Pubblichiamo, per amore - solo per amore - della verità, una sintesi delle domande che mi sono state fatte per testare la mia conoscenza su Alberto. Con relative risposte.
Dopo aver azzeccato a man bassa libro preferito, vino preferito, portiere preferito, la persona che veramente Albe non sopporta (credo l'unica al mondo), pantaloni preferiti da esame e il suo miglior acquisto, veniamo alle dolenti note.
DOLCE PREFERITO
Facile, direte voi.
Il Catelani, così carino e per bene, prima mi plagia giurando e spergiurando che il millefoglie è al top dei suoi desideri - bieco! - poi dichiara che come il tiramisù non c'è niente. Se il buongiorno si vede dal mattino...
Di una cosa siate sicuri. Al matrimonio non ne vedrete nemmeno una, di foglia.
NOSTRA CANZONE
... attimo di panico. Abbiamo una canzone???!
Non posso sbagliare questa, è troppo scandalosa. Poi l'illuminazione. Wonderful tonight, Eric Clapton. "Romanticoniiiii" direte voi. Il motivo? Ascoltate bene il testo.
Lui ha mal di testa e tocca guidare a lei!
COMPLEANNO DELLA MAMMA DI ALBERTO
Alberto: "10 settembre. Questa Saschia non la sa..."
Comunque ora ho imparato.
COSA SA CUCINARE IL FRATELLO DI ALBE?
Sà e Albe, all'unisono: "Assolutamente nulla!"
LE DUE COSE CHE ALBE NON SOPPORTA SIANO FATTE A TAVOLA
Questa è l'unica domanda che non potrei mai sbagliare. Calatevi un attimo nei miei panni. Ogni cena, pranzo, merenda, colazione, aperitivo, 2 cose mi sono vietate:
- Versarmi acqua o vino da sola
(cosa che continuo a fare regolarmente... posso stare ad aspettare che mi versi l'acqua uno che beve un litro alla settimana?)
- Appoggiare i gomiti sul tavolo.
Se, per un brevissimo momento della mia vita, ho pensato che non ci fosse nessuno di più rompipalle di mia sorella Ilaria che a tavola ne aveva una per tutte, appena ho incontrato Alberto mi sono subito rassicurata. Che meraviglia! Mi sento decisamente a casa.
Taccio sulle altre domande mielose e vi risparmio baci, momenti più romantici, ricordi del nostro passato e l'ultimo tagli di capelli.
Vi dirò invece che ho cannato clamorosamente: quante volte Albe controlla di avere la patta dei pantaloni chiusa, dove era l'11 settembre 2001, l'autore del gol della vittoria di una partita della Fiorentina dove ha quasi perso la vita (Fiorentina - Udinese 1-0 Edmundo al 90', stagione 98-99), diottrie dell'occhio destro e l'ora della sveglia al mattino.
Vero. Un po' di sbagli ci sono.
Ma trovatela un'altra che lo prende con i pigiami che si mette per andare a dormire.
S.
venerdì 25 giugno 2010
Conosci il tuo pistacchio?
domenica 6 giugno 2010
Per sposarsi non ci vuole coraggio - Cronache di un addio al nubilato
Cosa ci fanno insieme del feltro, un papiro, una fascia da Miss(poso), delle domande, una fragola e molti pistacchi, la cornetta di una doccia - rotta - e i testaroli al pesto?
Non è l'inizio di una barzelletta demenziale (di quelle che fanno ridere solo Alberto per intendersi) ma un succo concentrato del fine settimana del mio addio al nubilato, cosa in sè per sè triste e un po' nazionalpopolare (affermazione che mi guadagnerà le antipatie di tanti... ma andiamo! Lo so che in fondo in fondo lo pensate tutti!) ma che le mie amiche hanno trasformato in un capolavoro.
Vi risparmio una piatta cronistoria degli eventi. Ma non posso tacere sulle perle.
Capitolo 1
"MI SPOSO!!!
