mercoledì 2 gennaio 2013

Cene di pregio

Buenos Aires, ore 20.
Dilemma cena. Siamo d'accordo che non vale molto la pena investire in una cena di alto livello, considerato che la moglie è incapace di sentire i sapori a causa di un invadente raffreddore, mentre il marito è sconvolto dalla gigantesca camminata del pomeriggio ("andiamo alla Plaza de Congreso e torniamo indietro? Sono quattro passi!").
La padrona di casa ci consiglia un ristorante nelle vicinanze. Ci avviciniamo. Forse buono, ma decisamente da polli in batteria: tanti tavoli, molte tovaglie bianche, tanti (troppi) camerieri.

Andiamo oltre. Strade sfasciate, gente che chiacchiera agli angoli.
D'un tratto il locale che ti immagini da posti come questo: sedie tutte diverse, tavolacci sparsi, vecchi ventilatori, foto di famiglia attaccate al muro, un vecchietto a servire.
È lui. Così risolviamo per pochi euri la serata: una reale milanesa portena con papas fritas, empanadas come se non ci fosse un domani e una cervezita (questo avevo chiesto, poi per tutta risposta il vecchio è arrivato con una boccia da un
litro di Quilmes, che ho onorato fino all'ultima goccia).

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