CANNELLA
Oggi nella nostra casella si trova la cannella. Ma non parliamo di dolci o di frutta al forno, di strudel o te aromatizzati a sapori strani.
La cannella, se proprio dobbiamo trovare un'altra parola per descriverla, è il rubinetto.
Perché ci piace più cannella di rubinetto?
Rubinetto è industriale, freddo; il rubinetto è un attrezzo metallico che deve funzionare.
La cannella invece è una compagna di stanza, che vuole compagnia tutto il giorno. La cannella è un po' pettegola, soprattutto quando gocciola. La cannella si vuol far sentire, perché la sua acqua è più buona di quella di rubinetto.
La cannella è una ninna nanna che aiuta ad addormentarsi, scandendo il tempo non come un orologio, con minuti e secondi, ma con i tempi della cucina. Con i tempi della vita.
venerdì 9 dicembre 2011
CDA | 9
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giovedì 8 dicembre 2011
CDA | 8
TOCCO
Voi a che ora mangiate a pranzo? Credo che la maggior parte di voi mangi alle una. Sarebbe diverso se foste muratori, pensionati in età molto avanzata o degenti in casa di cura. O, in alternativa, fiorentini. E questo non perchè i fiorentini mangino prima delle una, ma perchè mangiano al tocco.
Il tocco a Firenze sono le ore una.
Questa espressione ci piace (e quindi la difendiamo con i denti) perchè ci parla di un mondo in cui il tempo era scandito dagli orologi dei campanili.
Il tocco, un solo rintocco del campanile.
Il tocco ci ricorda quando avevamo ancora il tempo di ascoltare la voce della città, che non avevamo ancora sopraffatto con il rumore dei cellulari, delle televisioni e delle auto. Avremmo potuto ascoltare le voci delle persone e invece abbiamo scelto altro. Forse era inevitabile ed è inutile fare la parte dei ruderi antistorici, ma non credo che ci abbiamo guadagnato. Avrei preferito che avessimo ancora la pazienza di ascoltare il campanile per farci dare quell'informazione che solo lui possedeva. Forse era anche un modo per dire che il tempo non è nostro ma è di Dio e noi non possiamo che aspettare da Lui delle indicazioni, anche se per farlo -e oggi è davvero fuori dalla nostra abitudine- occorre aspettare uno, due, tre, quattro, cinque, magari dieci rintocchi che si succedono piano piano.
Voi a che ora mangiate a pranzo? Credo che la maggior parte di voi mangi alle una. Sarebbe diverso se foste muratori, pensionati in età molto avanzata o degenti in casa di cura. O, in alternativa, fiorentini. E questo non perchè i fiorentini mangino prima delle una, ma perchè mangiano al tocco.
Il tocco a Firenze sono le ore una.
Questa espressione ci piace (e quindi la difendiamo con i denti) perchè ci parla di un mondo in cui il tempo era scandito dagli orologi dei campanili.
Il tocco, un solo rintocco del campanile.
Il tocco ci ricorda quando avevamo ancora il tempo di ascoltare la voce della città, che non avevamo ancora sopraffatto con il rumore dei cellulari, delle televisioni e delle auto. Avremmo potuto ascoltare le voci delle persone e invece abbiamo scelto altro. Forse era inevitabile ed è inutile fare la parte dei ruderi antistorici, ma non credo che ci abbiamo guadagnato. Avrei preferito che avessimo ancora la pazienza di ascoltare il campanile per farci dare quell'informazione che solo lui possedeva. Forse era anche un modo per dire che il tempo non è nostro ma è di Dio e noi non possiamo che aspettare da Lui delle indicazioni, anche se per farlo -e oggi è davvero fuori dalla nostra abitudine- occorre aspettare uno, due, tre, quattro, cinque, magari dieci rintocchi che si succedono piano piano.
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mercoledì 7 dicembre 2011
CDA | 7
TONI
A Milano oggi è Festa. S. Ambrogio, quel super vescovo che convertì quella capoccia di S. Agostino, ci regala un super ponte. E quando c'è ponte, quando c'è festa, c'è chi parte e c'è chi resta. Chi resta generalmente, quasi per immergersi più da vicino nel mood del giorno festivo, si mette in toni.
Toni, esatto. Non un giocatore, né il plurale del tono di voce o di colore.
A Firenze la tuta non la chiamiamo tuta. Nome sciatto e troppo casalingo. A Firenze, per l'ora di ginnastica a scuola, per la palestra, per andare a correre o per allenarsi, ci si mette il toni.
Correva l'anno 1944. Firenze era stata liberata. Diciamo che la gente non navigava proprio nell'oro e il concetto di proprietà privata era stato provvisoriamente accantonato, per ritornarvi una volta calmate le acque (e lo stomaco).