Cazzi tua."
Per sposarsi non ci vuole coraggio?!!? Andiamo. Sono andata in centro vestita da fragola! Un paio di pantacollant verde, una fragola di feltro addosso e un paio di ciabatte rosa fuschia (come dice la mia nipotina) con scritto "Irene" sopra.
Ho girato per il centro a baciare porcellini e sconosciuiti (castamente sulle guancie amore, non preoccuparti, non mi svendo al primo venuto!) e a brindare con bevande ignote mangiando pistacchi.
Capitolo 2
"MI SPOSO!!!
Beata te, noi siamo disperate!"
Due ragazze bellissime, forse modelle, mi guardano - mai frase fu più corretta - dall'alto in basso. La Vale, incurante dei 30 cm circa che ci dividevano da loro (e non ho contato i tacchi) sbandiera felice il mio imminente matrimonio e loro, invece di squadrarci con compassione, si abbandonano in una confessione donna/donna, degna della migliore delle telenovelas messicane, e ci dicono: "Beata te, noi siamo disperate!". Viva la sincerità dall'alto di un tacco 15!
Capitolo 3
"CORAGGIO VS ARROGANZA."
Un personaggio che auguro a tutti voi di incontrare. L'abbigliamento di Corona, i capelli di Jovetic, lo sguardo da Ceccherini, in un total look Dolce e Gabbana. Mi guarda - mai visti prima - e mi dice: "No, cazzo, tesoro, ti sposi??! Veramente, ma perchè??". E, allontanandosi, regala questa perla al mondo:
"Per sposarsi non ci vuole coraggio. Ci vuole arroganza."
Capitolo 4
"CERTEZZE CHE CROLLANO"
Prima di sposarsi è necessario, e le mie amiche lo sanno bene, mettere in discussione le certezze che si credono di avere sul proprio fidanzato. Non so quanti potrebbero reggere al trauma di sapere che in realtà quello che credono da una vita non è vero. Mi viene fatto un test su Alberto. Quante cose so su di lui. Prima di pubblicare la versione integrale posso anticipare che - e questa gliela rinfaccerò finchè campo - dopo avermi stressato per ore per scegliere il millefoglie come dolce nunziale ("perchè, amore, è il mio dolce preferito... mi piace tantone!!!") ha osato dichiarare che il suo dolce preferito è il tiramisù, facendomi cannare la risposta correta. Maledetto. Lui, il millefoglie e il tiramisù.
Capitolo 5
"Chi rompe PAGA"
E i cocci sono suoi. Propongo di tornare a riprenderci i resti della cornetta della doccia che ci è rimastra in mano. Avendola pagata 20 euro ne avremmo diritto, vero Ele??
Capitolo 6
"TU CHIAMALE, SE VUOI, EMO"
EMO (che non è il diminuitivo di scemo, come brillantemente suggerito da Ranieri) è farsi attraversare da EMOzioni (per l'appunto) forti, anche fossero negative. Finire una domenica pomeriggio a prendere il caffè in un bar a Pontremoli e ritrovarsi a piangere come 7 viti tagliate è molto di più che essersi interrogate sulla tendenza adolescenziale del momento. È viverla. Un'esperienza da tagliarsi le vene. Metaforiche ovviamente.
In conclusione ho fatturato 0,75 centesimi dalla vendita di pistacchi (tra Firenze, Filattiera, Pontremoli e Stazzema), dormito circa 2 ore, parlato ben al di sopra delle mie capacità (ma la Franci si è offerta a perdere la voce per tutte, venendo scambiata anche per un trans all'ingresso del bagno delle signore), realizzato che, su un panel considerevole, l'affermazione "MI SPOSO" porta le persone a pensare che ti sia capitata una disgrazia megalitica, ma questo me lo lascio per un altro post.
Ultimo pensiero per i capolavori di questi due giorni. Non il papiro originale, non il vino (ottimo e abbondante), non la Lunigiana e nemmeno la popolazione maschile di Stazzema.
