Farina di castagne acqua latte pinoli uvetta - niente uvetta in casa, pace - e zucchero.
Lo zucchero non ci vorrebbe ma io abbondo. Me lo ricordo sai che dicevi sempre:
"Bono l'è bono, ma manca un pochinino di zucchero Tatiana".
Mentre impasto, guardo il sacchetto della farina, la farina che ti mangiavi con
il cucchiaio. Ne prendo uno e provo anche io. Si impasta tutta in bocca, quasi non riesco a tirarla giù. Eppure, me lo ricordo bene, ne prendevi più di un cucchiaio alla volta. Ma come facevi?
La farina di castagne è forte, non è per tutti. Ma tu la capivi. Con un aiutino di zucchero, vero, ma nella vita, per capire, per capire bene, lo zucchero è concesso.
La busta dei pinoli Conad mi guarda con i suoi pinoli già pronti, sbucciati, uguali, come una batteria di soldati nudi, senza uniforme. Niente pinoli raccolti al mare in giardino, dove cadevano come cade la neve, dopo pranzo tra le cicale. Il rassicurante e ritmato rumore del martello che li rompe. Un colpo secco, al centro, ché si spacchino per bene. Tac. Tac.
L'uvetta - niente uvetta in casa, pace - che non mi piace, che non piace a Chiara, che tu raccoglievi dai nostri piatti, per mangiarla di un sol boccone.
Mi siedo. L'odore del castagnaccio invade la cucina il corridoio lo studio la stanza.
L'ho cotto poco babbo, come piaceva a te.
Mi abbraccia.
Con la crosticina fuori e morbido morbido dentro. Come te.
Anzi, no. Sei tu che mi abbracci.
Vedi un po' se devo fare il castagnaccio perché tu mi tenga stretta per un pochino?
mercoledì 12 dicembre 2012
12 - Castagnaccio
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