Nei pressi di campo di Marte, era caduto da una jeep degli alleati americani un pacco piuttosto grandicello che riportava sopra una scritta: TO NY.
Evidentemente sarebbe dovuto arrivare nella grande mela.
Ma pare che quel pacco la grande mela non l'abbia mai vista.
Superando il timore reverenziale e il rispetto che il liberatore emana, qualcuno aprì il pacco e ci trovò le tute che l'esercito americano usava. Ma mica una. Parecchie, ma parecchie tute.
Partì una voce:
"O figlioli, venite! Qui c'è i TONI!"
Nemmeno una svendita all'Ipercoop di Ponte a Greve avrebbe avuto quel successo. In capo a un'ora i toni erano fisicamente finiti ma rimanevano sulla bocca di tutti.
Sono ancora lì.
A Milano oggi è Festa. S. Ambrogio, quel super vescovo che convertì quella capoccia di S. Agostino, ci regala un super ponte. E quando c'è ponte, quando c'è festa, c'è chi parte e c'è chi resta. Chi resta generalmente, quasi per immergersi più da vicino nel mood del giorno festivo, si mette in toni.
Toni, esatto. Non un giocatore, né il plurale del tono di voce o di colore.
A Firenze la tuta non la chiamiamo tuta. Nome sciatto e troppo casalingo. A Firenze, per l'ora di ginnastica a scuola, per la palestra, per andare a correre o per allenarsi, ci si mette il toni.
Correva l'anno 1944. Firenze era stata liberata. Diciamo che la gente non navigava proprio nell'oro e il concetto di proprietà privata era stato provvisoriamente accantonato, per ritornarvi una volta calmate le acque (e lo stomaco).
Nei pressi di campo di Marte, era caduto da una jeep degli alleati americani un pacco piuttosto grandicello che riportava sopra una scritta: TO NY.
Evidentemente sarebbe dovuto arrivare nella grande mela.
Ma pare che quel pacco la grande mela non l'abbia mai vista.
Superando il timore reverenziale e il rispetto che il liberatore emana, qualcuno aprì il pacco e ci trovò le tute che l'esercito americano usava. Ma mica una. Parecchie, ma parecchie tute.
Partì una voce:
"O figlioli, venite! Qui c'è i TONI!"
Nemmeno una svendita all'Ipercoop di Ponte a Greve avrebbe avuto quel successo. In capo a un'ora i toni erano fisicamente finiti ma rimanevano sulla bocca di tutti.
Sono ancora lì.
martedì 6 dicembre 2011
CDA | 6
LAPIS
Mi passi il lapis, per favore?
Eh?
Il lapis.
Lapis?! La matita, vuoi dire!
No, voglio dire lapis.
Non credo ci siano parti d'Italia che condividano con i toscani questa sfumatura lessicale e spesso mi è capitato di non intendermi lontano da casa.
La penna scrive lasciando un segno indelebile. Il lapis, no, si può cancellare. Ok, è vero, anche la matita si può cancellare.
Tuttavia, il lapis e la matita sono due cose diverse.
La matita è colorata, il lapis no. È grigio e profuma di legno e grafite.
Difficilmente utilizzerete una matita quando avrete più di 13 anni, il lapis lo utilizzerete tutta la vita.
Con una matita si fanno i disegni, con il lapis si possono anche prendere appunti senza sembrare di essere un saccheggiatore di astucci di goldrake.
Matita suona tremendamente italiana e terrena. Lapis sa di latino e trasuda storia e tradizione.
Non usiamo una parola quando possiamo utilizzarne due. I dettagli contano e chi ha un cuore ci tiene, specialmente quando deve scrivere qualcosa di importante.
Mi passi il lapis, per favore?
Eh?
Il lapis.
Lapis?! La matita, vuoi dire!
No, voglio dire lapis.
Non credo ci siano parti d'Italia che condividano con i toscani questa sfumatura lessicale e spesso mi è capitato di non intendermi lontano da casa.
La penna scrive lasciando un segno indelebile. Il lapis, no, si può cancellare. Ok, è vero, anche la matita si può cancellare.
Tuttavia, il lapis e la matita sono due cose diverse.
La matita è colorata, il lapis no. È grigio e profuma di legno e grafite.
Difficilmente utilizzerete una matita quando avrete più di 13 anni, il lapis lo utilizzerete tutta la vita.
Con una matita si fanno i disegni, con il lapis si possono anche prendere appunti senza sembrare di essere un saccheggiatore di astucci di goldrake.
Matita suona tremendamente italiana e terrena. Lapis sa di latino e trasuda storia e tradizione.