Mentre tornavo a casa, aprendo il cancello con la valigia in mano, mi sono sentita come un bambino su un galeone che ha scoperto il segreto dei pirati. E ho aperto il mio forziere con dentro il tesoro. C'erano le mie amiche.
S.
Non è l'inizio di una barzelletta demenziale (di quelle che fanno ridere solo Alberto per intendersi) ma un succo concentrato del fine settimana del mio addio al nubilato, cosa in sè per sè triste e un po' nazionalpopolare (affermazione che mi guadagnerà le antipatie di tanti... ma andiamo! Lo so che in fondo in fondo lo pensate tutti!) ma che le mie amiche hanno trasformato in un capolavoro.
Vi risparmio una piatta cronistoria degli eventi. Ma non posso tacere sulle perle.
Capitolo 1
"MI SPOSO!!!
Cazzi tua."
Per sposarsi non ci vuole coraggio?!!? Andiamo. Sono andata in centro vestita da fragola! Un paio di pantacollant verde, una fragola di feltro addosso e un paio di ciabatte rosa fuschia (come dice la mia nipotina) con scritto "Irene" sopra.
Ho girato per il centro a baciare porcellini e sconosciuiti (castamente sulle guancie amore, non preoccuparti, non mi svendo al primo venuto!) e a brindare con bevande ignote mangiando pistacchi.
Capitolo 2
"MI SPOSO!!!
Beata te, noi siamo disperate!"
Due ragazze bellissime, forse modelle, mi guardano - mai frase fu più corretta - dall'alto in basso. La Vale, incurante dei 30 cm circa che ci dividevano da loro (e non ho contato i tacchi) sbandiera felice il mio imminente matrimonio e loro, invece di squadrarci con compassione, si abbandonano in una confessione donna/donna, degna della migliore delle telenovelas messicane, e ci dicono: "Beata te, noi siamo disperate!". Viva la sincerità dall'alto di un tacco 15!
Capitolo 3
"CORAGGIO VS ARROGANZA."
Un personaggio che auguro a tutti voi di incontrare. L'abbigliamento di Corona, i capelli di Jovetic, lo sguardo da Ceccherini, in un total look Dolce e Gabbana. Mi guarda - mai visti prima - e mi dice: "No, cazzo, tesoro, ti sposi??! Veramente, ma perchè??". E, allontanandosi, regala questa perla al mondo:
"Per sposarsi non ci vuole coraggio. Ci vuole arroganza."
Capitolo 4
"CERTEZZE CHE CROLLANO"
Prima di sposarsi è necessario, e le mie amiche lo sanno bene, mettere in discussione le certezze che si credono di avere sul proprio fidanzato. Non so quanti potrebbero reggere al trauma di sapere che in realtà quello che credono da una vita non è vero. Mi viene fatto un test su Alberto. Quante cose so su di lui. Prima di pubblicare la versione integrale posso anticipare che - e questa gliela rinfaccerò finchè campo - dopo avermi stressato per ore per scegliere il millefoglie come dolce nunziale ("perchè, amore, è il mio dolce preferito... mi piace tantone!!!") ha osato dichiarare che il suo dolce preferito è il tiramisù, facendomi cannare la risposta correta. Maledetto. Lui, il millefoglie e il tiramisù.
Capitolo 5
"Chi rompe PAGA"
E i cocci sono suoi. Propongo di tornare a riprenderci i resti della cornetta della doccia che ci è rimastra in mano. Avendola pagata 20 euro ne avremmo diritto, vero Ele??
Capitolo 6
"TU CHIAMALE, SE VUOI, EMO"
EMO (che non è il diminuitivo di scemo, come brillantemente suggerito da Ranieri) è farsi attraversare da EMOzioni (per l'appunto) forti, anche fossero negative. Finire una domenica pomeriggio a prendere il caffè in un bar a Pontremoli e ritrovarsi a piangere come 7 viti tagliate è molto di più che essersi interrogate sulla tendenza adolescenziale del momento. È viverla. Un'esperienza da tagliarsi le vene. Metaforiche ovviamente.
