lunedì 19 dicembre 2011

CDA | 19

USCIO

Chiariamo subito. Anche noi pensiamo che sia "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio", così per confermare che siamo campanilisti e provinciali. Figuratevi che già guardiamo con sospetto i pratesi, che distano da noi pochi chilometri. I pisani invece, lontanissimi, no. I pisani li odiamo, odiamo soprattutto la loro Torre Pendente perché non possiamo accettare che un lavoro fatto male possa diventare celebre (ancora più stupefacente come si possa pensare di studiare ingegneria civile a Pisa, visti i precedenti, ma non infieriamo).

Ma cos'è quest'uscio? L'uscio è molto simile alla porta, ma pensata alla nostra maniera.
L'uscio infatti non è la porta vera e propria, il pezzo di legno con la maniglia, quanto piuttosto uno spazio concettuale, che va ben oltre la piccola porzione che la porta occupa. Stare sull'uscio significa rimanere fuori dall'intimità di un luogo, pur essendone prossimi.
L'uscio è tanto più uscio quando indica l'ingresso di casa, quando è spartiacque tra la vita familiare e il resto del mondo, il pianerottolo, i dirimpettai di appartamento che forse non ci salutano nemmeno in ascensore. La differenza tra porta e uscio sta proprio nella differenza tra un oggetto e un concetto, l'astrazione che quell'oggetto per estensione crea.
Un pisano all'uscio è un pisano che incombre per profanare il nostro spazio vitale, quanto abbiamo di più riservato, sospeso nel limbo tra il dentro e il fuori, a un passo dalle cose più care. E questo ci sconvolge.


Ps. come molti di voi già sanno, riferisco mio malgrado che i pisani, tra i quali annoveriamo anche degli amici (horribile dictu), rispondono candidamente alla nostra affermazione "che Dio t'accontenti".

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