mercoledì 28 marzo 2012
Case infestate
Se state pensando a poltergeist, spiriti, presenze, fantasmi, catene e passi nella notte siete fuori strada.
Credo di aver capito come mai si usi il termine "case infestate" sia quando si parla di spiritelli che quando si parla di bestie. E dopo essermi pure presa il cazziatone da Albe perché non sapevo che cosa fossero le blatte (scusate se a Bagno a Ripoli, a casa mia, si parlava genericamente di scarafaggi e/o bestiacce), ufficialmente lo dichiariamo: abbiamo bisogno di una disinfestazione.
O forse, dopo quello che abbiamo visto ieri sera, sarebbe più corretto parlare di esorcismo.
Ebbene sì, abbiamo le blatte in casa e a chiunque di voi stia tirando un respiro di sollievo per dire "evvabbé che sarà mai, in confronto alla minaccia un novello fantasma di Canterville" mi permetto di far notare che blatte e fantasmi hanno in comune più di quanto si pensi.
Entrambi sono presenze e il primo che mi dice di no, lo porto a dormire a casa nostra.
Entrambi si dileguano alle prime luci del sole (o della lampadina, per essere più pratici).
Entrambi sferrano i loro attacchi di notte, costringendoti a veglie forzate.
Entrambi ti tengono sveglio con micro rumori, perché le senti arrivare dappettutto.
È in questi casi che Alberto tira fuori una parte di sé che anche io faccio fatica* a riconoscere. Diventa un marine con un'unica missione, un'ossessione: uccidere. Cerchiamo di essere più precisi: diventa l'anello di congiunzione tra il Sergente Hartmann e Mc Gyver.
Da una settimana quindi si aggira, iPad alla mano, non so bene per quali forum di squilibrati, ferramenta e adetti ai lavori, cercando la miglior soluzione fai da te allo sterminio di massa delle bestie.
Io ho tentato l'approccio dal basso, con umilté. All'esselunga, ho proposto l'acquisto di trappole che promettevano il ritorno nell'Eden (senza blatte ovviamente) senza troppo spargimento di sangue. Abbiamo effettuato l'acquisto. 6 euro inutili.
Albe è ripartito più forte che mai. Dopo aver letto e valutato decine di metodi per intossicare, bruciare e sterminare le bestie, finalmente ne trova uno che soddisfa i suoi istinti più sadici: un pestilenziale e velenosissimo pastone a base di lattuga.
Dice infatti che le blatte, golosissime di natura, non possono dire di no a questo succulento mistone di acqua, farina, zolfo dei fiammiferi e, per l'appunto, lattuga. Le golosone si avvicineranno e ne mangeranno in quantità per poi rimanere definitivamente intossicate e morire, scatenando una specie di reazione a catena non vi spiego come funzioni, perché credetemi non lo volete sapere (ci tengo a sottolinare che Albe me lo ha spiegato in dettaglio a cena).
Vabbé, vada per l'avvelenamento. Prepariamo il pastone e lo posizioniamo il terrazza, così giusto per fare una prova. Vorrete mica che le blatte ci arrivino a milioni in casa?! Rischiando quindi di intossicare letalmente il gatto della vicina o la bambina di 1 anno e mezzo, lasciamo tutto fuori nottetempo.
Spunta il sole e usciamo a controllare. Niente. Nemmeno una blattina.
Ripetiamo l'esperimento la sera successiva, azzardando un cambio di location: il lavandino (con tanto di sveglia di Albe alle 4.30AM per controllare lo stato di avanzamento del suo piano diabolico).
Secondo voi le blatte hanno preferito i biscotti o il pastone velenoso di lattuga?
Chiamale bischere.
S.
* notare l'utilizzo dei trend lessicali milanesi del momento
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ragazzi, se avete bisogno vi mando la società di disinfestazione che fa questo servizio in giro per le residenze etc. Fatemi sapere!
RispondiEliminaL'unica soluzione è chiamare i MIB (Men In Black)
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