In conclusione ho fatturato 0,75 centesimi dalla vendita di pistacchi (tra Firenze, Filattiera, Pontremoli e Stazzema), dormito circa 2 ore, parlato ben al di sopra delle mie capacità (ma la Franci si è offerta a perdere la voce per tutte, venendo scambiata anche per un trans all'ingresso del bagno delle signore), realizzato che, su un panel considerevole, l'affermazione "MI SPOSO" porta le persone a pensare che ti sia capitata una disgrazia megalitica, ma questo me lo lascio per un altro post.
Ultimo pensiero per i capolavori di questi due giorni. Non il papiro originale, non il vino (ottimo e abbondante), non la Lunigiana e nemmeno la popolazione maschile di Stazzema.
Mentre tornavo a casa, aprendo il cancello con la valigia in mano, mi sono sentita come un bambino su un galeone che ha scoperto il segreto dei pirati. E ho aperto il mio forziere con dentro il tesoro. C'erano le mie amiche.
S.
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domenica 30 maggio 2010
Alive.
Reduce da un fine settimana intenso. Sopravvissuta a un addio al nubilato.
Il mio.
In mano un magnifico cerchietto bianco con perline e velo incorporato (grazie Gloria!!), due occhi gonfi, un'illustrazione meravigliosa del re dei papiri e un vasetto di pesto in frigorifero (via, diciamo mezzo). Le mie amiche nel cuore. Tutte. Forse stanno un po' strette, ma non ho nessuna intenzione di lasciarne andare nemmeno una. Meglio dare una scrollatina a lui - il cuore - per farlo un po' meno mio e un po' più loro.
Un addio al nubilato incredibile. Per giorni me lo sentirete commentare, ne scriverò fino alla nausea. Se riesco anche solo a far capire cosa abbia significato, allora ho un futuro con questa penna in mano.
Dopo le 3 ore di sonno di stanotte, l'ora è appropriata per augurare a tutti la buonanotte. Anche se devo confessare che il mio costume da fragola addosso inizia a mancarmi terribilmente.
Le mie amiche sono i capolavori più sconvolgenti della natura. Lunigiana compresa.
S.
Il mio.
In mano un magnifico cerchietto bianco con perline e velo incorporato (grazie Gloria!!), due occhi gonfi, un'illustrazione meravigliosa del re dei papiri e un vasetto di pesto in frigorifero (via, diciamo mezzo). Le mie amiche nel cuore. Tutte. Forse stanno un po' strette, ma non ho nessuna intenzione di lasciarne andare nemmeno una. Meglio dare una scrollatina a lui - il cuore - per farlo un po' meno mio e un po' più loro.
Un addio al nubilato incredibile. Per giorni me lo sentirete commentare, ne scriverò fino alla nausea. Se riesco anche solo a far capire cosa abbia significato, allora ho un futuro con questa penna in mano.
Dopo le 3 ore di sonno di stanotte, l'ora è appropriata per augurare a tutti la buonanotte. Anche se devo confessare che il mio costume da fragola addosso inizia a mancarmi terribilmente.
Le mie amiche sono i capolavori più sconvolgenti della natura. Lunigiana compresa.
S.
giovedì 27 maggio 2010
Ok la data è giusta
Un nome dolcissimo
"... Mi serve questo. Attaccarmi così - dico con l'immaginazione - alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre di una cancellata.
...Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella. La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: - "Tientelo, caro: ripasserò!"
Questa non sono io. A volte altri hanno già usato parole migliori di quanto non sarebbero le nostre per descrivere le stesse situazioni.
