giovedì 15 dicembre 2011

CDA | 15

CIACCIARE

Dicendo ciacciare, non vi immaginate subito delle mani che si muovono veloci veloci veloci, occhi concentratissimi, alla ricerca di qualcosa dentro una borsa enorme, o dentro un cassetto, un baule dimenticato, una cesta piena di giochi, una scatola di latta piena di lettere antiche?

Ciacciare è questo. Aggiunge curiosità al rovistare e simpatia al frugare.
È più metodico e attento del curiosare, più intimo dell'esplorare, più personale dell'ispezionare, meno freddo del perlustrare.

Ciacciare non sempre si potrebbe, ma è un impulso irrefrenabile. Si fa in buona fede. È più forte di noi.

mercoledì 14 dicembre 2011

CDA | 14

TRACCOLAIO

Vi confido che non conoscevo la parola "traccolaio" finché non l'ho sentita personalmente nominare dal fattore della casa di campagna, il fidato Nello.
Era una vendemmia di qualche anno fa. Per una volta, il raccolto era stato superiore alle aspettative. Grappoli come piovesse.

Quasi all'ultimo, ci siamo accorti che i tini non riuscivano a contenere tutto. Panico, sguardi smarriti.
Nell'incertezza generale, spunta l'idea di recuperare un capiente contenitore di vetroresina dismesso da tempo, per raccogliere il mosto in eccesso. Complicazioni: il tino improvvisato non può essere appoggiato direttamente al suolo, pena l'impossibilità di effettuare le lavorazioni di cantina. Recuperiamo dei pancali e dei mattoni, costruiamo una struttura improbabile che ricorda tanto le impalcature di bambù dei cantieri di lavoro nepalesi.

Nello squadra poco convinto quanto abbiamo faticosamente prodotto:
"Mmm. Secondo me vien giù tutto, questo l'è un traccolaio!".

Credo di non aver mai riso tanto. Fu un momento memorabile. La scoperta di una parola nuova, autoesplicativa, evidentemente toscanissima, nel contesto più verace che si possa immaginare.

Se scriviamo "traccolaio" su google non viene fuori niente. Il nuovo vangelo, quella della Rete, la nuova verità che si manifesta come l'hit parade delle occorrenze, di click, di riferimenti, cancellerà probabilmente un'espressione come questa.
La Rete, anche se è grande, non lo è abbastanza per lasciare spazio a tutti.
La Rete è relativista. La Rete dice che è vero ciò che è più comune, come se la verità fosse una questione di democrazia, di alzata di mano.
La Rete non considera che dentro la nostra storia, tra di noi, c'è qualche parola che ci portiamo dietro da secoli, che viene tramandata di bocca in bocca, che è stata sussurrata in una cucina di campagna una sera d'inverno, che è stata gridata in qualche campo durante il raccolto, che è stata citata davanti a una specie di enorme bidone di vetroresina, per tanto dimenticato ai margini del bosco.
Non sono i numeri, non è la moda che fa la cultura di un popolo. Non si sostituisce una storia con una ricerca su internet. La Rete perde le sfumature e massifica la conoscenza, speriamo di rendercene conto presto.

martedì 13 dicembre 2011

CDA | 13

TROMBAIO

Ti si è rotta la cannella dell'acquaio? Lo sciacquone perde? Ti si sta allagando la casa e non sai neanche perché?
Bene! Allora devi chiamare il trombaio.

Chi?!
Il trombaio, ovvero l'idraulico, quello che ripara tutto ciò che ha a che fare con acqua e casa.

Qualche esempio? Super Mario, l'eroe dei videogiochi per eccellenza, è un trombaio. L'amata principessa Daisy non avrebbe potuto scegliere di meglio. Secondo me, s'era innamorata già dal nome.

Difficile parlare di etimologia, senza che si sprechino sorrisi malcelati e si incrocino sguardi furbetti. Eh... che farà il trombaio? Sappiamo già che vi state tirando le gomitate, ridacchiando (e maledicendo il giorno in cui avete scelto di studiare economia).
E invece, no, maliziosi che non siete altro. Qui non si parla di professionisti che consolano mogli lasciate sole dal marito. La tromba è la pompa dell'acqua. Da qui, per estensione, il "trombaio" è chi ci lavora sopra.
Almeno così piace pensare a noi inguaribili ottimisti.
Ops, scusate. Da noi che il bicchiere lo vediamo sempre mezzo pieno. Trombaio o no.

lunedì 12 dicembre 2011

CDA | 12

A REGOLA / ARREGOLA

A regola, o nella versione più forte, arregola questo post avrei dovuto scriverlo stamatina presto e non ora all'ultimo momento, lottanto contro i secondi prima che arrivi la mezzanotte, come una Cenerentola grafomane invece della fashion victim che conosciamo.
Arregola avrei dovuto pensare alla parola con calma, cercare l'etimologia, il senso, la storia, magari anche un pizzico di tradizione.
Arregola ci avrei dovuto ponderare tutte le possibilità, e poi sceglierne una.
Tutto vero, arregola.

