TONI
A Milano oggi è Festa. S. Ambrogio, quel super vescovo che convertì quella capoccia di S. Agostino, ci regala un super ponte. E quando c'è ponte, quando c'è festa, c'è chi parte e c'è chi resta. Chi resta generalmente, quasi per immergersi più da vicino nel mood del giorno festivo, si mette in toni.
Toni, esatto. Non un giocatore, né il plurale del tono di voce o di colore.
A Firenze la tuta non la chiamiamo tuta. Nome sciatto e troppo casalingo. A Firenze, per l'ora di ginnastica a scuola, per la palestra, per andare a correre o per allenarsi, ci si mette il toni.
Correva l'anno 1944. Firenze era stata liberata. Diciamo che la gente non navigava proprio nell'oro e il concetto di proprietà privata era stato provvisoriamente accantonato, per ritornarvi una volta calmate le acque (e lo stomaco).
Nei pressi di campo di Marte, era caduto da una jeep degli alleati americani un pacco piuttosto grandicello che riportava sopra una scritta: TO NY.
Evidentemente sarebbe dovuto arrivare nella grande mela.
Ma pare che quel pacco la grande mela non l'abbia mai vista.
Superando il timore reverenziale e il rispetto che il liberatore emana, qualcuno aprì il pacco e ci trovò le tute che l'esercito americano usava. Ma mica una. Parecchie, ma parecchie tute.
Partì una voce:
"O figlioli, venite! Qui c'è i TONI!"
Nemmeno una svendita all'Ipercoop di Ponte a Greve avrebbe avuto quel successo. In capo a un'ora i toni erano fisicamente finiti ma rimanevano sulla bocca di tutti.
Sono ancora lì.
mercoledì 7 dicembre 2011
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