È giusto che nel blog ci sia di tutto. Il divertente, il buffo, il bello e il brutto. Le cose allegre e le cose tristi. Le risate e i pianti. Le cose che scottano e quelle gelide. Perchè questa è la vita e la vita è fatta per essere condivisa con gli altri.
L'immaginazione ci può salvare o uccidere, dipende. La vita vissuta per sè, ognuno nella prigione del proprio cuore, ci uccide prima della morte.
Siamo liberi se usciamo e se ci rendiamo conto quanto questo cuore possa essere piccolo e senza luce.
S.
...Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella. La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: - "Tientelo, caro: ripasserò!"
Questa non sono io. A volte altri hanno già usato parole migliori di quanto non sarebbero le nostre per descrivere le stesse situazioni.
È giusto che nel blog ci sia di tutto. Il divertente, il buffo, il bello e il brutto. Le cose allegre e le cose tristi. Le risate e i pianti. Le cose che scottano e quelle gelide. Perchè questa è la vita e la vita è fatta per essere condivisa con gli altri.
L'immaginazione ci può salvare o uccidere, dipende. La vita vissuta per sè, ognuno nella prigione del proprio cuore, ci uccide prima della morte.
Siamo liberi se usciamo e se ci rendiamo conto quanto questo cuore possa essere piccolo e senza luce.
S.
martedì 25 maggio 2010
Una sposa buffa
Odio guardare per ore cataloghi con vestiti da sposa, andare alle mostre tipo "Ecco gli sposi", "Viva gli sposi", "Tutto sposi", "Senza sposi" e "Mica sposi". Il bianco inizia a farmi venire voglia di vomitare e francamente non credo di essere in grado di reggere una converszione che superi i 3 minuti sui tagli del vestito. Un minuto scarso se si parla di tessuti. Non so la differenza tra seta, raso, chiffon e shantung (ho controllato ora come si scrivesse). Forse sono un maschiaccio ma i miei adorati pantaloni larghi vincono sempre su tutto. E poi lo sapete che non so camminare sui tacchi.
Mi dicevano "Vedrai Saschia, ti proverai tanti vestiti ma a un certo punto, mentre ti aiuteranno a indossarlo, lo percepirai, tutto di un colpo. Ti sentirai tanto emozionata, ti batterà tanto il cuore e capirai che lui, solo lui, è il vestito giusto. A quel punto lo avrai scelto."
Accidenti. Un vestito e tutta questa comunicazione. Un vestito. Niente. Due vestiti. Niente. Al sesto ero, nell'ordine:
- sfavatissima perchè mi sembravo un sacco di borotalco senza scatola con questa stoffa bianca che finiva ovunque;
- divertita perchè mi sembravo ridicola come non mai (forse fatta eccezione per quando mia mamma mi ha vestito da nepalese alla festa di carnevale della III elementare);
- in mutande in un camerino a entrare e uscire da abiti bianchi aggrappata a Lorenza (la ragazza che mi aiutava) come un primate a un albero di banane;
- preoccupata dal non sentire minimamente nessuna comunicazione dalla mole bianca che divideva con me il camerino (facciamo 3/4, 1/4);
- distrutta perchè mi facevano male i piedi con le scarpetacco8 "comodissime".
Alla fine io la voce dell'abito non l'ho sentita. È probabile che abbia problemi di comunicazione.
Vi immaginerete che quindi il post si concluda con un "Allora ancora non l'hai trovato questo vestito!".
E qui vi frego. L'ho trovato, sì. Ma le uniche due voci che hanno parlato sono state quelle del mio emisfero destro e di quello sinistro. Più un messaggino di Albe e la voce della mamma di sottofondo. Cosa abbiano detto me lo tengo per un altro post.
Sfaterò un mito ma a me il vestito non mi ha detto un bel niente. Le cose sono due. O sono sorda (e già ne ho delle avvisaglie) o sono proprio una bestia.
S.
PS: Non mi chiedete come sia. Non per cattiveria, ma non saprei veramente come spiegarvelo.
