Segno di amicizia e d'insulto insieme (a seconda se si parli con amici o nemici), non c'è una parola che, meglio di bischero, riassuma l'essenza del toscano, che ci faccia ricordare dalla nostra terra.
Ce lo ricorda con la forma: una C che non si aspira, per ricordare a tutti che in Toscana non esiste solo la coca cola con la cannuccia corta corta. Ce lo ricorda con la sostanza: un'offesa tagliente che non vuole tagliare.
Un'offesa buona. Come tutte le offese dei fiorentini.
Simile al cugino grullo, ma decisamente più serio, bischero è più forte di scemo, più incisivo di poco vispo. Il bischero è un ingenuo, ma di quelli della peggior razza, ovvero quelli che si credono intelligenti. Uno stupido che però si crede furbo. Peggior razza, dicevo, perché, come si dice a Firenze, per il malato c'è la china, ma pe' i' bischero un c'è medicina.
Nel tempo il significato di bischero si è addolcito, arrivando per traslato a intendere anche chi è tanto buono da prenderla sempre in tasca. Non è raro sentir dire infatti: occhio! Perché tre volte buono, vuol dire bischero.
E dalla bontà, a Firenze, si preferisce sempre guardarsi le spalle.
Bischero non è una parola inventata ma ha una storia, un passato e i Toscani lo usano per dire: nella vita essere scaltri è una necessità, è l'unico modo per crescere.
Non vuoi farlo? Benissimo, ma sappi che tutti ti metteranno i piedi in capo. Lo vuoi fare troppo? Occhio, perché le conseguenze della stupidità sono reali e - generalmente - a lungo termine.
Ma veniamo alla storia. Alla fine del 1200 il Comune di Firenze decise di costruire un nuovo Duomo, perché Santa Reparata non bastava più. La prima pietra venne posta l’8 settembre 1296 e per arrivare alla conclusione dei lavori ci vollero circa 170 anni. Lavoro decisamente complesso (tipo la Salerno Reggio Calabria, per intendersi).Santa Maria del Fiore sarebbe stata immensa, e per questo il Comune deliberò di acquistare tutte le case e i terreni che si trovavano nel perimetro del progetto.
Proprietaria degli immobili tra Duomo e via dell’Oriuolo, era la facoltosa famiglia Bischeri (famiglia da cui provenivano 4 gonfalonieri e 15 priori) a cui il Comune propose l’acquisto delle loro proprietà.
Questi, antenati dei furbetti del quartierino, iniziarono un’estenuante trattativa sul prezzo, mostrando pubblicamente di volerne fare una speculazione edilizia con i fiocchi.
Proprietaria degli immobili tra Duomo e via dell’Oriuolo, era la facoltosa famiglia Bischeri (famiglia da cui provenivano 4 gonfalonieri e 15 priori) a cui il Comune propose l’acquisto delle loro proprietà.
Questi, antenati dei furbetti del quartierino, iniziarono un’estenuante trattativa sul prezzo, mostrando pubblicamente di volerne fare una speculazione edilizia con i fiocchi.
E visto che i fiorentini hanno tanti pregi, ma tra questi non c'è di sicuro la pazienza, accadde che una notte un violento e misteriosissimo incendio bruciò tutte le case dei Bischeri, i quali si ritrovarono con qualche tonnellata di cenere e la beffa di dover cedere i loro terreni a un prezzo ridicolo (mentre i Medici, al Governo, se la ridevano alla stragrande). Altre fonti dicono che il Comune, senza traccheggiare, espropriò direttamente le loro case, ma poco importa. Il succo si capisce.
I fiorentini sono molto sensibili al tema. Potete dir loro di tutto, offendere mamme e sorelle, e tendenzialmente nessuno se ne prenderà mai a male perché da noi l'offesa è la forma con cui si dimostrare la confidenza.
Ma, datemi retta, sentirsi dare del bischero brucia. E come se brucia.
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