Arregola, cioè come le cose dovrebbero essere. Come sarebbe evidente. Come il mondo dovrebbe girare.
Arregola, con la pretesa di aver sempre la situazione sotto controllo. Come bravi toscani testoni.

Ma benché noi si raddoppi anche la R (sentite come "arregola" tuoni molti di più che "a regola"), la vita ci ricorda di essere molto più interessante di una regola (anche se detta in toscano), prende il sopravvento e ci porta dove non avremmo mai pensato.
Meno male.

Molti rimangono indietro

Partiamo da Milano nel tardo pomeriggio. Pioviggina. La macchina corre veloce verso le montagne.
Tante telefonate per trovare un alloggio libero. Un sito internet imbarazzante e un bed&breaskfast la cui costruzione ha richiesto l'abbattimento di una foresta.
Una cena fissata alla cieca. Un viottolo che si inerpica sulle montagne, dove la pioggia diventa neve, neve fitta. E attacca.
Ci si chiede se sia più pericolosa la strada o la polenta concia.
Uno stereo che suona rivisitazioni andine di brani celebri.
Leggere sul suo display che non tutto il mondo corre sempre più veloce, non tutti hanno l'ipod, non tutti quando hanno bisogno di una canzone la scaricano da internet e l'ascoltano con itunes.

domenica 11 dicembre 2011

CDA | 11

BADA

Molto più di un avvertimento, molto più anche di un consiglio, il bada è come un tuono*: ti avverte che sta per arrivare un temporale. E quindi, come dire, si salvi chi può.
Il bada è la mamma minacciosa che brandisce un mestolo, difendendo la crema pasticciera appena fatta. Il bada è lo sguardo di un babbo che fulmina il bambino che sta passando il limite. Il bada è un amico che spera di fermarti prima che tu faccia l'irreparabile. La sorpresa di vedere una persona che non ti saresti mai aspettato.

Bada. Due sillabe che racchiudono molto ti più di uno "stai attento". Nel bada c'è un po' del "guarda che potresti farti male", "io ti sto avvertendo", "mi sto per arrabbiare parecchio", "non so quanto tollererò questa situazione", "fermati prima che si troppo tardi".

Il bada lo avrebbe potuto dire San Giovanni (sì, sempre lui, ma d'altronde spopola nel tempo di Avvento):
"Badate ragazzi, qui è ora di convertissi, di credere in qualcosina di diverso dai babbi Natali che vedete a giro, siano vestiti di rosso o tutti leopardati".

Merce rara oggi.


* Anzi, per rimanere in tema, come un tono, come Tonino che ruzzola le botti - detto tipico quando sta per piovere e tuona forte, come se in cielo ci fosse un Tonino che, spostando botti, fa un rumore pazzesco, simile, per l'appunto, a un tuono.

sabato 10 dicembre 2011

CDA | 10

GRANATA

Grande confusione, sporcizia ovunque.
Occorre rimettere un po' a posto, rassettare e, ovviamente pulire.
Da ultimo, spazzare il pavimento.
E qui il mondo si divide. Ovunque il pavimento si spazza con la scopa, mentre in Toscana, no, in Toscana -buffo- si spazza con la granata.
Differenze sostanziali? Nessuna. Dire "granata" è un vezzo. Non volendo rinunciare a nulla, specialmente al superfluo, ci teniamo stretta questa parola, proviamo piacere a leggere sul volto degli stranieri l'incomprensione del nostro piccolo mondo.
Se parliamo di granata ci riferiamo alle mura domestiche, dove farci vedere a usarla indica una grande confidenza. Mai lo faremmo se non in presenza di amici intimi.
È una parola sentita la prima volta dalla mamma, o dalla nonna, che non abbiamo probabilmente mai vista scritta da nessuna parte. Lessico familiare cristallino. Odore di casa.