Mi dicevano "Vedrai Saschia, ti proverai tanti vestiti ma a un certo punto, mentre ti aiuteranno a indossarlo, lo percepirai, tutto di un colpo. Ti sentirai tanto emozionata, ti batterà tanto il cuore e capirai che lui, solo lui, è il vestito giusto. A quel punto lo avrai scelto."
Accidenti. Un vestito e tutta questa comunicazione. Un vestito. Niente. Due vestiti. Niente. Al sesto ero, nell'ordine:
- sfavatissima perchè mi sembravo un sacco di borotalco senza scatola con questa stoffa bianca che finiva ovunque;
- divertita perchè mi sembravo ridicola come non mai (forse fatta eccezione per quando mia mamma mi ha vestito da nepalese alla festa di carnevale della III elementare);
- in mutande in un camerino a entrare e uscire da abiti bianchi aggrappata a Lorenza (la ragazza che mi aiutava) come un primate a un albero di banane;
- preoccupata dal non sentire minimamente nessuna comunicazione dalla mole bianca che divideva con me il camerino (facciamo 3/4, 1/4);
- distrutta perchè mi facevano male i piedi con le scarpetacco8 "comodissime".
Alla fine io la voce dell'abito non l'ho sentita. È probabile che abbia problemi di comunicazione.
Vi immaginerete che quindi il post si concluda con un "Allora ancora non l'hai trovato questo vestito!".
E qui vi frego. L'ho trovato, sì. Ma le uniche due voci che hanno parlato sono state quelle del mio emisfero destro e di quello sinistro. Più un messaggino di Albe e la voce della mamma di sottofondo. Cosa abbiano detto me lo tengo per un altro post.
Sfaterò un mito ma a me il vestito non mi ha detto un bel niente. Le cose sono due. O sono sorda (e già ne ho delle avvisaglie) o sono proprio una bestia.
S.
PS: Non mi chiedete come sia. Non per cattiveria, ma non saprei veramente come spiegarvelo.
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martedì 4 maggio 2010
- 4
Come quando ha nevicato sulla collina di Baroncelli.
Come la temperatura del gelato al pistacchio (perchè invece la fragola preferisce stare un po' più al caldo).
Come l'ultima camminata per Milano, ghiacciati e sereni. Guanti e tisane.
Come la Fiorentina, in queste ultime giornate.
Come 10 - 14.
Come la Patagonia in primavera.
Come la brina sul motorino quando esco di casa presto e so che non ti vedrò per altri 4 giorni.
Come il Martedì.
Come il conto alla rovescia prima della fine della scuola.
Meno quattro, come il Dante Rock prima della fine di un altro anno.
Come le cose burocratiche che rimangono da fare per questo matrimonio.
Come le righe che mancano per fare di un racconto assolutamente normale un capolavoro.
Come gli jogurt fatti a mano che ho ancora in frigo.
Come le ultime cose da fare in ufficio prima di andare via stasera.
Se 4 mesi sembrano pochi, provate a viverli lontani.
S.
Come la temperatura del gelato al pistacchio (perchè invece la fragola preferisce stare un po' più al caldo).
Come l'ultima camminata per Milano, ghiacciati e sereni. Guanti e tisane.
Come la Fiorentina, in queste ultime giornate.
Come 10 - 14.
Come la Patagonia in primavera.
Come la brina sul motorino quando esco di casa presto e so che non ti vedrò per altri 4 giorni.
Come il Martedì.
Come il conto alla rovescia prima della fine della scuola.
Meno quattro, come il Dante Rock prima della fine di un altro anno.
Come le cose burocratiche che rimangono da fare per questo matrimonio.
Come le righe che mancano per fare di un racconto assolutamente normale un capolavoro.
Come gli jogurt fatti a mano che ho ancora in frigo.
Come le ultime cose da fare in ufficio prima di andare via stasera.
Se 4 mesi sembrano pochi, provate a viverli lontani.
S.
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