giovedì 27 maggio 2010

Ok la data è giusta


Cento! Cento! Cento!!...


PS: Mancano 100 giorni alla data X!

Un nome dolcissimo

"... Mi serve questo. Attaccarmi così - dico con l'immaginazione - alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre di una cancellata.
...Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella. La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: - "Tientelo, caro: ripasserò!"

Questa non sono io. A volte altri hanno già usato parole migliori di quanto non sarebbero le nostre per descrivere le stesse situazioni.
È giusto che nel blog ci sia di tutto. Il divertente, il buffo, il bello e il brutto. Le cose allegre e le cose tristi. Le risate e i pianti. Le cose che scottano e quelle gelide. Perchè questa è la vita e la vita è fatta per essere condivisa con gli altri.
L'immaginazione ci può salvare o uccidere, dipende. La vita vissuta per sè, ognuno nella prigione del proprio cuore, ci uccide prima della morte.
Siamo liberi se usciamo e se ci rendiamo conto quanto questo cuore possa essere piccolo e senza luce.

S.

martedì 25 maggio 2010

Una sposa buffa

Odio guardare per ore cataloghi con vestiti da sposa, andare alle mostre tipo "Ecco gli sposi", "Viva gli sposi", "Tutto sposi", "Senza sposi" e "Mica sposi". Il bianco inizia a farmi venire voglia di vomitare e francamente non credo di essere in grado di reggere una converszione che superi i 3 minuti sui tagli del vestito. Un minuto scarso se si parla di tessuti. Non so la differenza tra seta, raso, chiffon e shantung (ho controllato ora come si scrivesse). Forse sono un maschiaccio ma i miei adorati pantaloni larghi vincono sempre su tutto. E poi lo sapete che non so camminare sui tacchi.

Mi dicevano "Vedrai Saschia, ti proverai tanti vestiti ma a un certo punto, mentre ti aiuteranno a indossarlo, lo percepirai, tutto di un colpo. Ti sentirai tanto emozionata, ti batterà tanto il cuore e capirai che lui, solo lui, è il vestito giusto. A quel punto lo avrai scelto."
Accidenti. Un vestito e tutta questa comunicazione. Un vestito. Niente. Due vestiti. Niente. Al sesto ero, nell'ordine:
- sfavatissima perchè mi sembravo un sacco di borotalco senza scatola con questa stoffa bianca che finiva ovunque;
- divertita perchè mi sembravo ridicola come non mai (forse fatta eccezione per quando mia mamma mi ha vestito da nepalese alla festa di carnevale della III elementare);
- in mutande in un camerino a entrare e uscire da abiti bianchi aggrappata a Lorenza (la ragazza che mi aiutava) come un primate a un albero di banane;
- preoccupata dal non sentire minimamente nessuna comunicazione dalla mole bianca che divideva con me il camerino (facciamo 3/4, 1/4);
- distrutta perchè mi facevano male i piedi con le scarpetacco8 "comodissime".

Alla fine io la voce dell'abito non l'ho sentita. È probabile che abbia problemi di comunicazione.
Vi immaginerete che quindi il post si concluda con un "Allora ancora non l'hai trovato questo vestito!".
E qui vi frego. L'ho trovato, sì. Ma le uniche due voci che hanno parlato sono state quelle del mio emisfero destro e di quello sinistro. Più un messaggino di Albe e la voce della mamma di sottofondo. Cosa abbiano detto me lo tengo per un altro post.

Sfaterò un mito ma a me il vestito non mi ha detto un bel niente. Le cose sono due. O sono sorda (e già ne ho delle avvisaglie) o sono proprio una bestia.

S.

