Ebbene sì, eccoci di ritorno a Milano. Cioè, eccomi. Cammino per la strada e mi pregusto la tranquillità della mia casina, T5. Piccola ma accogliente.
Entro, pronta a distendermi sul divano, segno ancestrale della presa di possesso di un luogo, quando qualcosa mi blocca. Qualcosa... altro che qualcosa. Un puzzo come nessun altro puzzo. Un odore insopportabile.
Che sarà, mi domando? Sarà mica - avendo preventivato di stare via da casa 5 giorni che poi sono diventati un mese - qualcosa andato a male nel frigo? Lo apro e benché non ci fosse proprio odore di gelsomino, il puzzo non proveniva da lì. Dopo aver buttato via, con il cuore in mano, tre porri, continuo la mia ricerca.
Apro con nonchalance uno scaffale per prendere il rotolone e rimango tramortita. Le patate.
Le patate, ovvero l'alimento che dovrebbe vincere qualsiasi condizione temporale, qualsiasi evento esterno, caduta di governo, temperatura, il cibo dei poveri, delle carestie. Il tubero più adattabile, quello che ti fa sempre andare sul sicuro, di cui ti fidi ciecamente.
Colpita alle spalle, altro che idi di marzo. Le patate mi hanno fregato, contribuendo a popolare T5 di graziosi bachetti e farfalline.
"Ma le patate non vanno mai a male" mi dice giustamente un'amica. Anche io lo pensavo. Infide patate.
Ragazze, il porro lo capisco, ma da voi proprio non me l'aspettavo.
S.
PS: Ho un'altra domanda per voi. È normale che un uomo (che è anche degustatore ufficiale e quindi si tende a pensare che con il naso qualcosina ci sappia fare) sia in grado di non riconoscere un retrogusto cadavere-in-decomposizione-in-cucina?
mercoledì 7 settembre 2011
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In due parole: posso capire. Aggiungiamoci una terza...Perfettamente!!!
RispondiEliminaInfide patate!!