ci vengono propinati. Non vale la pena affannarsi a cercare l'esotico, a conoscere tantissime cose senza conoscerne davvero nessuna.
Ammettiamo di essere limitati, accettiamo che nella vita non si possa essere amici di tutti, non si possa aver fatto tutte le esperienze, non sia possibile conoscere in profondità che qualche aspetto della realtà meravigliosa che ci circonda. Mi accorgo della richiesta ossessiva di avere un'opinione su tutto, ma quante sono le cose che conosco realmente?
Anni fa sul giornalino del liceo auspicai insieme ad alcuni amici un bucolico ritorno alla zolla, tentativo goliardico di recuperare ciò che fosse la nostra vera natura, archiviando gli ultimi decenni di spropositato consumismo, dell'apparire tutti belli, ma tutti belli uguali. Barlumi adolescenziali di quanto sarei diventato quasi 15 anni dopo? Forse.
È connaturato alla natura umana quello di trascendere se stessa, per cui nel nostro agire mostriamo qualcosa che va al di là della pura realtà, qualcosa a cui affidiamo più delle nostre semplici necessità. Per questo ci mettiamo tanto a scegliere cosa metterci addosso per uscire la sera o il regalo per la fidanzata. Tanti dicono di credere solo in ciò che vedono e non si rendono conto che comprando un mazzo di fiori stanno facendo metafisica.
Fatto sta che quanto pensavo allora (rimane indelebile la chiusa di quell'accorato appello "fate come noi, o nostri amici, siate rozzi, agresti e felici"), oggi si è consolidato nella mia piccola mente di uomo. Ormai, infatti, sono in deriva slow. Slow food, slow wine, slow ski, slow life, slow slow. Insomma, penso che riassaporare la vita e i suoi piaceri con tempistiche umane sia una chiave per la sopravvivenza del genere umano. Prima tutto andava piano: i trasporti, le notizie, le macchine, le idee. Poi negli ultimi decenni sembra che sia impazzito il mondo e siamo stati travolti da ipercinetismo. Prima il tempo era scandito al sole, dal rassicurante suono delle campane, dal progredire paziente delle stagioni. Non era magari un mondo vivacissimo come lo si intende oggi, ma allora il cibo aveva un sapore, le amicizie non erano consumate nei ritagli di tempo davanti a un aperitivo fatto da pizzette rafferme avanzate dal pranzo, conoscere qualcosa significava aver studiato, letto, meditato. C'era spazio per pensare, c'era il silenzio per farlo, c'era il tempo per cambiare idea.
Benché cresciuto nel regime della scuola statale italiana, monopolista dell'unico sapere dichiarato come legittimo (progressista, "sinceramente democratico", antifascista, ecologista, anticlericale e politicamente correttissimo), mi sono formato una coscienza dichiaratamente reazionaria e l'ho vissuto contropelo in un liceo che come tutti i licei (a Firenze, poi!) contemplava come ideologia il disfacimento dell'identità, la rivoluzione contro i miti borghesi per la costruzione di un mondo finalmente giusto dove tutti vivano in pace.
Intendiamoci, non che io brami un mondo dove la gente si spara per indossare un paio di scarpe firmate. Vedo però l'incedere del tunnel consumista andare a braccetto con la falsa libertà relativista, i falsi idoli del "fa' ciò che vuoi", dello spontaneismo idiota e permessivista che dovrebbe esserne l'antagonista e ne ho paura.
Mi dispiace vedere millenni di storia buttati alle ortiche, per correre dietro all'idea di potersi "fare un'idea", avere un'opinione su tutto e illudersi che tale opinione sia oltretutto rispettabile come quella di chiunque altro.
Credo che ciascuno nella propria vita debba lasciare padre e madre, vivere, girare il mondo e avere molte esperienze. Si vedranno molte cose, ma solo alcune saranno davvero nostre. A questo punto i viaggiatori si dividono in due categorie: chi rimane distante, costruendo una vita lontana dalle sue radici e chi invece torna alla fine da dove è venuto. Credo di appartenere al secondo genere, probabilmente perché il mio animo tradizionalista ritiene che il ritorno alla propria storia sia il giusto mezzo tra la ricerca della propria vocazione e il mantenimento del tesoro di sapienza che tante generazioni prima di noi hanno costruito nei secoli con i propri dolori e le proprie sconfitte.
Saschia sposa queste tesi, sebbene sia d'animo meno controrivoluzionario del mio. Ci rendiamo perfettamente conto che forse non siamo i modelli perfetti per certe idee, specialmente quando nei fine settimana facciamo partire una sfida contro il tempo per incastrare le visite agli amici, alle famiglie, le commissioni necessarie, concedendo quarti d'ora come fossero oro.
Ci impegneremo nel futuro a cambiare qualcosa e a dare seguito a queste riflessioni. È noto che preferiamo accogliere gli amici in casa e berci un bicchiere di vino piuttosto che uscire e intrupparci in un locale con le sedie di plastica, la musica alta e i bibitoni di alcol chimico.
Vogliamo stare a contatto con cose che abbiano una storia da raccontare. È forse per questo che preferiamo i vini dei piccoli produttori a quelli del supermercato, prodotti su scala industriale. È per questo che mangiamo più volentieri l'arrosto misto nelle trattorie da camionisti sull'Appennino che il sushi nei ristoranti giapponesi di Milano.
Sono tante le cose che ci piacerebbe fare. Ne sceglieremo alcune e cercheremo di assaporarle, strappandole al tempo che stringe, al cellulare che squilla, agli impegni che ci chiamano con le loro ridicole pretese. Vi chiediamo di avere pazienza, forse insieme riusciremo a capire qualcosa di più di questo mondo.
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parole sante caro mio...
RispondiEliminauna serata come quella che abbiamo passato con voi la sera di Pasqua è veramente una delle migliori che abbia vissuto ultimamente!...anche grazie al buon passito che avevate portato... ;)
e naturalmente spero che riusciamo a rivedervi presto!
un abbraccio,
Leo
Gran serata davvero! Andamento molto lento... anche se dobbiamo ammettere che non tutte le serate lente nascono necessariamente con il buco (per esempio, la bottiglia potrebbe sapere di tappo...)
RispondiEliminaun abbraccio!
Salbe