Non usiamo una parola quando possiamo utilizzarne due. I dettagli contano e chi ha un cuore ci tiene, specialmente quando deve scrivere qualcosa di importante.
lunedì 5 dicembre 2011
Best place to work Award 2011 - Christmas Special edition
CDA | 5
RIMBUZZARSI
Qui a Milano è un gran freddo. E in motorino, si sa, il grande freddo non perdona. Entra dappertutto, cercando una feritoia da dove possa raffreddarti e farti venire brividini ancora più forti.
Per questo ci si rimbuzza.
Per evitare che lo spiffero malefico giunga alla povera schiena indifesa, al pancino. E allora giù di maglie delle salute, canottiere, camicie rintanate dentro i pantaloni e giacconi rigorosamente lunghi.
Il rimbuzzarsi è la lotta delle mamme con i bambini al parco, che girano completamente sbuzzati anche a - 5; è la lotta del padre con l'adolescente che esce di casa con una sciarpa lunghissima e pesantissima ma col bellico di fuori. È il compito di un amante lasciato, che deve rimbuzzarsi il cuore (o quel che ne resta). È la mia lotta giornaliera contro gli spifferi.
Quindi copritevi bene, che ll'è un bel diaccio, e buona giornata a tutti!
Qui a Milano è un gran freddo. E in motorino, si sa, il grande freddo non perdona. Entra dappertutto, cercando una feritoia da dove possa raffreddarti e farti venire brividini ancora più forti.
Per questo ci si rimbuzza.
Per evitare che lo spiffero malefico giunga alla povera schiena indifesa, al pancino. E allora giù di maglie delle salute, canottiere, camicie rintanate dentro i pantaloni e giacconi rigorosamente lunghi.
Il rimbuzzarsi è la lotta delle mamme con i bambini al parco, che girano completamente sbuzzati anche a - 5; è la lotta del padre con l'adolescente che esce di casa con una sciarpa lunghissima e pesantissima ma col bellico di fuori. È il compito di un amante lasciato, che deve rimbuzzarsi il cuore (o quel che ne resta). È la mia lotta giornaliera contro gli spifferi.
Quindi copritevi bene, che ll'è un bel diaccio, e buona giornata a tutti!
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domenica 4 dicembre 2011
CDA | 4
SECCO ALLAMPANATO
O Giovannino, Dio bono, perchè un tummangi? Oioi, ttussei secco allampanato!
Mamma, non mi stressare con questa storia! Devo prendere la mia strada, me ne vo nel deserto.
Ma dove tu vvai nel deserto? Guardati, tu sei tutt'ossa!
Sì: vo nel deserto. A me mi basta qualche locusta.
Le locuste! La mi' cugina mi dice sempre che i' su' figliolo è grande e grosso...e vorrei vedere, a tagliare assi e piallare tutto il giorno! Mica è come te che vuole "prendere la sua strada!" Ma perchè un te ne stai un po' fermino?
Mamma, lascia fare, via... e poi guarda che anche Gesù fra pochino si leva dai tre passi...
Sìe, si leva dai tre passi, ora, t'hai a fare anche i' profeta... ma figurati se il suo babbo lo lascia andare, con tutto quello che c'ha da fare in bottega!
La casella di oggi prende spunto dalla liturgia della seconda domenica di avvento, che ci parla del mitico patrono di Firenze, Giovanni Battista.
In Toscana se tu sei secco parecchio, tu sei secco allampanato. Allampanato perché il lume trasparente faceva vedere da una parte all'altra della lanterna.
O Giovannino, Dio bono, perchè un tummangi? Oioi, ttussei secco allampanato!
Mamma, non mi stressare con questa storia! Devo prendere la mia strada, me ne vo nel deserto.
Ma dove tu vvai nel deserto? Guardati, tu sei tutt'ossa!
Sì: vo nel deserto. A me mi basta qualche locusta.
Le locuste! La mi' cugina mi dice sempre che i' su' figliolo è grande e grosso...e vorrei vedere, a tagliare assi e piallare tutto il giorno! Mica è come te che vuole "prendere la sua strada!" Ma perchè un te ne stai un po' fermino?
Mamma, lascia fare, via... e poi guarda che anche Gesù fra pochino si leva dai tre passi...
Sìe, si leva dai tre passi, ora, t'hai a fare anche i' profeta... ma figurati se il suo babbo lo lascia andare, con tutto quello che c'ha da fare in bottega!
La casella di oggi prende spunto dalla liturgia della seconda domenica di avvento, che ci parla del mitico patrono di Firenze, Giovanni Battista.
In Toscana se tu sei secco parecchio, tu sei secco allampanato. Allampanato perché il lume trasparente faceva vedere da una parte all'altra della lanterna.
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