lunedì 23 aprile 2012

Nozze di piume e piombo

Chissà che tempo faceva, il 23 aprile di quarantadue anni fa. Chissà se si stava bene con le maniche corte, se tirava vento, se la mattina era venuto giù qualche scroscio ballerino di aprile. Lo diceva la nonna: "aprile non ti scoprire, maggio non ci pensare e di giungo fa' icché ti pare".
Ti pareva, se qualcosa le poteva andare bene, alla nonna.

Di quel giorno ho frammenti, nessuna memoria certa. Mi ricordo immagini, fotografie in bianco e nero, come se fossero scappate da un album, uno di quelli con gli angoli adesivi e la carta velina, e si fossero impresse nella mia memoria. Mi ricordo tre foto.
Lei, bellissima e bianca, con i capelli scuri, lunghi. Folti. La divisa nel mezzo, lei, sottile come una nota. Non ha bisogno di un velo, basta il suo sguardo. Non ha bisogno di pettinature, tanto non potrebbe essere più bella. Nella foto che ricordo, fuma una sigaretta. È sinuosa, come i gatti che le piacciono tanto. Ride, appoggiata a una sedia di vimini, come si ride a battute di amici, battute stupide e care. La sigaretta la rende sicura, la rende più grande.

Lui è la festa, lo sguardo sfrontato di chi sa quel che vuole. Gira, saluta, salta, usa il suo fisico forte. Due occhi azzurri e una faccia da divo. Si muove come se fosse lo sposo da sempre. E scherza e ride. Che si creda invincibile?
Il giorno del matrimonio tutti hanno pensato, almeno per un attimo, di essere immortali e di poter provare lo stesso per sempre. Di poter moltiplicare quel giorno.

Nessuno pensa, quel giorno, che "tutti i giorni della mia vita", vuol dire moltiplicare parecchio. Nessuno pensa alla malattia, al dolore, quel giorno.
Loro arrivano dopo, a festa finita, quando gli amici sono andati e le scarpe hanno iniziato a far male.

L'ultima foto è insieme, mentre danno i confetti. Un vassoio, un cucchiaio e via di tavolo in tavolo a offrirli, come per consegnare al sicuro un pezzo di cerimonia, per esser certi che nessuno lo perda o lo lasci, dimenticato in un'auto. In 10 cm per 13 c'è una vita insieme. Lei si preoccupa per molte cose: ne avrò messi abbastanza? Piaceranno? Potevo sceglierli anche al cioccolato...
Lui che sorride e la guarda: Tatiana! Dammene uno, giù!

Quarantadue anni, anniversario di piume e di piombo.
Nozze di piume, come le piume di tutti i cuscini che la mamma, oggi, muove per il babbo. Il babbo, che dentro è una piuma e che pesa di piombo.
Gli amici sono andati a casa. Le scarpe hanno iniziato da un po' a fare male.
Rimane un amore. Tutti i giorni della mia vita.
Mamma e babbo, tanti auguri.


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