INGRULLIRE
A Firenze è raro non aver sentito, per strada, in un giardino, davanti a una scuola, in un supermercato, la fatidica frase:
"Ma che ssei 'ngrulllito?"
Si può perdere la testa per tanti motivi, ma ingrullire no. E se il problema fosse solo aver perso la testa non sarebbe il caso di farla tanto lunga. Una cosa che si perde si ritrova. Ma ingrullire no. Ingrullire significa molto di più.
Ingrullire non è solo un ammattire, un diventare scemo, un instupidire.
Ingrullire è entrare in un regno dove niente sembra appartenere alle regole del mondo reale. Una specie di isola che non c'è. Un'isola che non c'è piena di grulli, però.
È entrare in una dimensione di idiozia parallela, una condizione semi perenne, quasi fino a non uscirne più. Almeno fino a che qualcuno non ti chieda:
"Oh, ma che tu ssei 'ngrullito?"
Si può ingrullire da soli (avete presente quanto si può ingrullire a cercare un paio di chiavi?) o ti possono far ingrullire gli altri.
Se è vero che nel primo caso non ci si sente particolarmente intelligenti, nel secondo, almeno, si rimane in buona compagnia.
martedì 20 dicembre 2011
CDA | 20
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