PS: Non mi chiedete come sia. Non per cattiveria, ma non saprei veramente come spiegarvelo.

martedì 4 maggio 2010

- 4

Come quando ha nevicato sulla collina di Baroncelli.
Come la temperatura del gelato al pistacchio (perchè invece la fragola preferisce stare un po' più al caldo).
Come l'ultima camminata per Milano, ghiacciati e sereni. Guanti e tisane.
Come la Fiorentina, in queste ultime giornate.
Come 10 - 14.
Come la Patagonia in primavera.
Come la brina sul motorino quando esco di casa presto e so che non ti vedrò per altri 4 giorni.
Come il Martedì.
Come il conto alla rovescia prima della fine della scuola.
Meno quattro, come il Dante Rock prima della fine di un altro anno.
Come le cose burocratiche che rimangono da fare per questo matrimonio.
Come le righe che mancano per fare di un racconto assolutamente normale un capolavoro.
Come gli jogurt fatti a mano che ho ancora in frigo.
Come le ultime cose da fare in ufficio prima di andare via stasera.

Se 4 mesi sembrano pochi, provate a viverli lontani.

S.

giovedì 29 aprile 2010

Newsfeed future professioni/2


Ingegnere, dj e, da oggi, anche sommelier (certificato). Lo sposo pistacchio evolve.

Grazie a tutti per l'appoggio dimostrato fino ad adesso e, in prospettiva, per sopportare chi, da oggi a pieno diritto, pretenderà di riconoscere in qualche fiasco di Chianti andato ad aceto un certo retrogusto di cardamomo e caramella inglese.

A

PS: sarà stato un caso, ma oggi il secondo mistero del Rosario l'ho detto con particolare attenzione... :)

lunedì 26 aprile 2010

Un'allegra coppia di reazionari

Incontri ravvicinati del lunedì mattina. Incontri ravvicinati con una tesi di laurea sulla violenza sulle donne. Ma che bel tema attuale.
Tutti conoscono il mio amore per certi temi, specie su argomenti filofemministi.
Scrivo ad Albe su skype - il nostro mezzo di comunicazione preferito (siamo praticamente andati in crisi quando, per un mese, il nuovo proxy* di Mediaset non lo faceva funzionare):
"Tesi sulla violenza sulle donne. Mi uccidi?"
Albe, laconico.
"No.
Non ancora. Aspetto che siamo una famiglia.
Devo verificare le statistiche e dimostrare che la famiglia è un male.
Comunque la violenza sulle donne mi sembra una questione attuale. Falle i complimenti. Immagino si limiti al mondo occidentale."

A questo punto non mi resta che aspettare con ansia il giorno in cui Albe tornerà a casa con un'ascia in mano e mi dirà: "Saschia, sono a casa...".
Quel giorno, forse, mi pentitò di esser stata così poco femminista.
Ma lo escludo.

S.


* "È un aggeggio che si frappone tra il computer e internet per filtrare le informazioni" Ing. Catelani dixit.

mercoledì 21 aprile 2010

Habemus ecclesiam


Un amico una volta mi ha detto che quando esce con me si porta sempre dietro il passaporto perchè non si sa mai, a seguirmi, dove si possa finire. Facilmente condivisibile, visto che più o meno tutti mi hanno seguito almeno una volta nelle sperimentazioni di trattorie da camionisti nei posti più sperduti della Toscana.
E dal momento che il lupo perde il pelo ma non il vizio, non volevate mica che trovassimo una chiesa di città, urbana e rassicurante? Non sarebbe stato nel nostro stile. Volete mettere l'ebrezza della Firenze - Siena, i campi, gli ulivi, le viti, le strade di campagna dove il vero guidatore può dare il meglio di sè, l'istinto di essere i nuovi Indiana Jones del Chianti? Potevate veramente rinunciare a tutto questo? Da buona creativa so che l'umano ha bisogno di fantasia.

E dopo aver girato più o meno tutta la diocesi e conosciuto dei personaggi mitologici, abbiamo trovato la nostra chiesa.
San Pietro in Bossolo. Tavernelle.
Chiesa romanica che ha circa 1000 anni. E li porta alla grande. Pietra, pietra, pietra. E storie fantastiche. Una sola per tutte: un Pievano stava facendo un'omelia. Gli uomini stavano fuor di chiesa perchè era arrivato i'Pallaio con il suo spettacolo e le donne in chiesa chiaccheravano tra di loro. Arrivato alla soglia massima di sopportazione, tuonò (anzi meglio, tonò) dall'altare: "Ora agli omini gli levo le palle e alle donne ci penso io."

4 settembre, San Pietro in Bossolo. Save the date.

S.